Le Pen, un finale un po' troppo napoleonico
Newsletter di Giulio Meotti
Testata: Newsletter di Giulio Meotti
Data: 02/04/2025
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: Un finale un po' troppo napoleonico

Riprendiamo il commento di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "Un finale un po' troppo napoleonico".


Giulio Meotti

Giustizia ad orologeria che colpisce solo a destra, come nel caso di Le Pen, un sistema chiuso che non riesce a fronteggiare l'islam fondamentalista, ma protegge i vecchi partiti dalla destra.

Nel 1804, il Primo Console Napoleone Bonaparte decise che il duca d'Enghien era una minaccia politica. Quando Joseph Fouché, Ministro della Polizia, apprese che il duca era stato ucciso osservò: “C’est pire qu’un crime, c’est un faute”. Questo è peggio di un crimine, è un errore. L’osservazione è spesso attribuita, errando, a Talleyrand. Ma il capo della polizia si sbagliava: due mesi dopo, il Primo Console era imperatore e il duca dimenticato.

La fine giudiziaria del leader dell’opposizione è un crimine politico, ma si rivelerà anche un errore? Un tribunale francese ha inflitto alla leader della destra francese Marine Le Pen un divieto di cinque anni di candidatura per “appropriazione indebita”. Contrariamente alle previsioni della maggior parte dei commentatori, i giudici hanno deciso che le azioni di Le Pen erano così gravi da doverle impedire di ricandidarsi. Nessuno crede che Jordan Bardella coi denti da latte possa farcela (i gollisti sono fuori gioco da anni), per cui la sentenza è un terremoto politico.

Marine Le Pen non mi è mai piaciuta: classica nazionalista, è illiberale e assistenzialista in economia, è giacobina e un po’ grillina, non gli interessa la questione culturale e ha legami internazionali un po’ troppo maneggioni (su molte cose, Le Pen è lo specchio destro di Mélenchon). Ma nessun leader continentale ha lavorato più duramente di Marine per “de-demonizzare” il suo partito dal marchio (ormai vuoto e solo un’arma politica) di “estrema destra”. Il che, nel suo caso, ha incluso persino la cacciata del fondatore del partito che era anche suo padre, il sulfureo Jean-Marie Le Pen.

Il commento di Giorgia Meloni mi è sembrato il più logico: “La democrazia non può gioire”.

Le Figaro, giornale gollista e non lepeniano, dice: “Il massimalismo giudiziario è chirurgico e ricade sempre dalla stessa parte. A sinistra ci sono coloro che vorrebbero che la giustizia imponesse la trasparenza della virtù al chiaroscuro politico. Per prevenire l'illiberalismo tutti i mezzi sono buoni, anche la riduzione della libertà. È il partito della bilancia. A destra, i sostenitori della sovranità popolare che ritengono che una casta si sia impossessata del tesoro democratico e che stia espropriando gli elettori del loro potere primario: il voto. Per riprendere il controllo sono pronti a buttare via tutto, perfino la separazione dei poteri. È il partito delle urne. Ma bisogna aver frainteso completamente lo spirito dei tempi per credere che la neutralizzazione elettorale di Marine Le Pen fermerà la rivolta delle classi medie”.

Anche un veterano gollista come Franz-Olivier Giesbert, ex direttore di Le Point, è atterrito: “La Francia è ancora una democrazia? Qui non è il potere politico a metterla in discussione, come negli Stati Uniti sotto l'era Trump. Nel nostro paese, oggigiorno, il pericolo viene da un partito furtivamente antisemita che propugna l'insurrezione, intendo la France Insoumise, e da una giustizia ultrapartigiana di diritto divino che, approfittando della debolezza dello stato, continua a far avanzare le sue pedine per raggiungere i suoi fini. È scandaloso che Marine Le Pen sia stata colpita, dopo il processo, da una condanna esecutiva di ineleggibilità fin dal primo grado, senza attendere la fase di appello”.

