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L'Opinione Rassegna Stampa
19.09.2006 C'è chi dà a Benedetto XVI la colpa dell'intolleranza fondamentalista, ma ci sono anche musulmani che si sottraggono al coro dell'odio
un editoriale di Arturo Diaconale e un'intervista a Omar Camilletti

Testata: L'Opinione
Data: 19 settembre 2006
Pagina: 5
Autore: Arturo Diaconale - Dimitri Buffa
Titolo: «La cartina di tornasole dei collaborazionisti - “Il Papa non ha l’obbligo di chiedere scusa a nessuno”»

Da L'OPINIONE del 19 settembre 2006, l'editoriale di Arturo Diaconale:

Non c’era alcun bisogno che Al Qaeda annunciasse il lancio della Jihad islamica contro l’Occidente precisando che la guerra santa finirà solo quando tutti gli “infedeli” saranno sconfitti. Sono ormai molti anni che i fondamentalisti islamici portano avanti la loro guerra di religione. Non solo dall’11 settembre in poi ma da parecchio prima. E se ora la citazione da parte di Benedetto XVI di un imperatore di Bisanzio dell’epoca medioevale, Manuele II Paleologo, scatena le reazioni forsennate degli estremisti musulmani di mezzo mondo, nessuno che abbia un minimo di consapevolezza della gravità ed ampiezza del conflitto in corso, si può ragionevolmente stupire. Lo stupore, piuttosto, riguarda proprio gli stupiti. Quelli che cadono dalle nuvole di fronte alla marea montante del fondamentalismo islamico. Ed invece di aprire definitivamente gli occhi e prendere atto che la guerra in corso è religiosa e politica al tempo stesso, visto che per i fondamentalisti la religione s’identifica con la politica e viceversa, se la prendono con il Papa e la sua citazione inopportuna. La loro tesi, che è poi quella di chi pensa che per ridimensionare il terrorismo l’unica strada praticabile sia quella del loro riconoscimento come interlocutori politici affidabili, è che il Pontefice abbia commesso un errore. E che le sue precisazioni e le sue scuse non abbiano raggiunto l’obiettivo sperato perché non affiancate da una completa e radicale autocritica su tutto il passato violento della Chiesa cattolica e dell’intera religione cristiana. Dalle crociate in Terrasanta all’Inquisizione. Fino ad arrivare addirittura a quel singolare personaggio che è Gian Enrico Rusconi che su “La stampa” ha rimproverato Ratzinger di non aver chiesto scusa anche per le crociate moderne contro il bolscevismo spagnolo e sovietico. La reazione dei fondamentalisti islamici così come quelle dei pacifisti occidentali dimostrano fin troppo chiaramente che Manuele II Paleologo è solo un pretesto. I fautori della guerra di religione che l’Islam deve condurre contro l’Occidente fino alla sconfitta completa degli infedeli aspettavano solo un appiglio per dare un nuovo slancio alla loro azione. I pacifisti occidentali avevano evidentemente bisogno della cartina di tornasole della loro vocazione non al dialogo ed al negoziato ma alla resa contro i nuovi barbari (da ”meglio rossi che morti” sono passati a “meglio islamici che morti”). In questa luce la citazione inopportuna è diventata preziosa ed illuminante. Ora i fautori della guerra di religione sono allo scoperto. E, quel che è più importante per quegli occidentali che non avevano mai sottovalutato il pericolo del fondamentalismo, sono allo scoperto anche i collaborazionisti di religione non islamica. Tra questi ultimi figurano molti cattolici. Che hanno talmente paura di irritare i terroristi da arrivare addirittura a mettere sullo stesso piano Gesù e Maometto. E figura, tra i tanti, anche il governo italiano. Che dimentica che chi minaccia Roma minaccia anche il nostro Paese. E vigliaccamente tace. O, peggio, pensa che in fondo Petain non avesse tutti i torti!

Sempre dall'OPINIONE, un'intervista a Omar Camilletti:

