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L'Opinione Rassegna Stampa
14.02.2006 La Turchia in Europa? Una scelta prematura
la motivata opinione di uno scettico dopo le dichiarazioni di Erdogan

Testata: L'Opinione
Data: 14 febbraio 2006
Pagina: 6
Autore: Luca Tentellini
Titolo: «Turchia in Europa? Solo se con Israele»

Da L'OPINIONE di martedì 14 febbraio 2006:

La questione sta in una frase: “Può anche darsi che la pubblicazione di queste caricature sia perfettamente legale, ma non è indifferente e quindi deve essere respinta per ragioni morali e politiche” E’ il passaggio chiave di una dichiarazione firmata dai primi ministri di Turchia e Spagna, Erdogan e Zapatero, ripresa, il 9 febbraio, da l’Unità con il titolo “Scontro di Inciviltà”. Che i due capi di governo proclamino insieme di volere esercitare il loro potere esecutivo al fine di anteporre ragioni morali e politiche alla libertà di stampa e alle linee editoriali dei media, teorizzandone così il controllo da parte del potere politico e la censura, dimostra due cose: 1. - Che la proposta di Emma Bonino di accelerare l’iter che dovrebbe vedere, nei prossimi anni, la Repubblica di Turchia divenire membro dell’Unione Europea è avventata. Anzi, lo stato delle cose suggerisce che, prima di inserire nell’Unione un paese con 70 milioni di musulmani sunniti (oltre il 99,8 % degli abitanti), destinato a diventare il secondo paese per rappresentanza parlamentare a Strasburgo, il percorso è ancora lungo, difficile e richiede una necessaria riconfigurazione correlata all’assetto dell’intero Medio Oriente. Una Turchia nell’Unione in tempi accelerati, tanto per dimostrare al mondo islamico che l’Europa “è buona” perché si annette un bel pezzo di Islam, non sta in piedi. Non è l’Europa, una libera associazione di Stati, a dover scambiare la sicurezza con la libertà. Non siamo noi europei a doverci dimostrare sottomessi alla brutalità dei nuovi aspiranti califfi e a subire supinamente le pessime condotte dei governi dispotici e corrotti del Medio Oriente che opprimono i loro popoli tenendoli in uno stato di perdurante sottosviluppo e diffusa ignoranza. Già l’allargamento dell’Unione a paesi che sono, a tutti gli effetti, “mercati ed economie emergenti ha inserito nell’agenda comunitaria questioni ancora irrisolte, tra cui la libera circolazione dei cittadini dei paesi ultimi affiliati come la Polonia e la Romania. Il mercato finanziario e quello delle merci sono integrati ma, per il settore dei servizi e delle prestazioni professionali, la strada è ancora lunga. L’economia Turca cresce del 7 % ma ha l’inflazione al 7,9 %, forti squilibri nella distribuzione delle ricchezze e un reddito pro-capite di soli 7.000 dollari (dato 2002). Un boccone che potrebbe risultare, oggi, troppo grande e indigesto per un’Europa fragile e divisa. 2. - Che Zapatero tradisce i fondamenti della civiltà giuridica liberale costituzionale, faticosamente conquistata al prezzo di guerre costate milioni di morti, confondendoli con il suo socialismo anarcoide e con un modello multiculturale già fallito in Francia. Non bisogna risalire al Secondo Trattato sul governo di John Locke per rilevare che il liberalismo nasce proprio come limite all’arbitrio illimitato dell’individuo che altrimenti danneggerebbe gli altri membri della società, costruendo così l’ambito sociale delle libertà individuali. Ma quest’intuizione, fondamentale per la civiltà occidentale, fonda l’altra sua gamba nella separazione dei poteri nelle loro rispettive sfere d’influenza e nel bilanciamento equilibrato degli stessi. E’ un impianto che precede storicamente e costituisce la premessa indispensabile per la democrazia parlamentare e il suffragio universale. L’Europa che propugnano tipi come Zapatero o Erdogan non ci piace ed è ora che si dica, forte e chiaro, che non è l’Europa che vogliamo. Il processo che porterà la Turchia in futuro a divenire un membro a pieno titolo dell’Unione Europea deve continuare, purché esso non resti isolato in un mero ambito bilaterale ma s’inserisca in un più vasto processo multilaterale, nel cui contesto, è essenziale e imprescindibile per la sicurezza comune, la stabilità e lo sviluppo delle libertà e della democrazia in Medio Oriente che analogo percorso, graduale e progressivo sia compiuto da Israele. Il ministro Martino ha proposto di coinvolgere Israele nella Nato. Un primo passo necessario per pensare ad un futuro allargamento dell’Unione in un quadro di sicurezza e stabilità geopolitica. I tempi per la realizzazione di questo disegno saranno lunghi, e molteplici gli ostacoli da superare, ma non c’è ragione per fare la scelta frettolosa di un precoce inserimento del gigante Turco in un quadro di contemporanea instabilità del quadrante mediorientale e dell’Asia centrale. Una turbolenza che potrebbe scardinare gli equilibri culturali, economici e politici del continente europeo.

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