Il blog iraniano della satira contro il regime spiega all'Occidente la voglia di libertà che cresce sotto la dittatura degli ayatollah
Testata: L'Opinione Data: 30 maggio 2006 Pagina: 7 Autore: Dimitri Buffa Titolo: «La satira iraniana si fa blog e sbeffeggia Ahmadinejad»
Da L'OPINIONE di giovedì 30 maggio 2006:
Potenza dei blog. Specie di quelli di controinformazione che tentano di promuovere la democrazia, o quanto meno lo sberleffo al tiranno, in paesi che, come l’Iran, proprio democratici non sono stati mai. Tanto meno adesso. Così mentre i soliti osservatori di politica estera europea discettano sulle farneticanti lettere scritte da Mahmoud Ahmadinejad, il nuovo Hitler in sedicesimo di Teheran, ai potenti del mondo, cioè a Bush che vorrebbe eliminarlo e al Papa che come al solito “dialoga”, in patria gli oppositori fortunatamente lo “prendono discretamente per il culo”. Addirittura scimmiottando la lettera stessa e scrivendogliene un’altra di conseguenza indirizzata a lui. Così lo scorso 13 maggio mentre qualcuno interessatamente cominciava a prendere sul serio il politico invasato che vuole cancellare Israele dalla carta geografica del mondo, e fare l’esegesi delle sue lettere ai potenti del mondo, qualcun altro sul sito www.roozonline.com lo prendeva in giro per niente bonariamente. E questo qualcun altro oltre a conoscerlo da vicino e direttamente, rischiava la pelle per farlo, contrariamente agli Asor Rosa, ai Vattimo e ai Sergio Romano nostrani.
Questo qualcun altro è il coraggioso Nabavi che fa iniziare così questa lettera-parodia al presidente del suo stato: “Oh adorabile bambino che fa rumore e che ha bisogno che tutti si curino di lui, per spiegare perché hai scritto la lettera al presidente Bush per offrire una soluzione ai problemi nel mondo. Che idea eccellente. Ma non ti sei accorto che il vero problema nel mondo sei tu in persona? Non sai che sei tu la causa della maggior parte della cattiva sorte e delle punizioni che ora stanno cadendo sulla gente libera e sui paesi del mondo? Non sai che se c’è un problema che deve essere risolto questo problema si chiama Ahmadinejad?” E ancora: “Caro figlio Mahmoud (la lettera si immagina scritta da un vecchio shaik, un padre di famiglia che si permette di parlare al presidente iraniano come a un figliolo scavezzacollo, ndr) tu hai scritto a George Bush”: “Tu vuoi stabilire una singola società globale che sarà governata da Gesù e dai giusti sulla terra… ma caro buon ragazzo, veramente tu pensi che Bush voglia stabilire una singola società globale così che Gesù e i giusti sulla terra la comandino? Chi te lo ha detto? Chi ti ha venduto la cosa che Bush e gli americani il cui regime è da secoli basato sul secolarismo, così come le leggi e il pensiero che lo formano, vorrebbero adesso che Gesù e i giusti della terra governino sul mondo? Tutti gli abitanti dell’occidente da due secoli, compresi gli americani, hanno detto diligentemente che nessuno è interessato a un regime teocratico e ora tu mi vieni a dire che loro sarebbero interessati in un governo di Gesù? Ma dove è questo Gesù? Chi ne parla?”.
Magari ad Ahmadinejad hanno fatto sentire tradotti i discorsi dell’ex presidente del Senato Marcello Pera o gli hanno portato a vedere il famoso manifesto dell’occidente. Di certo dice il blogger Nabavi, “a questo matto che ti ha raccontato tutte queste cose su Gesù e Bush dovresti farlo rinchiudere nel manicomio, licenziarlo e non ascoltarlo mai più…”. La lettera poi assume toni più seri quando si parla di Guantanamo e di diritti umani violati: “caro Mahmoud nella tua lettera a Bush tu scrivi che ci sono prigionieri a Guantanamo che non sono stati processati e che non incontrano i loro avvocati o che le famiglie non possono visitarli, che vengono detenuti fuori delle proprie nazioni e che non c’è alcuna supervisione internazionale su questo stato di cose… ma mio giovane amico a che gioco giochiamo? Una simile affermazione se la può permettere il presidente di un paese che non abbia prigionieri politici nelle proprie carcere… se gli avvocati non possono contattare i propri clienti a Guantanamo almeno non vengono buttati essi stessi in galera ogni altro giorno.
Il presidente di un paese che imprigiona gente come l’avvocato Abd al Fattah Sultani o il premio Nobel della pace e avvocato Shrin Ebadi o Mehrrangiz Kar avvocato dei diritti umani, come può osare parlare così?”. “Forse che Akbar Ganji, il giornalista prigioniero politico, ebbe il diritto di essere visitato in carcere dalla propria famiglia quando fu incarcerato nella prigione di Evin? E in questo momento in quella stessa galera non si trova forse detenuto un filosofo di nome Ramin Jahanbegloo…”. La lettera finisce con un’invettiva che nessun intellettuale europeo ha oggi il coraggio di farla propria per malinteso senso di politically correct e per il gioco del rovesciamento della frittata così alla moda nella sinistra italiana ed europea: “Mio caro Mahmoud lascia che ti spieghi due o tre cosette, primo la ragione della perdita di sicurezza degli americani si chiama Al Qaeda, Hamas e da ultimo Mahmoud Ahmadinejad, tu non puoi ogni giorno minacciare la morte dell’America e poi chiedere retoricamente nella tua lettera a Bush ‘perché gli americani non hanno più sicurezza’. Secondo tu sei uno di quelli i cui piani includono la distruzione dell’America…”.
“Infine, mio caro Mahmoud il tuo sforzo di convertire il presidente Bush all’Islam è veramente encomiabile, ma pensi che veramente il suo problema sia il non essere musulmano? Pensa che se si convertisse forse diventerebbe un wahabita sunnita e la prima cosa che avrebbe fatto è cercare di distruggerci in quanto scismatici, così ti prego di non farlo più, non dirgli di convertirsi all’Islam…”. In Italia non è uscita sinora una riga su questa divertentissima lettera che testimonia dall’interno dell’Iran cosa veramente si aspetta quella gente da noi occidentali. E non ciò che gente come Vattimo, Asor Rosa o Sergio Romano pensano che voglia
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