Iran contro Israele, l’Olocausto nucleare un libro di Arturo Diaconale che sarà presentato a Roma lunedì 6 novembre
Testata: L'Opinione Data: 02 novembre 2006 Pagina: 0 Autore: Dmitri Buffa Titolo: «Iran contro Israele, l’Olocausto nucleare»
Da L'OPINIONE del 2 novembre 2006:
Ci voleva un libro così, con i paragoni forse provocatori, ma suggestivi, tra lo stato ebraico e quelli cristiani che sopravvissero per duecento anni alla fine dell’epoca delle Crociate. Ci voleva se non altro perché adesso l’intellighenzia italiana ed europea della sinistra politically correct non avrà più alibi. Per la prima volta, infatti, qualcuno mette per iscritto e in maniera crudamente esplicita quale sia la posta in gioco in questo tira e molla della comunità internazionale con la repubblica islamica dell’Iran e con il suo nuovo presidente, il noto antisemita Mahmoud Ahmadinejad: la stessa sopravvivenza di quasi sei milioni tra ebrei e arabi israeliani che in Israele ci si trovano benissimo. Tanto da non avere mai commesso un attentato contro chi li ospita per dimostrare solidarietà agli altri arabo-islamici che li circondano. Di odio. Contrariamente ai baschi che vivono a Madrid o ai Nord Irlandesi che soggiornano a Londra, infatti, quasi mai si è sentito di complicità degli arabi israeliani con i loro fratelli “shaheed” della terra della futura Palestina. E questo vorrà pure dire qualcosa.
Il libro di Diaconale, che viene presentato lunedì 6 novembre a Palazzo Marini, parte da un assunto tanto semplice da apparire ovvio: una sola atomica può bastare a Teheran per cancellare Israele e per assumere la leadership mondiale del jihadismo armato islamico. Una cosa semplice e purtroppo vera, eppure difficilmente si legge esplicitata negli articoli di tanti soloni che da decenni ci affliggono con il loro punto di vista sulla questione araba-palestinese e con il Medio Oriente. Per non parlare degli opinionisti o di certi politici: se c’è una cosa che unisce destra e sinistra è, infatti, l’odio recondito verso lo stato ebraico. Da Igor Man a Sergio Romano, da Giulietto Chiesa a Massimo D’Alema, da Giorgia Meloni e Francesco Storace a Paolo Cento e Francesco Caruso, la pregiudiziale anti-israeliana è dura a morire. Argomenta acutamente Diaconale a pagina 30 che “le parole di Ahmadinejad diventano la benzina con cui ogni manifestante pacifista europeo si considera legittimato a bruciare in piazza la bandiera d’Israele insieme a quella degli Stati Uniti”. Non solo, ma a 60 anni dalla liberazione di Auschwitz, tanti ragazzi italiani ed europei, allevati nell’ignoranza e nel luogo comunismo terzomondista che ha trasformato tanti licei e tante università in luoghi di indottrinamento che poco hanno da invidiare persino alle madrase di Hamas, c’è tanta voglia di non credere più “alla leggenda” dei sei milioni di morti nelle camere a gas e nelle deportazioni. Mentre un bel filmato sull’Intifada commuove sempre. A gettone. Basti pensare a giornalisti come Stefano Chiarini del “Manifesto” e a politici come la Luisa Morgantini, eurodeputato di Rifondazione, che sono diventati dei professionisti del settore. Esattamente come esistono i professionisti dell’Antimafia.
Secondo Diaconale il pericolo per Israele deriva dal fatto che se è vero che le sue armi nucleari possono fungere da deterrente per molti stati arabi che lo circondano, tra cui la Siria e l’Egitto che non le possiedono, la stessa cosa potrebbe non valere per l’Iran data l’estensione gigantesca del suo territorio nemmeno lontanamente paragonabile a quello dello stato che ha per capitale Gerusalemme. Infatti, mentre a Israele potrebbero non bastare cento atomiche per annientare l’Iran, a Teheran potrebbero bastarne due o tre per compiere questo nuovo agognato Olocausto. Che fare dunque? Diaconale suggerisce due possibili vie d’uscita avvertendo che Israele oggi dovrebbe ripetere la campagna mediatica del processo Eichmann che tanto giovò alla sua causa. La prima via è quella di fare entrare Israele, magari insieme alla futura Palestina, nell’Unione europea secondo un percorso non dissimile a quello che si sta tentando per la Turchia. La seconda possibilità è un allargamento della Nato a est, includendo sempre i due attuali contendenti, Israele e Palestina, in modo da scongiurare il ricorso sia pure teorico all’articolo 5 del Trattato Atlantico che prevede che in caso di aggressione a uno stato membro gli altri debbano intervenire a suo sostegno. Cosa che con Israele provocherebbe indubbiamente la terza guerra mondiale in caso di attacco da parte dei paesi arabi e di successiva probabile entrata in campo di Russia e Cina a favore di questi ultimi.
Il libro che vanta una prefazione del capo di stato emerito Francesco Cossiga e una postfazione dell’ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica Leonardo Tricarico, che ricorda come in gioventù chiese invano di potersi arruolare volontario per lo stato ebraico all’epoca della Guerra dei Sei giorni, finisce con un richiamo storico reale, che corona la provocatoria ipotesi accademica di paragonare Israele agli stati cristiani della Terra Santa: quello all’inutile mediazione buonista di San Francesco d’Assisi con il sultano Salah Ad Din, il temibile Saladino. San Francesco si recò in pellegrinaggio da Saladino, ma le preghiere non evitarono la carneficina di cristiani e la fine dei regni cristiani di Terra Santa. E anche oggi le marce della pace dei francescani che hanno perso il pelo ma non il vizio, come il lupo con cui parlava il loro santo fondatore, non salveranno Israele dalle minacce di Teheran.
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