Le amicizie pericolose dei rettori italiani lo sceicco al Tantawi, che ribadisce il suo sostegno alle stragi di civili israeliani
Testata: L'Opinione Data: 02 agosto 2005 Pagina: 3 Autore: Dimitri Buffa Titolo: «Università e terrorismo islamico Le cattive amicizie dei rettori»
L'OPINIONE pubblica a pagina 3 un articolo di Dimitri Buffa, "Università e terrorismo islamico Le cattive amicizie dei rettori", che riportiamo: Adesso dovranno chiedere scusa a Magdi Allam. Acapo chino e possibilmente cosparso di cenere. Chi? Quei magnifici rettori di alcune università italiane specializzate in orientalistica e lingue asiatiche che hanno passato tutta la scorsa settimana a polemizzare con il vicedirettore del Corriere della sera reo, lunedì passato, di avere additato i loro atenei ad esempio negativo in un fondo per il "Corriere" uscito il 25 luglio e dal titolo non equivocabile: "amicizie sbagliate". Di quali amicizie si trattava? Di quelle con alcuni imam fondamentalisti della famosissima università islamica di al Azhar, tra cui il famigerato Mohamed Sayed al Tantawi. L’antefatto era la firma lo scorso 15 giugno al Cairo di un protocollo per la creazione di un Comitato accademico italo-egiziano di "studi comparati per il progresso delle scienze umane nel Mediterraneo". I rettori coinvolti sono quelli de La Sapienza di Roma, del Pontificio istituto orientale del Vaticano, dell’Orientale di Napoli, della Bocconi di Milano e dell’Iuav di Venezia. Allam con il solito stile diretto e senza peli sulla lingua metteva in guardia i magnifici cinque rettori dall’avere rapporti con lo shaik al Tantawi che, per quanto buon amico del Papa polacco Karol Wojtyla, avendolo accolto al Cairo nel 2000 e avendo partecipato ai suoi funerali, in più occasioni aveva legittimato il terrorismo suicida dei palestinesi in Israele. L’ultima il 7 settembre 2004 nel solito convegno della Sant’Egidio a Milano dal titolo "Disarmare il terrore, un ruolo per i credenti". E lo stesso quotidiano dei vescovi, l’ "Avvenire", non noto per simpatie filo israeliane, aveva sottolineato con scandalo la circostanza. Apriti cielo. Prima l’ambasciatore d’Italia in Egitto Antonio Badini con una piccata lettera, in cui difendeva l’operato dello sceicco Tantawi, poi gli stessi magnifici cinque, rettori, rimproveravano ad Allam di "non volere dialogare", straparlando di incontro tra civiltà. Ieri la sorpresa: in un’intervista al "Corriere della Sera" e in un’altra a "La stampa" , l’al Tantawi, di cui sopra, ribadiva la propria doppia morale sul terrorismo suicida, cattivo a Londra o eventualmente a Roma, buono e giusto in Israele. Infatti quelli palestinesi per lui si chiamano "martiri". Allam nei giorni scorsi aveva dovuto chiudere la polemica in maniera un po’ sotto tono. Era chiaro che qualcuno al Corriere gli aveva suggerito di non calcare la mano per evitare problemi diplomatici al disinvolto Badini in Egitto. Adesso che morale trarranno costoro che avevano gettato la croce sul coraggioso giornalista che deve vivere con sei gorilla di scorta da due anni proprio per avere osato infrangere il non detto in materia di rapporti dell’occidente con i cattivi maestri arabi della jihad? L’episodio che ha visto protagonista Allam ha qualche analogia con un altro, tutto interno alla comunità islamica della capitale, che ha avuto per vittima Omar Camiletti, il moderato vicesegretario italiano della Lega musulmana mondiale. Camiletti domenica ha letto su "Repubblica " una sorta di fatwa pronunziata contro di lui dal cosiddetto imam di Centocelle, il tunisino Samir Khaldi. Quello che non si era accorto del fatto che uno dei ricercati per le bombe londinesi pregava nella sua "moschea fai da te". Khaldi ha detto