Dall' OPINIONE di oggi, 3/1/2007, a pag.1, l'articolo di Dimitri Buffa sull'uscita di scena di Kofi Annan.
Israele adesso potrà tirare un sospiro di sollievo: il ghanese terzo
mondista Kofi Annan da ieri non è più il segretario generale dell¹Onu e
forse già da domani le Nazioni Unite rallenteranno quel ritmo ossessivo di
risoluzioni di condanna, venti l¹anno negli ultimi dieci anni, che ha
caratterizzato il suo non rimpianto mandato.
Annan sarà ricordato, oltre che per le condanne a Israele , per tutte le
infauste iniziative dell¹Onu in materia di falliti tentativi di riportare la
pace in quelle zone del mondo, dal Sudan al Libano, dall¹Iraq ai Territori
palestinesi, dove il terrorismo islamico la fa da padrone.
Inoltre come dimenticare i pesanti coinvolgimenti suoi e del figlio Kojo in
quella vergogna nazionale e internazionale, fatta di ricatti e tangenti, che
è stato il programma ³Oil for food² grazie al quale il feroce dittatore
Saddam Hussein, impiccato lo scorso 30 dicembre, ha potuto alimentare per
altri dieci anni il proprio regime di terrore?
Kofi Annan (come già prima di lui l¹egiziano Boutros Boutros Ghali) ha
rappresentato il peggio del peggio della mentalità anti occidentale delle
Nazioni Unite. Deboli con i prepotenti come Saddam e Ahmadinejad , feroci
nel condannare le democrazie come Italia, Inghilterra, Stati Uniti e
Israele. Con il sudcoreano Ban Ki Moon una speranza di riportare anche le
Nazioni Unite nell¹alveo delle democrazie occidentali dovrebbe esserci. Se
non altro perché questo signore come tutti i suoi compatrioti dovrà
necessariamente baciare la terra su cui gli americani camminano, avendolo
salvato, insieme a tutti gli altri sudcoreani, da 50 probabili anni di gulag
comunisti.
A scrivere un epitaffio al mandato di Kofi Annan nei giorni scorsi ci hanno
pensato quelli del Jewish american congress. E sono stati anche molto
oggettivi e intellettualmente onesti mettendo sul piatto della bilancia a
favore di Annan il fatto di avere per la prima volta condannato l¹anti
semitismo in apposita conferenza Onu e quello di avere istituito il 27
gennaio la giornata mondiale per ricordare quello stesso Olocausto che le
maggioranze filo islamiche, determinatesi sia in seno alle Nazioni Unite sia
nella Commissione diritti umani, poi trasformata in Consiglio, fanno di
tutto per negare.
I più buonisti, come Shimon Peres, arrivano a dire che Annan ³fin troppo ha
fatto dato che i vari stati canaglia premevano perché nulla facesse².
Tanta generosità d¹animo va sicuramente elogiata, ma rischia di essere a
discapito della verità. Annan infatti dopo la non-strage di Jenin disse
esattamente la cosa contraria a chi tra le potenze arabe si lamentava per la
(a loro parere) blanda condanna che in quell¹occasione, come nelle altre
200, Israele dovette sopportare: ³io avrei fatto di più ma non me lo hanno
lasciato fare². Come è noto a Jenin morirono 57 terroristi palestinesi e 23
soldati israeliani e non ci fu quella strage che le solite Ong umanitarie
riconosciute dall¹Onu spiattellarono sui giornali il giorno dopo la
battaglia: qualcuno parlò di fosse comuni e di 500 morti e Annan in
televisione annuiva gravemente.
Poi non si deve scordare Durban, fine agosto del 2001, e il tentativo di
equiparare il sionismo al razzismo sudafricano dei tempi dell¹apartheid, il
tutto sotto l¹egida Onu e delle solite Ong, anche quelle amiche dei
terroristi.
Gli Stati Uniti fecero saltare il tavolo perché altrimenti oggi una simile
mostruosità sarebbe agli atti della burocrazia del palazzo di Vetro e i vari
Forum Palestina ³de noantri² la userebbero come vessillo nelle loro
manifestazioni da brucia bandiere. Per la cronaca due settimane dopo Durban
ci fu l¹11 settembre e anche in quel caso all¹Onu la linea che prevalse era
quella giustificazionista. Sotto banco tutti i funzionari strapagati dal
contribuente planetario dicevano che l¹America se l¹era meritato
quell¹attentato.
Insomma Kofi Annan, eletto segretario dell¹Onu benchè da alto funzionario
avesse sulla coscienza l¹eccidio in Rwanda, è stato il campione senza valore
di quel mondo alla rovescia e di quel terzo mondismo che ha contagiato
soprattutto l¹Europa, o Eurabia che dir si voglia, e che ha dannato l¹anima
di chi si ostinava a rimanere coerente ai valori dell¹occidente. Per fortuna
i quasi sei anni di George W. Bush presidente degli States hanno invertito
questa lunga onda tafazzista del Vecchio Continente. Che solo grandi
scrittrici come Oriana Fallaci hanno saputo denunciare senza ipocrisie. Con
buona pace di ³Nessuno tocchi Caino² e del suo segretario Sergio D¹Elia, non
è affatto vero che l¹America deve pregare che il mandato di Bush finisca il
prima possibile. E¹ vero esattamente il contrario: quello che devono
augurarsi gli americani è che dopo di lui non arrivi un qualche democratico
³zecca² che ragioni come Jimmy Carter o James Baker. Altrimenti la guerra al
terrorismo islamico sarà persa ancora prima di averla combattuta.
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