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L'Opinione Rassegna Stampa
21.04.2006 L'Unione che apre ad Hamas e l'Europa "islamicamente corretta"
cinismo e buonismo vanno a braccetto

Testata: L'Opinione
Data: 21 aprile 2006
Pagina: 0
Autore: Dimitri Buffa - Paolo Della Sala
Titolo: «Il nuovo corso della politica estera di Prodi, torna l’idillio con il terrorismo islamico - Dalla Ue arriva il galateo per trattare con l’Islam»

Da L'OPINIONE di venerdì 21 aprile 2006 un articolo di Dimitri Buffa sulla politica estera dell'Unione:

Appena “vinte” le elezioni, il primo pensiero di politica estera è stato tutto per loro: i “poveri palestinesi”. Che solo perché hanno eletto con Hamas gli eredi di Hitler al governo adesso tutti trattano come appestati. Ma a parte lo scivolone con l’intervista ad Al Jazeera che a proposito di rapporti con gli integralisti islamici palestinesi rompeva il fronte del rifiuto europeo oltre che americano, non è azzardato affermare che al primo punto dell’agenda del governo di Romano Prodi in materia di politica estera nel Medio Oriente, c’è quello che loro definiscono “riequilibrio” dei rapporti con il mondo arabo-islamico. Giudicando l’amicizia con Israele fin qui perseguita dalla Cdl, e in special modo dal ministro degli Esteri uscente Gianfranco Fini, troppo squilibrata. Ovviamente tanto cinismo serve anche a fini interni: se da una parte si strizza l’occhio alla Lega araba per il petrolio e all’Iran per lo stesso motivo, dall’altra si diventa i beniamini di gente come il neo parlamentare Francesco Caruso di Rifondazione, che con i terroristi di Hamas ha rapporti molto stretti, visto che nei Territori occupati è praticamente di casa da sempre. E si evitano possibili sorprese in Parlamento.

E, infatti, proprio Caruso si rese protagonista alla vigilia delle elezioni di un’altra memorabile intervista ad Al Jazeera in cui si rifiutò di definire terrorismo quello che i palestinesi fanno in Israele ammazzando civili innocenti. Così come quello che alcuni iracheni fanno in Iraq, coinvolgendo i loro stessi connazionali di fede religiosa diversa. Ieri il ringraziamento per così tante benevole attenzioni è arrivato inatteso quanto tempestivo e Prodi ha battuto ogni record: Bush ancora non si è congratulato con lui per una vittoria tuttora sub iudice, ma in compenso lo hanno fatto già Gheddafi e Haniyeh, il capo del governo di Hamas nei Territori sotto l’Anp. Quest’ultimo riconoscimento giunge assai grato in coincidenza con il primo attentato devastante da tempo a questa parte compiuto da terroristi islamici a Tel Aviv, sempre con la regia di Hamas e della Jihad islamica. Manca solo la telefonata di congratulazioni di Ahmadinejad e poi gli italiani sapranno con certezza di che lacrime e di che sangue gronderà nei prossimi cinque anni la politica estera dell’Unione.
E forse capiranno l’urlo di allarme e di dolore lanciato preventivamente nei giorni scorsi dal Jerusalem Post: “Israele ha perso un amico in Italia”.

Paolo Della Sala critica il codice "islamically correct" che l'Unione europea diffonderà a partire da giugno, come "consiglio" di autocensura a governi e privati:

La Ue “consiglierà”, a partire dal mese di giugno, il miglior modo di parlare dell’Islam. Il Consiglio d’Europa parla di un “Decalogo” non imposto come legge, ma “suggerito” ai governi e ai cittadini europei. Si può evocare l’ennesima edizione del “minculpop” di nefasta memoria. Per i consiglieri di Bruxelles non è bene usare la definizione “terrorismo islamico”, perché la dottrina [?] europea come quella delle autorità musulmane ritiene che i terroristi si riferiscano all’Islam in un modo “abusivo e arbitrario”. Non si dovranno nemmeno usare, secondo Bruxelles, gli aggettivi “fondamentalista” e “islamico” come sinonimi di “estremista”, “fiancheggiatore”. Se, infatti, un fondamentalista applica una interpretazione letterale del Corano, ciò non significa affatto che sia un kamikaze pronto a fare strage di infedeli. Infine si sconsiglia l’uso della parola “Jihad”, perché in realtà questa significa “sforzo”, “lotta” e ha un significato positivo, essendo la “guerra morale”con sé stessi, per migliorarsi e avvicinarsi alla perfezione del Profeta.

Mai viste tante “utili idiozie” in un colpo solo. Si torna ai tempi delle direttive del Dialogo Euro-Arabo (DEA), quando iniziò una lunga serie di accordi sottoscritti dai leader europei con la Lega Araba all’indomani della crisi petrolifera successiva alla guerra del Kippur. Si tratta di un Patto sottoscritto ma non pubblicizzato, analizzato nel libro Eurabia, scritto dalla studiosa ebreo-egiziana Bat Ye’Or. Il DEA implicava la apertura dei rubinetti del petrolio in cambio di “solidarietà” contro Israele e gli Usa, ma vi sono stati anche alcuni effetti collaterali, ad esempio l’immiserimento e l’emigrazione forzata (quasi un neo-schiavismo) di milioni di cittadini arabi, costretti ad abbandonare le loro terre per il rifiuto dei loro leader (religiosi e politici) di accettare il libero mercato, lo sviluppo, l’industrializzazione “selvaggia”, la modernità: un mix che avrebbe posto una pietra tombale sull’Islam tutto, governi e clero.

