Riprendiamo da LIBERO di oggi, 03/04/2025, a pag. 15, con il titolo "Wojtyla, celebrato ma non capito. Un profeta che continua a parlare" il commento di Antonio Socci.
Antonio Socci
A vent’anni dalla morte, Giovanni Paolo II è più vivo che mai. Ha segnato in modo indelebile la storia della Chiesa e del mondo. E, più in particolare, la vita personale di diverse generazioni. Non solo la mia. che era stata investita dall’ubriacatura marxista degli anni Settanta. Anche le successive.
Giorgia Meloni, che è molto più giovane di me, nel suo libro “Io sono Giorgia” ha scritto: «È stato un altro grandissimo uomo, un santo, ad avvicinarmi con semplicità, e con il suo potentissimo esempio, a Dio: Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyła. Il più grande pontefice dell’era moderna e il più grande statista di tutto il Novecento. Ma anche di più».
Quel 16 ottobre 1978, quando si affacciò dal balcone di San Pietro, subito avemmo l’impressione che un imprevedibile uragano di luce fosse arrivato da oltrecortina. Il suo potente «Aprite le porte a Cristo!», rivolto al cuore di ciascuno, ai popoli e agli Stati, ai sistemi economici e alle culture, illuminò quei decenni («Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà! Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera! Non abbiate paura!»). I media lo ricordano in questi giorni – anche per il suo enorme carisma – ma, dopo aver fatto fatica a capirlo da vivo, non riconoscono oggi l’attualità della sua profezia. O non vogliono. Non comprendono che si tratta di un profeta.
Tutti gli attribuiscono il merito del crollo dei sistemi comunisti dell’Est europeo ed è giusto, perché lui dette voce alla “Chiesa del silenzio” e coraggio a quei popoli martirizzati dalla barbarie totalitaria (mentre la nostra intellighenzia, amoreggiando con il marxismo, lo irrideva come reazionario). Ma non si è ancora compreso che - come il Papa stesso spiegò - il comunismo stava fallendo da solo, e il ruolo diretto e fondamentale di Giovanni Paolo II fu soprattutto quello di scongiurare l’implosione violenta di un blocco la cui nomenklatura era disperata e aveva un immenso arsenale di armi nucleari: secondo le logiche della storia e della loro ideologia, avrebbero potuto tentare, come ultima carta di sopravvivenza, la guerra all’Occidente (infatti negli anni Ottanta, com’è noto, ci si andò vicinissimo).
Attorno al 2000, quando già aveva compiuto il suo capolavoro (il crollo incruento del comunismo, per l’appunto), Wojtyla si scontrò con la leadership europea che rifiutava sprezzantemente di riconoscere le radici cristiane dell’Europa- e così fu costruita una Ue che è un mostro burocratico che annichilisce i popoli. Perché Wojtyla è stato il Papa delle patrie, la sua “teologia delle nazioni” resta un pilastro della libertà dei popoli ed è incompresa anche oggi (perfino in Polonia è arrivato un governo “europeista” che gli è ostile).
Ieri Vatican News ha ricordato alcune intuizioni profetiche di Giovanni Paolo II. Impressionante quello che dichiarò in Ucraina nel 2001 disegnando «un tracciato di pace» che univa est e ovest: «Il mio augurio è che l'Ucraina possa inserirsi, a pieno titolo, in una Europa che abbracci l'intero continente dall’Atlantico agli Urali. Come dicevo al termine di quel 1989 che tanto rilievo ha avuto nella storia recente del Continente, non ci potrà essere un’Europa pacifica e irradiatrice di civiltà senza questa osmosi e questa partecipazione di valori differenti eppure complementari, che sono tipici dei popoli dell’Est e dell’Ovest».
La sua «Europa dall’Atlantico agli Urali», che avrebbe evitato oggi la guerra Ucraina/Russia, era a portata di mano: si ricordi il vertice Nato di Pratica di Mare del 2002 con Bush e Putin, organizzato dal premier italiano Berlusconi. Poi tutto abortì per responsabilità di entrambe le parti. Ma oggi il presidente Trump riprende proprio quell’intuizione. È l’unica strada possibile: riportare (con fatica) la Russia sul sentiero interrotto della democrazia e nell’alveo dell’Europa. È la migliore deterrenza, la sola garanzia di pace.
Parole egualmente profetiche il Papa ebbe per il Medio Oriente: «È la riconciliazione ciò di cui ha bisogno la Terra Santa: perdono e non vendetta, ponti e non muri. Questo esige che tutte le guide della regione seguano, con l’aiuto della comunità internazionale, il cammino del dialogo e dei negoziati che conduce alla pace duratura».
La sua fortissima opposizione alle guerre ebbe accenti apocalittici, come ha ricordato ieri Andrea Tornielli sempre su Vatican News. Il suo stesso appello per la pace e il disarmo in questi giorni risuona, egualmente drammatico, negli interventi di Francesco. Il quale, per la canonizzazione di Karol Wojtyla e di Papa Roncalli, disse: «Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II hanno collaborato con lo Spirito Santo per ripristinare e aggiornare la Chiesa secondo la sua fisionomia originaria, la fisionomia che le hanno dato i santi nel corso dei secoli. Non dimentichiamo che sono proprio i santi che mandano avanti e fanno crescere la Chiesa... In questo servizio al Popolo di Dio, san Giovanni Paolo II è stato il Papa della famiglia.
Così lui stesso, una volta, disse che avrebbe voluto essere ricordato».
Papa della famiglia e della vita, fu aperto al dialogo con tutti (ricordiamo le giornate di Assisi), fu però ben consapevole dei rischi che rappresentava la non integrazione in Europa di vaste popolazioni islamiche.
Qualche anno fa, un autorevole ecclesiastico (che aveva lavorato in Vaticano e che era stimato da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI) rivelò una “confidenza mistica” del Papa polacco: «Ricordalo a coloro che tu incontrerai nella Chiesa del terzo millennio. Vedo la Chiesa afflitta da una piaga mortale. Più profonda, più dolorosa rispetto a quelle di questo millennio. Si chiama islamismo. Invaderanno l’Europa. Ho visto le orde provenire dall’Occidente all’Oriente. Invaderanno l’Europa, l’Europa sarà una cantina, vecchi cimeli, ricordi di famiglia. Voi, Chiesa del terzo millennio, dovrete contenere l’invasione. Ma non con le armi, le armi non basteranno, con la vostra fede vissuta con integrità».
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