L'Anp continua a onorare i terroristi suicidi quale pace è possibile con chi esalta l'odio e la violenza?
Testata: L'Opinione Data: 29 agosto 2004 Pagina: 4 Autore: Giorgio de Neri Titolo: «Premio di poesia per la kamikaze prima gaffe per il governo palestinese»
L'OPINIONE di sabato 27 agosto 2005 pubblica un articolo di Giorgio De Neri che dovrebbe indurre a serie riflessioni i politici europei che si ostinano a finanziare la propaganda d'odio palestinese, con l'illusione, stando alle loro parole, che i soldi dati all'Anp, il cui impiego non viene mai adeguatamente monitorato, servano a favorire la "pace".
Catastrofica ingenuità o cinismo della peggior specie ?
Ecco il testo: "Ora tocca ai palestinesi l’onere della prova. Devono combattere le organizzazioni terroristiche, smantellare le strutture del terrorismo e dimostrare sincere intenzioni di pace per poter sedere con noi al tavolo negoziale. Il mondo aspetta la risposta dei palestinesi². Si era rivolto così Ariel Sharon alla nazione israeliana il 15 agosto.
E Abu Mazen raccontava di volere fermare il terrorismo perché assicurava di avere capito che i palestinesi "adesso dovevano farla finita di distruggere e ricominciare invece a ricostruire il proprio destino". Parole, forti come quelle che si dicono nei momenti in cui la storia di un paese sta per cambiare.
E se si tratta di un paese tenuto in ostaggio per 40 anni dalle bande armate dei terroristi e dall'ambiguità di un profittatore come Arafat, parole di grande speranza.
Peccato però che la pratica smentisca sempre la teoria, quando si parla di uomini politici palestinesi.
Nei giorni del ritiro, esattamente lunedì 21 agosto, il ministero della Cultura dell’Autorità palestinese aveva appena pubblicato il suo "Libro del Mese", cioè una raccolta di poesie in onore della terrorista suicida Hanadi Jaradat responsabile dell’assassinio di 29 israeliani innocenti.
Hanadi Jaradat viene definita "Rosa della Palestina, Iris del Carmelo, Martire di Allah". La poesia a lei dedicata si concludeva così: "Oh, Hanadi! O Hanadi! / Fa’ tremare la terra sotto i piedi del nemico! / Fallo esplodere!".
Non è un’iniziativa privata, ma di un ministero palestinese finanziato dall’Unione europea e dalle Nazioni unite.
E questo va sempre sottolineato.
Il libro è stato distribuito come supplemento speciale del quotidiano Al-Ayyam. Non basta, il giorno dopo un articolo del quotidiano ufficiale dell'Anp, Al ayat al jadida, informava i palestinesi che Hamas adesso sta reclutando donne per la guerriglia. "Non possono fare le kamikaze - diceva l'articolo - perché una fatwa dei fratelli musulmani glielo proibisce, ma ci sono tante altre maniere di far parte della jihad come lanciare missili kassam, far parte di battaglioni armati che possono tendere imboscate ai militari israeliani.." e così via.
La politica del doppio binario scelta nel 1964 da Arafat sembra ben lungi dall'essere andata in pensione.
E il doppio standard comprende anche la doppia comunicazione: quando si parla in arabo alla propria gente il linguaggio è la propaganda armata e la predicazione d'odio, quando si parla, di solito in inglese, alle tv straniere, ai media inglesi e alla stessa al Jazeera che oramai la vedono tutti in tutto il mondo con una parabola da 150 euro allora si ritorna alle rassicurazioni su una pace imminente. Sempre chiedendo a Israele di fare di più.
Ma loro, i palestinesi, che faranno per fermare il terrorismo?
Per ora a parte le chiacchiere e le gaffe che contraddicono le tante promesse si è visto ben poco. E mentre hezbollah si sta approfittando del caos in atto a Gaza e nella West bank per rosicchiare un po' di territorio a sud del Libano da cui lanciare i propri attacchi assassini a Israele, un altro poco encomiabile palestinese, Abdallah Azzam, un terrorista tanto per cambiare, per fortuna ucciso in un omicidio mirato da Israele alcuni anni fa, diventa il simbolo di una nuova filiale di Al Qaeda: quella in Giordania.
Infatti la branca di Al Qaeda che agisce in Giordania e che ha rivendicato qualche giorno fa il doppio attacco al porto giordano di Aqaba e all'aereoporto israeliano di Eilat (bilancio un morto tra i soldati giordani di stanza al porto di Aqaba) ha preso il proprio nome di battaglia da questo ideologo dell'odio che in passato fu considerato il vero e proprio maestro ideologico di Osama bin Laden.
Azzam infatti è stato prima un imam della fratellanza mussulmana e poi uno dei fondatori di Hamas.
Era un uomo che aveva molta influenza persino sullo sceicco Ahmed Yassin e la sua opera intrisa d'odio e fanatismo è adesso diffusa in tutti i territori amministrati dall'Anp.
Poi venne ucciso da Israele con un missile teleguidato.
Da allora non solo è diventato un eroe per tutti i terroristi palestinesi ma anche per quelli che stanno cercando di esportare il terrorismo islamico in tutto il resto del mondo. Ecco oggi il mondo chiede ai palestinesi, oltre che di rompere con la lotta armata e con il terrorismo, di scegliersi altri simboli da commemorare e di altri esempi da esportare in tutto il resto del mondo islamico. Finché questa doppiezza e questa ipocrisia non sarà per sempre finita e bandita dalla loro cultura, parlare di pace sarà solo un esercizio di retorica e finirà per dare ragione a chi (tra cui Daniel Pipes) ha messo in guardia gli israeliani dal fare concessioni "agratis" come il ritiro da Gaza che potrebbe avere le stesse controindicazioni di quello dal sud del Libano nel 2000. All'epoca il terrorismo si moltiplicò perché i capi della guerriglia si vendettero il passo diplomatico di Israele come una resa senza condizioni alla guerriglia degli hizbullah. Oggi la storia rischia di ripetersi. Invitiamo i lettori di Informazione Corretta ad inviare il proprio parere alla redazione de L'Opinione. Cliccando sul link sottostante si aprirà una e-mail già pronta per essere compilata e spedita.