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Il Foglio Rassegna Stampa
10.02.2004 Israele ha bisogno di interlocutori credibili
Tocca a Washington e Roma muoversi

Testata: Il Foglio
Data: 10 febbraio 2004
Pagina: 0
Autore: Carlo Pelanda
Titolo: «Serve un triangolo di stabilità tra Roma,Washington e Israele, si chiama progetto Jerowa»
Riportiamo l'articolo di Carlo Pelanda pubblicato sul Foglio di oggi, martedì 10 febbraio '04.


In molte analisi sembra che Israele non abbia problemi con il mondo e che questi
esistano solo con gli islamici. Da cui si deduce che Israele possa tranquillamente avvalersi del mondo stesso per risolverli, basta che accetti i criteri di Stati Uniti, Unione europea e Nazioni Unite. Poiché la birichina non lo fa, il mondo non riesce ad aiutarla. Ma l’esatto contrario è la verità: Israele ha contro quasi tutto il mondo e per questo non riesce a trovare un interlocutore credibile. Le Nazioni Unite e l’Unione europea, di fatto, impongono a Gerusalemme di trattare con i palestinesi senza che questi diano prova certa di rispettarne il diritto all’esistenza ed alla sicurezza. Ciò permette agli anti-israeliani di avvalersi del mondo per fare il doppio gioco: far finta di negoziare e allo stesso tempo continuare la guerra con mezzi asimmetrici. L’America non lascia fare tale giochino in teoria, ma non riesce a evitarlo sul piano concreto perché non può essere incisiva al punto da inimicarsi senza rimedio le popolazioni islamiche, evento che ne danneggerebbe
gli interessi strategici. Motivo per cui la Road Map è caduta nel ridicolo
dell’infattibilità.
Il punto: è il mondo a non voler difendere l’esistenza e la sicurezza di Israele e ciò le rende impossibile qualsiasi soluzione negoziata del conflitto. Qui, esattamente, sta la disperazione di Israele. Non trova interlocutori credibili, quando tenta di farlo riceve come risposta una bomba e il mondo
continua a dirle di riprovare. Per questo Sharon non ha avuto altra opzione che
alzare un muro che separi Israele sia dai palestinesi sia dal mondo. E’ l’unica mossa realistica possibile: disperazione e necessità. Ma è un segnale di forza e non di debolezza: Israele può difendersi da sola indipendentemente dal mondo. Chi non lo coglie non vede il punto dello scenario. Se ridotta alla disperazione Gerusalemme potrebbe destabilizzare tutto il sistema globale, non per intenzione, ma come conseguenza indiretta di una sua "autodifesa singola" altrettanto globale di cui è capacissima. Poiché non è suo interesse né del mondo che ciò avvenga sarebbe ora che il secondo, in particolare l’Unione europea, modificasse le sue valutazioni. Finora, per interessi petroliferi e commerciali, è stato più vantaggioso essere amici degli islamici e quindi non dare garanzie a Israele. Ma lo scenario è cambiato: è più pericoloso il fanatismo islamico o la disperazione degli ebrei? Sette volte di più la seconda. Quindi sarebbe razionale che Parigi, Londra e Berlino cambiassero il metro. Ma non lo faranno. Quindi toccherà a Washington e a Roma formare un triangolo di stabilità, garanzie e iniziativa con Gerusalemme, progetto Jerowa.
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