La democrazia si basa su un sottile equilibrio di poteri. Quando il giudice diventa arbitro elettorale, lo squilibrio è vertiginoso. Tre giudici ora in Francia cambiano il futuro del paese e mobilitano la legge contro il popolo. E non è normale se il presidente della Corte Costituzionale è uno dei principali alleati di Emmanuel Macron ed ex leader del suo partito. Richard Ferrand ha assunto l'incarico di Presidente del Consiglio Costituzionale l'8 marzo di quest'anno dopo essere stato nominato da Macron. È stato segretario del partito di Macron nel 2016-2017, leader del gruppo parlamentare e Presidente del Parlamento nel 2018-2022. Ha fatto parte del consiglio esecutivo dei macroniani fino al 2022 ed è stato membro del partito fino a 4 mesi fa.

Un po’ come i magistrati di Mani Pulite finiti tutti eletti in Parlamento nelle liste del PDS, DS e PD dopo aver decapitato tutti i partiti della Prima Repubblica.

Mme Le Pen era in cima a tutti i sondaggi presidenziali degli ultimi due anni, il che suggerisce che il vero problema per il cosiddetto “mainstream” è che l’“estrema destra” non era più agli estremi ma occupa una fetta sempre più grande dello spettro politico (gli ultimi sondaggi la davano per presidente).

Stiamo assistendo a una nuova manifestazione della secessione delle élite? “Sappiamo meglio di voi cosa è bene per voi”, sembrano dire i giudici agli elettori. Questi deplorevoli dalla mentalità ristretta, un po’ razzisti, quasi tutti bianchi, che fumano sigarette e guidano motori diesel, inquinano le strade e le menti delle persone. Fuori dalla nostra vista!

Dirottare denaro pubblico europeo a favore di un partito e indignarsi per la punizione che sta subendo dopo averla votata in Parlamento è ridicolo. Tipico caso di nemesi giacobina. Ma la condanna per "appropriazione indebita" deriva da una pratica tipica dell'Unione Europea (l’accusa che ferma Le Pen non vale per il premier Francois Bayrou). Il Parlamento Europeo paga gli "assistenti" dei suoi membri, che dovrebbero lavorare solo su questioni europee. Quindi supponiamo che il capo del tuo partito in patria venga in città e tu mandi l'assistente a prenderlo alla stazione e a riportarlo in ufficio. In teoria, hai commesso qualcosa che può essere interpretato come un crimine. E in tribunale ci saranno sempre abbastanza "zone grigie" che, quando devono incastrarti, salteranno fuori. E ora anche Bayrou si dice “colpito” dalla sentenza.

Il fatto che una decisione abbia effetti politici non significa che sia di per sé motivata politicamente. Ma in Italia lo sappiamo bene: sono 30 anni che una magistratura ideologizzata e con ambizioni di governo fa strame della classe politica.

Hanno fatto 32 processi a Silvio Berlusconi, accusato di essere un mafioso, un puttaniere, un corruttore, un evasore, un concussore, un bugiardo e un diffamatore. E ora per la prima volta nella Quinta Repubblica il leader dell'opposizione sarà sottoposto a residenza coatta con sorveglianza elettronica.

Per due anni, Le Pen sarà agli arresti domiciliari e costretta a indossare un braccialetto alla caviglia, come il suo collega criminale Adel Kermiche, anche se nel suo caso i gendarmi hanno disattivato il braccialetto elettronico per un paio d'ore al giorno per consentire a Kermiche un po' di privacy, nel corso della quale ha sgozzato padre Jacques Hamel durante la messa.

Sembra che l’establishment sia deciso a non permettere alcun cambiamento su nulla di ciò che conta davvero, ovvero la resa degli stati nazionali più accomodanti del pianeta alle nuove invasioni barbariche. Il "firewall" politico fatica a tenere, così i giudici devono fornire una foglia di fico di legittimità a un sistema un po’ truccato.

Mi è capitato di rileggere una cosa che ha detto tre anni fa il compianto politologo francese Patrick Buisson: “La nostra società è come la contessa du Barry: ‘Ancora un momento, signor boia!’”. E il messaggio sembra essere: non riuscirete a uscire da questa situazione votando. C’è da temere che qualcuno pensi di poterlo fare in altro modo.

Intanto Médine, il famoso rapper islamico, festeggia così l’esclusione di Le Pen: “Aïd Moubarak”.

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