Su Israele ancora gaffe ed ignoranza del presidente DS D'Alema non sa più cosa inventarsi
Testata: Il Foglio Data: 30 marzo 2004 Pagina: 2 Autore: Carlo Panella Titolo: «D'Alema sbrodola su Israele e ironizza sul»
La posizione di D'Alema da sempre ostile verso Israele, è stata ripresa in un articolo di Carlo Panella e pubblicato sul Foglio di ieri, 30 marzo '04. Panella, attento osservatore della realtà mediorientale, dice a D'Alema quello che gli viene. Condividiamo e gli inviamo un plauso. Massimo D’Alema ha aggiunto alle gaffe che hanno già caratterizzato la sua visita in Medio Oriente una provocazione nei confronti d’Israele, definito "aggressore". Insieme alla proposta di "associare" Israele e Palestina all’Ue. Dopo aver chiesto "impegni dell’Onu sull’Iraq", senza accorgersi che l’Onu li ha già presi; dopo aver attribuito a Rabin e alla sua repressione della prima Intifada le ragioni del terrorismo palestinese della seconda Intifada; dopo aver letto una lettera di Romano Prodi al Corriere della Sera, in cui il professore civetta con la "dottrina Zapatero", e si prende i rabbuffi dai governi da cui dipende, costretto a parlare "a titolo personale"; dopo tutto questo il presidente dei Ds ha rilasciato domenica un’intervista a Repubblica, col piglio del "dirigente dell’Ulivo mondiale" che gli è solito. Qui, l’affermazione grave, secondo cui la lotta al terrorismo da condurre nel mondo va divaricata da quella da condurre in Israele, uno Stato che, a suo dire, si è macchiato di una "colpa" storica: "Non possiamo e non dobbiamo accettare l’idea che a Gerusalemme si combatte il terrorismo come a Madrid. A Gerusalemme ci sono tragici atti di terrorismo inaccettabili e che vanno condannati e contrastati con durezza. Ma c’è anche uno Stato aggressore, Israele, che tende a confinare i palestinesi in una riserva indiana. A reprimerli, a umiliarli". Il terrorismo palestinese è dunque responsabilità dell’ "aggressione israeliana". "Aggressione" che, con tutta evidenza, secondo D’Alema, sarebbe iniziata nel 1967 e poi è continuata con tutti i governi successivi, a guida laburista o del Likud. D’Alema ripropone dunque, pari pari, la tesi Pci e dell’Unione Sovietica degli anni ’60, che hanno sempre letto la guerra dei Sei giorni come "aggressione" israeliana a fianco dell’"imperialismo americano", aggressione di cui l’occupazione dei Territori, che ne è derivata, sarebbe la conseguenza dovuta. Il particolare che quella guerra sia stata preparata da Nasser con la sua Olp guidata da Ahmed al Siqueiri e da Arafat (che aveva fondato al Fatah nel ’58) "per distruggere Israele", per "cancellarlo dalla faccia della terra"; il fatto che solo nel 1999 l’Olp abbia tolto dal suo Statuto la missione di "eliminare l’Entità sionista"; il fatto che 17 paesi arabi su 22 si rifiutino, a oggi, di riconoscere la legittimità della sua esistenza sancita dall’Onu: tutti questi eventi per D’Alema non sono accaduti e non accadono. Di più, Israele oggi, per il leader ds, sviluppa nei confronti dei palestinesi una politica di apartheid ("riserva indiana") degna del Sudafrica razzista. E una sovrapposizione totale alle teorie più oltranziste dei più oltranzisti dei leader palestinesi. La tesi di D’Alema ha suscitato la protesta, pubblicata ieri da Repubblica, dell’ambasciatore d’Israele in Italia, Ehud Gol, ed è una presa di posizione che impedisce qualsiasi dialogo, qualsiasi ruolo di mediazione tra le parti di chi, pure, si dice titolare di una missione a nome dell’Internazionale socialista. Sempre nel tentativo di accreditare la sua caratura come futuro ministro degli Esteri, D’Alema "equilibra" il maldestro affondo contro Israele, lanciando la proposta di "associare" Israele e Palestina all’Ue. Senza sapere che Israele è già saldamente "associato" all’Ue da ben 29 anni, dal 1975. Senza ricordarsi di avere personalmente applaudito l’analoga proposta avanzata da Berlusconi per la Palestina, il 9 ottobre 2001 ("un paluso particolare di D’Alema per le affermazioni di Berlusconi riguardanti il Piano Marshall per la Palestina alla Camera", Ansa 9/10/2001). Da tre anni questa iniziativa che implica come fatto tecnico-politico l’associazione all’Ue è sviluppata da Berlsuconi (col plauso di Shimon Peres) che l’ha fatta approvare dall’Ue dal Consiglio di Barcellona del 15 marzo 2002 (con l’obiettivo di destinarvi 6,2 miliardi di euro in 5 anni), mentre Giulio Tremonti ha ottenuto al vertice di Dubai del G8 un’ulteriore approvazione di uno stanziamento di 5 miliardi dollari. Provocazioni, imprecisioni, scopiazzature tenute insieme da un solido residuo della formazione da Giovane Pioniere. Una scoria di leninismo antimperialista che spiega anche un episodio minore, raccontato da chi passava di lì: in occasione del dibattito sulla missione in Iraq, il leader dei Ds, nei corridoi di Montecitorio, ha detto, tra il serio e il faceto, a Marina Sereni, responsabile Esteri della Quercia, che era meglio che in Aula prendesse lui la parola e non il segretario dei Ds perché "Fassino, si sa, è un po’, diciamo, sionista". Appunto. 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