tramite "Repubblica" che Camiletti in quella moschea era meglio se non si faceva vedere. Ieri Camiletti, che ha trovato veramente grave l’episodio "in cui un rifugiato politico accolto in Italia si erge a autorità religiosa che vieta nel nostro paese qualsivoglia comportamento a un italiano" ha emesso un durissimo comunicato di condanna sia per le parole di Khaldi, sia per l’amplificazione quasi compiaciuta che hanno ricevuto da parte della cronaca romana di un organo di stampa della sinistra politically correct. "Se è comunque triste sentire da un imam parole cosi intrise di astio e di arroganza – si legge nel comunicato emesso da Camiletti - nondimeno in tali farneticazione il suo demone gli ha fatto gettare la maschera: poiché, se ci si dovrebbe vergognare a chiedere pluralismo, trasparenza finanziaria e fare vero dialogo interreligioso con la società italiana, manifestando eufemisticamente la pretesa di non gradire in un luogo sacro un italiano di religione musulmana che si trova nella sua terra, nel suo quartiere e fra la sua comunità, allora la situazione è giunta davvero ad un punto critico." "Del resto – scrive Camiletti - della necessità di evoluzione dell’islam in Italia ne parlo da tempo e non solo ai giornali: ho affermato questa esigenza alla comunità islamica di via Padova a Milano, nella moschea di Napoli e con l’Associazione dei giovani musulmani dove sono stato sempre accolto con benevolenza ed attenzione." "Sarei colpevole agli occhi di costui che proclama di parlare a nome di Dio – argomenta il vicesegretario della Lega Musulmana mondiale - e per conto di un popolo da cui è palesamente distante, delle seguenti cose ingiuste: lavorare per la Grande Moschea nel tavolo interreligioso promosso dal Comune di Roma, non voler l’imposizione del velo alle donne, essermi battuto contro il racket delle macellerie islamiche, avere celebrato il centenario della Sinagoga di Roma, essermi ribellato agli anatemi contro Magdi Allam." "Di essere comunque e ovunque contro gli attacchi suicidi su inermi civili – afferma Camiletti - di aver solo stigmatizzato il film Submission, di non aderire alle contorsioni teologiche di Tariq Ramadan, e di non avere dato la parola a questo imam di Centocelle il 21 luglio alla manifestazione in Campidoglio contro il terrorismo." "Se a Centocelle si vogliono allontanare dei musulmani italiani come me – chiosa malignamente Camiletti - è perchè forse non devono vedere ciò che è risaltato drammaticamente lo scorso venerdi quando l’etiope accusato di essere un attentatore di Londra è stato visto frequentare disinvoltamente la moschea di Centocelle? E questo proprio mentre viene affermato come oggi uno dei compiti prioritari delle comunità islamiche sia la vigilanza e la collaborazione con le forze dell’Ordine ?" "Perciò al di la di un simile personaggio che accolto benignamente come profugo politico, si mette ora a dettar legge nel nostro paese – conclude Camiletti - invito le istituzioni italiane e la minoranza islamica di qualsiasi tendenza a riflettere se ci possiamo ancora permettere, grazie a formali leggi sull’associazionismo culturale, di lasciare nelle mani di cosi miserabili ed incapaci autocrati le nostre sale di preghiera, col rischio di essere trascinati inevitabilmente verso un destino di ghettizzazione." Per la cronaca l’imam di Centocelle è uno dei tanti che fa riferimento all’Ucoii di Hamza Piccardo e Nour Dachan, l’organizzazione islamica che proprio Magdi Allam suggerisce a Pisanu di mettere fuori legge. Invitiamo i lettori di Informazione Corretta ad inviare il proprio parere alla redazione de L'Opinione. Cliccando sul link sottostante si aprirà una e-mail già pronta per essere compilata e spedita.