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L'Opinione Rassegna Stampa
24.05.2006 Conferenza europea politicamente corretta sul razzismo
si discute di

Testata: L'Opinione
Data: 24 maggio 2006
Pagina: 5
Autore: Dimitri Buffa
Titolo: «Parte l'Euro-Med sul razzismo, ma senza parlare di antisemitismo»
Da L'OPINIONE di mercoledì 24 maggio 2006:

La sapete l’ultima sull’Europa a proposito di Israele e dintorni? Al convegno su “Razzismo, xenofobia e mass-media” che è iniziato lunedì 22 maggio a Vienna, il tema dell’antisemitismo è stato tolto dall’ordine del giorno. Lo avrebbero imposto gli stati arabi. Al Jerusalem Post le fonti diplomatiche di Gerusalemme che prediligono parlare con il giornale vicino al Likud, affermano che l’ambasciatore d’Israele in Austria, Dan Ashbel, non parteciperà di conseguenza ai lavori della conferenza, che è organizzata dal ministero degli Esteri austriaco, dalla Commissione europea e dal Centro europeo per il monitoraggio di razzismo e xenofobia. Tutti nomi altisonanti per queste burocrazie del buonismo e del politically correct che però non si tirano mai indietro quando c’è da fregare Israele. Alla conferenza erano stati invitati, oltre all’ambasciatore d’Israele a Vienna che darà forfait, i rappresentanti dei venticinque paesi UE più quelli dei dieci paesi del bacino del Mediterraneo. Pare che sia la prima volta dai tempi della Conferenza di Barcellona del 1995 che Israele ha deciso di non partecipare per protesta a un evento organizzato nel quadro della Partnership Euro-mediterranea.

La Conferenza di Barcellona lanciò il programma, noto anche come Processo di Barcellona, che costituisce un quadro per lo sviluppo delle relazioni politiche, economiche e sociali fra i paesi UE e quelli dell’area mediterranea. Non è inutile ricordare che il gruppo di Barcellona rappresenta un occasione più unica che rara per tentare di distendere la situazione tra lo stato ebraico e quelli islamici confinanti. Israele, infatti, durante questi convegni può avere contatti informali persino con la Siria. Ma anche con altri stati che non ne riconoscono ufficialmente l’esistenza come Algeria, Libano, Marocco, Tunisia, Turchia e Autorità Palestinese. E poi con Egitto e Giordania che viceversa, almeno a parole, mantengono rapporti diplomatici con Gerusalemme anche se poi ai bambini a scuola insegnano l’antisemitismo come tutti gli altri. Le fonti diplomatiche di Gerusalemme riferiscono che l’anno scorso, quando iniziarono i preparativi per la conferenza di Vienna, si era arrivati a un faticoso compromesso: i lavori, infatti, si sarebbero occupati del razzismo nei mass-media, mettendo insieme due fenomeni abbastanza diversi come l’islamofobia e antisemitismo. Comunque meglio quello che nulla.

Va anche notato che, sebbene i lavori preparatori fossero cominciati molti mesi prima che scoppiasse il caso delle innocue vignette su Maometto pubblicate dal giornale danese Jilland Posten, la montatura mediatica scatenata dagli imam dell’odio, in primis quello danese, fece sì che venisse reputato ancora più urgente convocare questo convegno. Ora però si è raggiunta la quadratura del cerchio e si parlerà solo di questo fenomeno, l’islamofobia, che è ben più marginale dell’antisemitismo, e che spesso nasce come reazione proprio all’aggressività che tanti immigrati musulmani fanatici manifestano nei paesi che in una maniera o nell’altra li accolgono. Secondo il programma originario della conferenza pervenuto a Gerusalemme nel marzo scorso, i lavori, della durata prevista di due giorni, avrebbero dovuto vedere la partecipazione di numerose personalità del mondo dell’informazione sia dall’Europa sia dal mondo arabo, per discutere di razzismo, xenofobia, islamofobia e antisemitismo. L’11 maggio scorso nelle more dell’evento, al ministero degli Esteri arriva il programma definitivo e, sorpresa, tutti i riferimenti all’antisemitismo, e solo quelli all’antisemitismo, erano scomparsi.

Secondo le fonti israeliane, la decisione di rimuovere il tema dell’antisemitismo sarebbe stata presa su pressione dei paesi arabi. Anche se non è dato per ora sapere se si trattasse degli stessi che hanno partecipato a questo convegno. Sebbene Israele fosse ovviamente molto determinata a prender parte a un dibattito sulla islamofobia nell’informazione, “è comunque impossibile che partecipi a un seminario dove venga totalmente ignorato l’antisemitismo, che ancora esiste in Europa e nei paesi arabi”, ha spiegato un diplomatico israeliano al Post. Sottolineando come nessun giornalista ebreo o israeliano fosse stato incluso tra gli oratori nelle commissioni di lavoro della conferenza, a differenza di quanto avvenuto per vari esponenti della stampa araba. Un funzionario europeo, sprezzante del ridicolo, ha addirittura tenuto a precisare che, invece, tre israeliani (uno ebreo e due arabi) avevano in ogni caso annunciato la propria presenza ai lavori. Si tratta, come avrete già indovinato, di persone molto critiche con l’amministrazione dello stato ebraico, se non delle vere e proprie quinte colonne. Uno dei tre, ad esempio, è membro di una Ong che si occupa di monitorare come la stampa israeliana parla di arabi.

Gli altri due pare che siano dei pacifisti. L’ambasciatore austriaco in Israele Kurt Hengel ha detto che il programma Euro-Med è l’unico forum dove Israele e i paesi arabi possono sedere assieme e che “sarebbe poco saggio da parte di Israele non partecipare a questo tipo di forum, dove ha la possibilità di presentare i propri argomenti”. Non spiega però perché l’Austria si sarebbe piegata ai diktat dell’estremismo islamico escludendo l’antisemitismo dagli argomenti del convegno. Lunedì poi, ci si sono messi anche i burocrati, cioè i funzionari della Commissione europea, a dire idiozie. Segnatamente hanno espresso “rincrescimento” per la mancata partecipazione dell’ambasciatore israeliano alla conferenza di Vienna, sostenendo che il tema dell’antisemitismo non sarebbe stato escluso dall’agenda dei lavori tanto che il commissario europeo per le relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner lo avrebbe citato più volte nel suo discorso introduttivo.

Piccolo particolare: si trattava di una foglia di fico aggiunta lunedì all’ultimo momento solo dopo l’avvenuta protesta di Gerusalemme. Altri funzionari europei hanno anche sostenuto che per lunedì era previsto l’intervento di David Meyer, membro del consiglio esecutivo dell’European Jewish Center for Information. Ma la cosa ha destato ulteriore sorpresa al ministero degli Esteri israeliano poiché nel programma definitivo ricevuto l’11 maggio quel nome non c’era. Evidentemente in questi convegni la presenza degli ebrei e dei principi di condanna dell’antisemitismo sono negoziabili fino all’ultimo momento.
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