venerdi 04 aprile 2025
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Free Palestine è uno slogan sionista 21/03/2025


Clicca qui






L'Opinione Rassegna Stampa
29.06.2006 Il Pdci condanna Israele
perché riponde all'attacco di Hamas

Testata: L'Opinione
Data: 29 giugno 2006
Pagina: 1
Autore: Dmitri Buffa
Titolo: «Il Pdci contro Israele “siete voi i cattivi”»
Dall'OPINIONE del 29 giugno 2006:

Per Israele e per le comunità ebraiche della diaspora la “luna di miele” con l’Italia è finita e quella con questo governo non è nemmeno mai cominciata.
Dopo le ambigue frasi di Massimo D’Alema sulla equivicinanza tra Israele e l’Anp, pronunciate all’indomani del gratuito attacco terroristico ai militari con la stella di Davide all’interno del territorio israeliano, ieri sono arrivate quelle molto più chiare e pesanti di un pezzo grosso della sinistra di sottogoverno. Cioè Iacopo Venier responsabile esteri del Pdci e segretario della commissione esteri della camera dei deputati. Uno che, ancorchè sconosciuto ai più, almeno nel proprio partito conta e che quando parla è come se lo avesse fatto lo stesso Diliberto. E Venier ieri ha detto che la rappresaglia dell’esercito israeliano tuttora in corso a Gaza sarebbe da considerare come “un crimine contro l’umanità.”

Ed ecco quale è stato il biglietto da visita calato da Venier: “Per raggiungere l'obiettivo militare della liberazione di un prigioniero l'intera popolazione palestinese viene sottoposta a violenze inaudite e privata dei mezzi per la sopravvivenza. La distruzione delle infrastrutture civili è la punizione collettiva che il governo di Israele impone ad una popolazione già stremata dall'isolamento forzato e dai bombardamenti. Il mondo non può restare fermo di fronte a questi crimini ed alla situazione di emergenza umanitaria gravissima della popolazione palestinese denunciata per ultimo dall'Unicef”. La retorica dei “poveri palestinesi”, per qualche mese scomparsa dalla politica italiana, dopo decenni di salda militanza terzo mondista, da Andreotti in giù, è ormai tornata e lotta insieme a noi. Venier si spinge alle estreme conseguenze e in pratica precipita la diplomazia del nostro paese nell’estremismo che in questi anni ha caratterizzato l’agire di governi come quello svedese e norvegese, agitati da una foga anti israeliana degna veramente di miglior causa. Anche la parola boicottaggio ormai non è più tabù, pur rievocando i sinistri antecedenti anti semiti degli anni ’30. Cosa dice infatti Venier ai deputati italiani e a chi li ha votati?

“ Chiediamo all'Europa di avere il coraggio di agire mettendo immediatamente all'ordine del giorno l'interruzione dell'accordo commerciale con Israele fino a quando il suo governo non rispetterà i diritti umani del popolo palestinese. Proponiamo al governo italiano di sostenere nelle sedi internazionali, a partire dal G8 di Mosca, l'urgenza dell'invio sui confini del '67 di una forza di interposizione militare multinazionale a garanzia della sicurezza reciproca e della possibilità di sopravvivenza del popolo palestinese vittima di una illegale occupazione militare e prigioniero del muro dell'apartheid”.
Manca la richiesta di dichiarare la guerra, ma è ormai solo questione di tempo. Oramai in Italia la politica estera ha preso una brutta piega e la costante anti israeliana ne fa parte a pieno titolo. Inoltre si notano strane coincidenze tra le dichiarazioni del responsabile esteri degli ex cossuttiani e quelle dello stesso Abu Mazen rilasciate ieri dopo i raid a Ghaza. Infatti anche per il leader palestinese, “l'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza è una punizione collettiva inflitta al popolo palestinese”.

Ma si fa un torto vero allo stato ebraico quando si parla di sparare nel mucchio visto che invece gli obiettivi vengono scelti con una precisione chirurgica. E il prossimo potrebbe essere il leader della guerriglia di Hamas in esilio in Siria, Khaled Meshal. A farglielo sapere sempre ieri ha provveduto lo stesso ministro della Giustizia israeliano, Haim Ramon. “Khaled Meshal è nel nostro mirino. E' un bersaglio”, ha affermato Ramon alla radio militare israeliana. Il ministro della Giustizia israeliano, durante un incontro con il suo omologo statunitense Edward Gonzales, ha paragonato Meshal al leader di Al Qaeda Osama Bin Laden, chiedendo alla comunità internazionale di fare pressioni sul presidente siriano Bashar Assad affinchè il leader di Hamas sia espulso da Damasco. Hamas peraltro deve difendersi anche dalle bordate sparategli dall’interno dell’Anp. A cominciare da quelle di Marwan Barghouti, leader palestinese in carcere da quattro anni a Gerusalemme, e nel frattempo animatore di una trattativa sotto banco con lo stato ebraico maturata poi nella richiesta di un referendum in diciotto punti. Tra cui quello di riconoscere il diritto di Israele a esistere. Sia pure solo implicitamente.

E che ha detto ieri Barghouti in un’intervista a un giornale spagnolo poi ripubblicata, pagando il copyright, dal “Corriere”? Che è “evidente che non era pronto alla responsabilità del potere, il governo Hamas, e ora vive un dilemma interno, in cui ha trascinato anche la popolazione.” Insomma “ ha ottenuto una grande vittoria alle elezioni ma poi non è stato capace di fondere un governo nazionale, e per questo non è neppure in grado di far interrompere l'embargo regionale e internazionale”. Come si vede non esiste una sola opzione diplomatica per trovare ciò che è meglio per fare scoppiare finalmente la pace tra i due popoli. Nella maggioranza però, l’unica voce ragionevole in materia, quella di Gianni Vernetti della Margherita, viene sepolta sotto le grida indignate di chi incita all’estremismo, di chi simpatizza con terzo mondismo e guerriglie di liberazione, di chi è sempre pronto a giustificare gli attacchi terroristici contro gli inermi civili israeliani e anche gli odiosi atti di guerriglia contro le giovani e inesperte reclute di “tzahal”.
Si può essere equivicini a questi macellai che sono come i rapitori e i decapitatori iracheni? Ahi quanto se lo rimpiangeranno, almeno loro, l’ex ministro degli esteri Gianfranco Fini, ebrei ed israeliani.

Cliccare sul link sottostante per inviare una e-mail alla redazione dell'Opinione

diaconale@opinione.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT