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L'Opinione Rassegna Stampa
18.05.2006 Destra e sinistra isolino gli antisemiti
presenti in entrambi gli schieramenti

Testata: L'Opinione
Data: 18 maggio 2006
Pagina: 1
Autore: Davide Giacalone
Titolo: «L’antisemitismo nazista dei comunisti»
Da L'OPINIONE del 18 maggio 2006:

Facile dire che la profanazione delle tombe ebraiche, al cimitero di Milano, è fatto esecrabile. Più difficile riconoscere che la malattia antisemita è ancora presente nel corpo europeo, ed in quello italiano. Difficile perché i sintomi di questa schifezza ci scorrono accanto fanno parte del panorama abituale, non destano allarme, semmai, talora, fastidio estetico. Il 25 aprile, sempre a Milano, lo spurgo nazifascista ha fatto sentire il suo fiato ammorbante, ha messo in scena la barbarie, dando ad un gruppo dei centri sociali l’impressione che fosse giusto bruciare la bandiera d’Israele. Allora furono in molti a dire che si era trattato di un “errore”, ma fummo in pochi a gridare che quello era un “orrore”, una dimostrazione di quanto la sinistra ancora non sapesse riconoscere la presenza della malattia, non sapesse combatterla con la dovuta forza. Poco più in la, quel giorno, sfilavano le Brigate Ebraiche, che combatterono, al fianco delle truppe angloamericane, per la liberazione d’Italia. Anche le Brigate furono contestate.

Proprio ieri, a Ravenna, si è tenuta una commemorazione delle Brigate Ebraiche, ed assai opportunamente il segretario dei Ds, Piero Fassino, ha fatto giungere un messaggio di partecipazione, gratitudine e solidarietà. Chi le ha contestate, ha detto Fassino, non conosce la storia. Giusto, ma non è forse compito della politica spiegarla, raccontarla, e farla vivere nei gesti e nelle scelte di ogni giorno? Non solo nessuno vieta, ma è del tutto doveroso che la politica, e la sinistra politica, ponga il problema del popolo palestinese. Ma chi crede di difenderne i diritti e le speranze scagliandosi contro Israele non solo lo condanna alla perpetua precarietà, ma direttamente collabora con la banda di ladri ed assassini che sulla causa palestinese ha fatto crescere il proprio potere di denaro e di morte.

Scusate se riporto le cose al più limitato orizzonte della cucina politica nostrana, ma, in fondo, l’antisemitismo ci offre la possibilità di far fare un passo avanti allo smandrappato bipolarismo italico. Mi spiego: da noi il bipolarismo funziona solo per coalizzare tutte le truppe disponibili contro l’avversario e, da una parte e dall’altra, si raccatta tutto pur di prendere un voto in più. Ovvio che questo, poi, impedisce di governare, e impedisce anche solo alla politica di esistere. Allora, si usi l’inciviltà antisemita per dire: i voti di chi pensa che gli ebrei siano un male, i voti di chi crede che Israele debba essere cancellato dalla carta geografica, non li vogliamo. Lo si dica a destra come a sinistra, che la malattia è presente da ambo le parti. Si dica: quei consensi ci metterebbero a disagio, anzi, ci fanno proprio schifo, indirizzateli a chi se li merita, a qualche epigono di Hitler o a qualche ammiratore di Stalin. Ci si guadagnerebbe tutti, soprattutto ne guadagnerebbe la dignità della politica.

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