Occorre inoltre ricordare che la “pauperizzazione” dell’area islamizzata conveniva a molte industrie “di stato” europee, ad esempio la Fiat, che ebbe come socio Gheddafi, la Ansaldo nucleare che giocò un ruolo importante nel piano nucleare di Saddam Hussein, la Fincantieri che costruì navi militari per l’Irak e altri paesi dell’area. Non a caso Magdi Allam, che di “integralismo islamico” se ne intende bene, ha declinato l’invito del Pen Club di New York a partecipare ad un incontro al quale interveniva, oltre a Nadine Gordimer, David Grossman e Rushdie, anche il campione eurabico Tariq Ramadan. Eppure Ramadan venne imposto da Romano Prodi come consulente della Commissione Europea, insieme con Umberto Eco e altri intellettuali graditi alla sinistra rosso-verde. Peccato che Ramadan predichi in un modo quando si rivolge a Le Monde e Prodi, e in un altro modo quando si rivolge ai fratelli musulmani. Non a caso si tratta del nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani, organizzazione madre di Hamas e alleata del nazifascismo nel corso della Seconda guerra mondiale.

Ramadan potrebbe essere il campione mondiale della Taqia, la dottrina della doppiezza ben praticata anche da molti politici nostrani. L’uso del termine risale al tempo della fondazione dell’Islam, quando la morte di Maometto scatenò guerre e omicidi. Ali, cugino di Maometto, prese la guida del Jihad ma perse il potere in appena due anni. I suoi fedeli si organizzarono nel gruppo degli sciiti (partigiani). I sostenitori dell’ortodossia si definirono sunniti (da sunna: tradizione). Come risolvere lo scisma? Maometto aveva applicato lo sterminio dei nemici dell’Islam, prima nei confronti degli ebrei di Medina, poi contro chi abiurava l’Islam (si ricorderà il recente caso di un convertito afgano convertito al cristianesimo, salvato a stento dalla condanna a morte), e infine, contro i politeisti. Quando i sunniti tentarono di uccidere tutti gli sciiti, costoro scelsero la strada della abiura di massa, inventando nel contempo la taqia, cioè la concessione di poter mentire e abiurare apparentemente la propria fede, allo scopo di salvare la propria vita. La taqia in seguito si è generalizzata trasformandosi in regola religiosa cui è tenuto ogni musulmano, in base alla quale è possibile mentire ogni volta che la menzogna si riveli utile ai fini dell’Islam.

E’ in nome della taqia che i musulmani in Occidente citano spesso versetti che parlano di tolleranza, senza però dire che quei versi sono stati abrogati da altri. Molti contemporanei di Maometto erano sorpresi dal contrasto tra i versi “pacifisti”, scritti a La Mecca quando l’Islam era debole e aveva bisogno di tolleranza per sopravvivere (“non v’è costrizione nella religione”, sura 2:256), e quelli scritti successivamente a Medina, quando l’Islam, diventato forte, usò altri metodi nei confronti di chi non si sottometteva (“...Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate”, sura 4: 89; sura 9:5: “Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso”).

Il Corano contiene due tipi di versetti: i mansukh, che sono i versetti abrogati ma sempre presenti nel Corano, pur se deprivati di valore legale, e i nasikh, quelli abrogativi e di significato opposto. L’impianto stesso del Corano è simile a un corpus giuridico nel quale le ultime “leggi” sacre annullano e sostituiscono le precedenti. Molte persone (e il Consiglio d’Europa) sostengono che l’illiberalismo e l’uso della violenza sono una deformazione dell’Islam, il quale sarebbe invece per sua natura moderato. Tuttavia, non si deve dimenticare che la moderazione è predicata nei versetti mansukh, privi di valore normativo. Tuttavia questi vengono utilizzati nel “dialogo” con gli europei per dissimulare (takia) l’intera architettura del Corano a politici e giornalisti occidentali, desiderosi di essere rassicurati ma ignoranti in materia di religione. E’ bene non confondere i Tareq Ramadan con i molti fedeli e religiosi che credono e praticano una fede non violenta. Tuttavia, è proprio per promuovere l’Islam “riformato” e tollerante che bisognerebbe combattere senza mezze parole il “fondamentalismo” e i cultori del “jihad” omicida.

Il punto è che, sia la moderazione sia il terrorismo fanno parte dell’Islam. Purtroppo ciò è l’esatto contrario di ciò che i bonzi falso-progressisti vogliono far credere alla opinione pubblica occidentale: che il terrorismo sia opera della “cattiveria” israelo-americana, senza la quale nel mondo scorrerebbero latte e miele. Si tratta, invece, di dire pane al pane e vino al vino: Bin Laden non è un marziano né un naziskin né un “amerikano”. E’ figlio di una cultura composita, che presenta luci e ombre. Il politicamente corretto predicato a Bruxelles (e dalla coalizione di Romano Prodi) è nemico della laicizzazione dei paesi arabi, è nemico dei cittadini arabi, è nemico dell’Islam dei mansukh e dell’Islam tutto. Continuare nel dialogo con i dissimulatori, con i despoti, e i governanti parassiti dei popoli arabi (per non parlare dei finanziamenti ai terroristi come Hamas e Al Aqsa), ha, di fatto, impedito che nel Mediterraneo si realizzasse una area di scambi e commerci simile a quanto sta avvenendo nell’Estremo Oriente. Anche di questo bisognerà chiedere il conto ai falsi buonisti.

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