"Armi nucleari per uccidere una mosca" perché non tiene l'ultima accusa antisraeliana
Testata: L'Opinione Data: 07 novembre 2006 Pagina: 0 Autore: Giorgio Prinzi Titolo: «Le accuse dell’Independent tra superficialità e mistificazione»
Dal L'OPINIONE del 3 novembre 2006:
Sulla questione del presunto uso da parte di Israele di armi nucleari per uccidere una mosca”, notizia diffusa dal britannico “The Independent” che ha rilanciato le affermazioni di un non meglio definito “Comitato Europeo sul rischio da radiazioni”, che sembra essere una sigla creata dai talebani ambientalisti a livello europeo, è intervenuto su “il Giornale” di domenica 29 ottobre 2006 Andrea Nativi che, da profondo conoscitore dello stato dell’arte in campo di armamenti, ne esclude l’impiego, peraltro estremamente costoso, quindi assurdo, contro obiettivi dozzinali che per nulla giustificherebbero l’impiego di armi di quel tipo. Vi è un’altra prospettiva di affrontare l’argomento, oltre quella tecnica e tecnologica proposta da Andrea Nativi. La radioattività è un fenomeno naturale, con la quale conviviamo anche se i “verdi” non ce lo dicono. Noi stessi, come persone, siamo radioattivi, perché il nostro corpo contiene una componente di radioisotopi che ci rende tali. Sembra assurdo, ma quanti partecipano ad una manifestazione contro una struttura energetica nucleare scambiano tra loro, proprio a causa dell’assembramento, dosi di radiazione superiori a quelle che assorbirebbero passando il resto della loro vita appesi, come un quadro, alle pareti della struttura che contestano.
Ad esempio, la radioattività media in Piazza San Pietro, selciata con cubetti di porfido che contengono un elemento radioattivo, è di 750 millirem annui, una volta e mezza i 500 millirem della zona rossa di Chernobyl. La stazione ferroviaria di New York, lastricata con granito uranifero quando ancora non si conosceva la radioattività, supera i 1000 millirem annui, che sono il doppio di quelli della zona pericolosa di Chernobyl. Le Catacombe di Priscilla, tra l’altro relativamente poco distanti dalla mia abitazione, hanno un fondo di 4.800 millirem annui; gli antichi cristiani che le frequentavano ebbero a soffrire per ragioni diverse dalla così “elevata” radioattività, alla quale ancora oggi si espongono normali turisti laddove valori simili riscontrati in qualsivoglia installazione nucleare porterebbero alla chiusura ed alla bonifica del sito. Mi raccontava un ufficiale britannico di marina che nel periodo in cui prestava servizio a bordo di un sommergibile a propulsione nucleare non poteva recarsi nei fine settimana nella sua casa di campagna, perché il fondo naturale dovuto alle emissioni di radon lo contaminava ad un livello tale da fare scattare tutti i sistemi d’allarme di bordo, con il rischio di venire radiato dall’incarico a causa del superamento dei valori massimi consentiti al personale addetto.
Ed ancora, i composti a base di carbonio - e tra questi anche l’ecologico metano - presentano tracce di radioattività dovute alla percentuale di Carbonio 14, fissa all’origine del composto, le cui misure di decadimento costituiscono metodo universalmente accettato per la datazione dei reperti. Il fumo nero è spesso indice di cattiva combustione e della produzione di particelle incombuste. Vuoi vedere che gli israeliani hanno colpito una legnaia non stagionata che è bruciata con molto fumo, rilasciando al suolo una grande quantità di incombusti, che, per il loro contenuto in C14, hanno fatto innalzare il fondo di radioattività? O - altra ipotesi - gli obiettivi colpiti si trovavano forse in siti con fondo naturale più elevato? Se qualcuno facesse una “pernacchia” nelle Catacombe di Priscilla e poi venissero i “verdi” a misurare la radioattività dell’obiettivo, ne concluderebbero che è stato fatto oggetto di “pernacchiamento nucleare”, con sonorità proibite. Non dimentichiamoci, infine, che “hezbollah” sono un’organizzazione terrorista, anche se qualche lanciatore di molotov non prova imbarazzo ad andarvi a braccetto. Più volte l’intelligence occidentale ha lanciato allarmi per il possibile uso di bombe sporche in attentati da parte delle organizzazioni terroristiche internazionali.
Perché il “Comitato Europeo sul rischio da radiazioni” ed il suo segretario Chris Busby non hanno preso in esame anche questa ipotesi, peraltro più plausibile dell’impiego di ordigni nucleari, che costano, per colpire obiettivi affatto paganti? Perché la stampa italiana traduce la parola “committee” della sigla “European Committee on Radiation Risk” con il termine “commissione” invece del corretto e più pertinente “comitato”? Si ha l’impressione che si voglia accreditare la fonte con un alone di istituzionalità comunitaria che non ha. Se ci fosse malafede e non semplice superficialità, non ce ne meraviglieremmo affatto, considerata la scarsa sensibilità deontologica di molti colleghi che non si vergognano di chiamare i terroristi “resistenti” ed i tagliagole “combattenti per la libertà”. Segnaliamo la cosa anche alle nostre Autorità di governo, in quanto l’Italia è impegnata in Libano - si spera - non a sostegno degli hezbollah. Cosa ne pensano Romano Prodi, Arturo Parisi e Massimo D’Alema? I nostri esperti sono stati attivati nel merito o forse questo non rientra nel mandato di missione “Leonte”? E se provasse a chiederlo loro qualche deputato della Casa delle Libertà? Qualcuno raccoglie la nostra proposta?
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