Riprendiamo da LIBERO di oggi 03/04/2025, a pag. 8, con il titolo "Assalto violento alla polizia. Altri arresti ad Askatasuna", il commento di Francesco Storace.
Francesco Storace
A processo magari ora ci andranno i poliziotti che hanno notificato i domiciliari ad un gruppo di militanti di Askatasuna? Il centro sociale torinese, che ha appena “festeggiato” le condanne miti che hanno tolto di mezzo l’associazione per delinquere, vede suoi 4 attivisti ristretti in casa.
Sono quelli identificati per gli scontri del 9 gennaio scorso quando l’estrema sinistra scese in piazza in quei giorni in varie città per «il delitto Ramy». Manifestavano contro i carabinieri che si erano permessi un inseguimento nelle vie di Milano verso chi non si era fermato al blocco di polizia con tutte quel che ne conseguì.
Ieri mattina, alcuni dei magnifici compagni di Askatasuna sono stati buttati giù dal letto dagli uomini in divisa.
«Non c’è bisogno di vestirvi, adesso restate dentro casa», gli hanno detto in buona sostanza. Altri 4 si dovranno presentare ogni giorno in commissariato come indagati per il reato di resistenza aggravata a pubblico ufficiale.
LA RIVOLTA
In realtà i manifestanti furono più di 500, e, dopo essersi concentrati in piazza della Repubblica e aver dato vita ad un corteo in solidarietà per la morte di Ramy Elgani, raggiunsero il Commissariato di Dora Vanchiglia imbrattandone le mura e rompendo le vetrate, per un danno di circa 12.500 euro.
Nella stessa circostanza poi si verificò un fitto lancio di oggetti, artifici esplodenti, bottiglie di vetro e pietre all’indirizzo delle forze dell’ordine, con danneggiamento dei mezzi di servizio per un totale di circa 18mila euro, utilizzando pali in ferro della segnaletica stradale e transenne metalliche, aprendo anche lo sportello di un blindato all’interno del quale si trovava un militare.
I manifestanti continuarono poi il corteo per il centro cittadino, raggiungendo piazza Carlina dove ha sede il Comando Legione Carabinieri Piemonte e Valle d’Aosta, lanciando nuovamente pietre, bottiglie, petardi ed altri oggetti contro le forze dell’ordine.
Durante gli episodi di violenza rimasero feriti 4 agenti del Reparto Mobile di Torino e un militare dei Carabinieri.
Non saranno un’associazione a delinquere, ma certo è che avvicinarsi a costoro non deve essere proprio una cosa da fare a cuor leggero.
Ovviamente, le prime reazioni – per fortuna verbali, per ora – non si sono fatte attendere: «La Digos si presenta alle prime luci dell’alba a casa di giovani compagni e compagne per notificare diverse misure cautelari. Quando si dice legarsela al dito», hanno commentato da Askatasuna sui social riferendosi alla sentenza pronunciata lunedì scorso con l’esclusione dell'associazione per delinquere per gli attivisti dello stesso centro. Ritengono quindi che si tratti di una sorta di rappresaglia.
Ma la rabbia monta tra le forze di polizia, troppo spesso costrette a sopportare le aggressioni partite – stando alle tante denunce – proprio da quel centro sociale.
LE REAZIONI
E ieri si è fatta sentire anche l’associazione dei funzionari di polizia, esprimendo “compiacimento” per l’operazione condotta dalla Digos di Torino: «I soggetti destinatari dei provvedimenti risultano coinvolti nei gravi episodi di violenza verificatisi lo scorso 9 gennaio, quando — approfittando di un corteo — si sono resi protagonisti di un vero e proprio assalto al commissariato Dora Vanchiglia e successivamente alla sede del Comando Legione Carabinieri Piemonte e Valle d’Aosta. Sono professionisti del disordine, le loro azioni tese a strumentalizzare il diritto di manifestare non possono trovare alcuna legittimazione in uno Stato democratico. Le violenze non sono solo aggressioni a uomini e donne delle Forze dell’Ordine, ma costituiscono autentiche lesioni alla democrazia e alla civile convivenza del nostro Paese».
Ovviamente va messa in discussione l’azione di buon vicinato che incredibilmente vede protagonista il comune di Torino. Dice la deputata di Fdi Augusta Montaruli: «Le misure cautelari notificate ad alcuni attivisti del centro sociale di Askatasuna dimostrano che la delibera comunale di proroga del patto di collaborazione con il centro sociale è nulla perché manca di un requisito essenziale: la non violenza. Prima di queste misure erano arrivate le condanne a oltre 22 anni per altri episodi di violenza. Cosa ancora deve accadere perché il sindaco di Torino faccia un passo indietro sulla sanatoria? L’amministrazione Lo Russo rinnovando la collaborazione con Askatasuna ha deciso di fatto di schierarsi con i violenti, anziché con gli uomini in divisa».
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