“Il Papa, o forse chi ha scritto quel discorso con quella citazione, ha probabilmente fatto una gaffe di comunicazione, ma ciò detto non deve chiedere scusa a nessuno e nessuno gliele dovrebbe chiedere… perché un’autorità come il Papa non ha il dovere di scusarsi…”. Omar Camiletti, vicepresidente della Lega musulmana mondiale in Italia, propone in questa intervista per “L’opinione” che sia la famosa Consulta islamica a farsi strumento di raffreddamento degli animi e di pacificazione tra musulmani e cattolici e che l’appalto mediatico non venga come al solito affidato a imam e capi popolo in Italia, Europa e negli stessi paesi arabo islamici. Camiletti perché il popolo di fede islamica dimostra questa suscettibilità ogni qual volta il nome del Profeta venga solamente citato, magari all’interno di un discorso di teologia o in una nota storica? Bisogna pensare a popolazioni che hanno un vero e proprio senso di inferiorità rispetto all’Europa e all’America e bisogna anche pensare alla rappresentazione che nel mondo più avanzato si fa di quello arabo islamico. Da noi vanno in tv solo i fenomeni da baraccone alla Adel Smith e nei convegni universitari invitano, come in quello che ci sarà fra poco a cura del Centro studi americani e di Giuliano Amato, solo i teologi in quota Ucoii, cioè Fratelli musulmani. Così si consegna l’Islam ai suoi stessi carnefici. Bisogna farla finita con chi pretende di rappresentare le comunità islamiche come se si trattasse di sindacati di base, di Cobas. Sarebbe ora che venisse data la parola sui giornali anche a architetti islamici, giornalisti, scienziati, non solo a rappresentanti veri o ipotetici di comunità islamiche. Rimane questo alto grado di suscettibilità: se si pensa che Cristo viene rappresentato in maniera più che blasfema in film dei Monty Python come “The life of Brian”, o in maniera rock in “Jesus Christ superstar” o a teatro nelle commedie di Dario Fo come “Mistero buffo”, e che invece nei film kolossal sull’Islam come “Risala” la immagine di Maometto non viene mai neanche mostrata, si percepisce l’abissale differenza. Perché di Mohammad non solo non si può scherzare ma neanche parlarne come soggetto di analisi storiche e teologiche? E’ il principale tabù culturale dell’Islam di oggi. In passato non sempre fu così. Superare questo complesso di inferiorità verso l’Occidente, meglio ancora prendere consapevolezza che il mondo arabo fa parte dell’Occidente e non è in antagonismo tanto meno armato contro di esso, sarebbe la cosa più importante. Io auspico, sogno il giorno in cui in tv andranno anche i comici musulmani che scherzassero con la loro religione così come gli ebrei e i cristiani scherzano con la propria. Gli ebrei ormai scherzano anche sull’Olocausto e l’antisemitismo, gli arabi purtroppo continuano a rimanere bambini”. Perché lei parla di errore di comunicazione del Pontefice? Per lo stesso motivo per cui tutti oggi che è d o m e n i c a , aspettano dall’Angelus le sue scuse o qualche cosa del genere. Io non credo che il Pontefice abbia il dovere in quanto Papa di scusarsi con nessuno di alcunché. L’errore se c’è stato è risultato tragicamente amplificato dal sensazionalismo dei media che hanno aiutato oggettivamente gli imam dell’odio dei Fratelli musulmani a costruire un altro caso delle vignette. E poi gli stati come Marocco e Turchia che ce li hanno dentro per tenerli buoni, sono costretti a tenere l’atteggiamento ambiguo che hanno tenuto. Poi, stavolta, i musulmani cosiddetti moderati sono stati quelli che hanno scavalcato persino l’Ucoii nelle dichiarazioni a caldo, pretendendo assurde scuse che io credo non arriveranno mai. Ci manca solo il Papa in diretta satellitare su al- Jazeera e tutte le reti arabe a fare il mea culpa verso l’Islam… Per gli estremisti, i fanatici dell’Islam e i terroristi sarebbe una vittoria nata da una tempesta in un bicchier d’acqua, un risultato politico che non è stato ottenuto nemmeno con l’abbattimento delle Torri gemelle, il Papa che si inginocchia davanti all’Islam fondamentalista, ma perché? Magari per evitare il peggio? Ci mancherebbe altro. Magari, invece, sia proprio la Consulta islamica a dimostrare di servire a qualcosa e a smorzare i toni tra cattolici e musulmani. E poi magari i media la smettano di trattarci come un partito politico di sinistra o un sindacato con le correnti, moderata, istituzionale, estremista e filo terrorista. Io sono un essere umano di fede islamica, ma le assicuro che mi sento molto più lontano di pensiero da un musulmano come Hamza Piccardo dell’Ucoii che da qualunque cristiano di buon senso. Non siamo una setta di complici, non facciamo il gioco delle parti tra buoni e cattivi e non siamo solo una comunità ma tanti individui diversi. Il giorno che giornali e telegiornali la smetteranno di dare la parola solo ai rappresentanti, veri o sedicenti, di comunità che magari neanche esistono se non sulla carta, allora avremo fatto un gigantesco passo avanti.

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