Su l' OPINIONE, del 30/12/2006, l'analisi di Dimitri Buffa sugli sviluppi del terrorismo islamista globale.
A letto con il nemico pur di distruggere le metastasi del terrorismo
islamico globale. Alla vigilia del 2007 si potrebbe riassumere così il
cosiddetto stato dell¹arte della famosa guerra al terrorismo. Il mondo è
costretto a chiedere a qualcuno di fare il lavoro sporco contro capi e
militanti della jihad globale e non si può andare tanto per il sottile.
Basta vedere quello che si è deciso di lasciare fare al regime etiopico, una
volta nell¹area sovietica, contro le corti islamiche in Somalia.
O anche leggere senza venire convinti dalla smentita del portavoce del
presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmud Abbas, la
notizia riportata da Haaretz secondo cui Al Fatah avrebbe ricevuto una
fornitura d'armi da parte dell'Egitto con l'approvazione di Israele.
³Queste notizie sono totalmente false², ha dichiarato lo stesso giorno uno
stizzito Nabil Rudeineh all'agenzia di stampa palestinese Wafa.
Ma la stessa mattina l¹articolo pubblicato dal quotidiano israeliano
'Haaretz', una specie di ³Repubblica² locale, dava per sicuro il fatto che
il Cairo avesse inviato 2mila fucili d'assalto AK-47, 20mila caricatori e
due milioni di munizioni, stipati a bordo di quattro camion che sono
giunti nella Striscia di Gaza dalla frontiera israeliana.
Secondo il giornale si era trattato di una mossa adottata di
comune accordo tra Abbas e il premier israeliano Ehud Olmert, allo
scopo di consentire a Fatah, il movimento moderato del presidente
palesinese, di rafforzarsi in vista di una possibile guerra civile
contro le milizie di Hamas. Naturalmente il Likud e la destra religiosa
ebraica non hanno salutato con tre urrah tutto ciò temendo sempre,
ragionevolmente, che queste armi possano un giorno essere usate contro
cittadini israeliani. Come avvenne più volte in passato ai tempi di Arafat.
Riepilogando queste due notizie, cioè il ricorso dell¹occidente all¹Etiopia
per stroncare al Qaeda in Somalia e quello dei palestinesi dell¹Olp a
Israele per sconfiggere i Fratelli mussulmani di Hamas in una futura guerra
civile nei territori, si ha la cifra di come si sia spostato in avanti il
fronte per la lotta al terrorismo islamico nel mondo.
Oramai ogni tabù è caduto e, sia per conservare la propria autorità e il
proprio potere sia per evitare un contagio jihadista che in certe regioni
del mondo supera quello dell¹Aids e dell¹epatite B messi insieme, si può
delegare anche al nemico o a un amico poco presentabile il compito ingrato
di mettere le mani nella merda. Cioè di fare il famoso lavoro sporco che a
parole tutti dicono di non volere fare.
D¹altronde da qui al 2008 sarà una corsa contro il tempo per vincere
definitivamente questa guerra al terrorismo islamico e proprio il blitz
etiopico tra Jowar, Baido e Mogadiscio insegna che per ottenere risultati
bisogna andarci con la mano pesante.
Tanta fretta d¹altronde è dovuta al fatto che proprio dopo la fine del 2008
potrebbe cambiare il colore dell¹amministrazione americana.
E, nel caso che riemergessero dall¹oblio figure sinistre come quelle
dell¹ex segretario di Stato James Baker, di cui oggi nessuno chissà perché
ricorda più i coinvolgimenti nello scandalo Iran-Contras, o quelle ancora
più apocalittiche di Jimmy Carter e Bill Clinton, la lotta al terrorismo
islamico potrebbe subire un altro micidiale stop.
Che potrebbe avere effetti paragonabili alle assurde scelte geopolitiche di
Carter che portarono Khomeini al potere in Iran o ai tentennamenti di
Clinton, che di fatto inventarono questo nuovo pericolo globalizzato che si
chiama Al Qaeda.
D¹altronde nel piano Baker per il Medio Oriente, che George W. Bush non ha
alcuna intenzione di prendere sul serio, si ipotizza il ritiro dall¹Iraq e
il coinvolgimento di Siria e Iran per stabilizzare la regione.
E quindi, Dio non voglia, dovessero ritornare quelle ³zecche² dei
democratici al potere in America, il mondo conoscerebbe un nuovo lunghissimo
e pericolosissimo periodo di ³appeasement² (traduzione non politically
correct del lemma luocomunista ³dialogo² in italiano, ndr) che non potrebbe
fare altro che rafforzare la lotta del jihadismo di Bin Laden contro tutti
noi.
Per questo è prevedibilissimo che il 2007 sarà l¹anno cruciale della lotta
(e nella lotta) al terrorismo islamico in tutto il mondo.
E che la tendenza a usare metodi diretti come quello adoperato in questi
giorni dal premier etiopico Meles Zenawi (che ha detto ai giornali di avere
intenzione di inseguire le truppe in rotta delle corti islamiche finanziate
dal qaedismo saudita e pachistano) sarà sempre più di moda.
E anche i palestinesi moderati che non vorranno finire nelle fauci della
teocrazia terroristica di Hamas dovranno chiedere aiuto all¹ex nemico
israeliano ringraziandolo anche tanto per il disturbo.
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