Tornano in piazza per bruciare ancora le bandiere i noglobal che, come i neonazisti , odiano Israele e gli Usa
Testata: L'Opinione Data: 16 marzo 2006 Pagina: 1 Autore: Dimitri Buffa Titolo: «Tornano sabato quelli che bruciano bandiere»
Da L'OPINIONE di giovedì 16 marzo 2006:
“Sostenere il pieno diritto alla resistenza globale dei popoli significa separare nettamente le responsabilità dei movimenti da quelle dei governi, soprattutto dai governi - come quello Berlusconi - che partecipano all’occupazione militare dell’Iraq e dell’Afghanistan, firmano accordi di collaborazione militare con Israele e partecipano attivamente allo ‘scontro di civiltà’, ma anche da governi futuri che non manifestano la volontà di sottrarsi chiaramente alla logica della guerra preventiva”. Chi si rivede? Di chi sono questi slogan truci? Nessun imbarazzo a sinistra? Il Forum Palestina è ancora vivo e lotta insieme a loro e sabato si prepara a nuovi cori contro i caduti di Nassiriya e a nuove bandiere da bruciare in piazza. “Ca va sans dire” che si tratterà dei drappi dello stato ebraico e di quello americano. Ieri alle 17,30 le prove generali in un imperdibile sit-in davanti all’ambasciata di Israele per protestare contro l’arresto di due terroristi palestinesi dell’Fplp a Gerico da parte dell’esercito di Tsahal. Poi dopodomani, sabato, si tornerà in piazza a bruciare allegramente, con o senza Diliberto, bandiere di Stati Uniti e Israele e si marcia al coro di “dieci, cento, mille Nassiriya”. Naturalmente dopo tutti deprecheranno e diranno che “pochi isolati facinorosi hanno compromesso una meravigliosa manifestazione” e che la colpa è di chi fomenta l’odio. Ovviamente, gli elettori sanno che è tutta un’ipocrisia e che all’interno dei Verdi, di Rifondazione, dei Comunisti unitari, dei Cobas sindacali alla Bernocchi e così via, ci sono tanti, troppi, che la pensano esattamente come loro.
L’altra volta Diliberto è arrivato a dire che li pagava Calderoli, secondo la falsariga del ragionamento tipico del complottismo di sinistra, cioè quello del cui prodest. Di aprire gli occhi anche da parte dei Ds non se ne parla: la sinistra è ben felice di covarsi in seno queste vipere che, quando andrà al governo, schiaccerà senza pietà per evitare che le rovinino il look. Ma che fin quando sarà all’opposizione continuerà a sostenere sottobanco, tenendo il binario del doppio standard nel nome di “nessun nemico a sinistra” e nella speranza che gli scontri di piazza convincano gli indecisi a buttarsi dalla parte dell’Unione piuttosto che da quella del Cavaliere. Secondo il ragionamento che solo chi conosce l’album di famiglia del terrorismo, nostrano e terzomondista, può riuscire a prevenirlo. Suonerebbe illiberale chiedere di proibire queste manifestazioni per ovvie ragioni di ordine pubblico, come quella che non si può manifestare a favore del terrorismo. Così come alcuni ritengono illiberale proibire a quelli di “Forza nuova” di sfilare con svastiche, camicie nere e saluti romani. E allora turiamoci il naso e gli occhi e sopportiamo cristianamente gli opposti estremismi del ventunesimo secolo. Di questi poveri beoti fuori tempo massimo. Che, mentre a sinistra sono organici alla coalizione, a destra rappresentano solo un’inutile appendice elettorale che i liberali regalerebbero volentieri all’opposto schieramento. Visto che alla fine, almeno sugli ebrei, sul capitalismo e sull’America, ragionano alla stessa maniera. E a parte i simboli (svastica invece che falce e martello) è in effetti veramente dura distinguere dai discorsi e dalle idee un no global, di quelli arrabbiati e violenti, da un neo nazista.
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