Israele è di fronte ad una scelta difficile
Commento di Antonio Donno
Testata: Informazione Corretta
Data: 27/03/2025
Pagina: 1
Autore: Antonio Donno
Titolo: Israele è di fronte ad una scelta difficile

Israele è di fronte ad una scelta difficile
Commento di Antonio Donno

Trump sostiene Netanyahu nella sua offensiva a Gaza. E così rompe gli anni dell'indeciso sostegno americano dell'epoca dell'amministrazione Biden. Le intenzioni israeliane sulla Striscia sono senza compromessi, per questo, per la prima volta, la popolazione palestinese protesta contro Hamas, chiedendo la fine delle ostilità.

Mentre al confine settentrionale di Israele con il Libano, Hezbollah stenta a riorganizzarsi dopo le pesanti batoste ricevute dall’esercito israeliano, a sud, nella Striscia di Gaza, le ultime formazioni di Hamas resistono rintanate in posizioni di estrema difesa. Israele è pronto ad invadere la Striscia, scatenando un’offensiva a largo raggio tendente a cancellare i terroristi di Hamas da quella zona. Ultimamente si legge che gli abitanti della Striscia protestano contro la presenza di Hamas, ben sapendo che un’azione risolutiva di Israele comporterebbe l’uccisione di un gran numero di abitanti, finora tenuti sotto sequestro da Hamas come scudi umani nei confronti dell’azione offensiva messa in atto da Israele come esito definitivo della sua guerra contro Hamas. Trump concorda con il programma offensivo di Gerusalemme e questo è un atteggiamento da parte americana che lascia il campo libero all’attacco dell’esercito israeliano contro le postazioni di Hamas.

     La gente della Striscia di Gaza, conoscendo le intenzioni di Israele, protesta contro Hamas: è la prima volta – ed è di grande importanza – che la popolazione di Gaza si dimostra stufa di essere la vittima designata di Hamas per fronteggiare le azioni militari di Israele. È molto probabile che questa protesta sia soffocata dalla repressione di Hamas, ma tuttavia – è utile ripeterlo – la vita della gente di Gaza è divenuta così insopportabile da sfociare ormai in una aperta protesta. Del resto, è noto come gli aiuti umanitari che entrano in grande quantità nella Striscia siano di fatto sequestrati dai terroristi di Hamas per soddisfare i propri bisogni, costringendo la popolazione ad una vita di stenti che si protrae nel tempo. Le organizzazione umanitarie internazionali e la Croce Rossa conoscono molto bene questi fatti, ma restano passive di fronte alle prepotenze di Hamas. È il solito ritornello: esse sono sempre pronte ad accusare falsamente Israele per qualsiasi presunta violazione del passaggio degli aiuti umanitari per Gaza, ma tacciono di fronte alla ben nota confisca di tali aiuti da parte dei terroristi.

     Come si è detto, Trump è favorevole all’azione offensiva di Israele contro Hamas asserragliata a Gaza. Si tratta di un atteggiamento che rompe finalmente la lunga ed inutile posizione tenuta dagli Stati Uniti di Biden, sempre contrario ad un’offensiva israeliana tendente ad una ripulitura totale della Striscia dalla presenza di Hamas. Tale posizione ha garantito ai terroristi di resistere ed anzi di rinforzarsi di uomini e mezzi nella lunga stasi militare di cui hanno goduto. All’inizio della sua presidenza, Trump aveva suggerito di spostare l’intera popolazione di Gaza in altre aree confinanti. Ma la minaccia di Hamas contro la gente della Striscia nel caso avesse accettato tale spostamento e il rifiuto dei Paesi arabi confinanti di accettare nei propri territori gli abitanti di Gaza hanno impedito la realizzazione del piano consigliato da Trump. Di conseguenza, Trump ha dato il via libera a Israele per ripulire la Striscia di Gaza dalla presenza di Hamas.

     La società israeliana è in subbuglio. L’attacco di Israele alle postazioni di Hamas a Gaza potrebbe portare all’eliminazione degli ostaggi israeliani nella mani dei terroristi. La questione degli ostaggi è sempre stata la carta vincente di Hamas. Il beneplacito di Trump alla ripulitura di Gaza dalla presenza dei terroristi non elimina il problema di fondo per Israele: rinunciare alla vita degli ostaggi è un prezzo troppo alto per la società e il governo di Israele. Di qui l’estrema difficoltà di Netanyahu di venire ad una scelta – quella di attaccare e di rinunciare, così, ai propri cittadini nelle mani di Hamas – che si presenta insostenibile per il governo di Gerusalemme. Si dovrebbe andare ad un ennesimo accordo con Hamas, che la destra israeliana ritiene una sconfitta politica di estrema gravità per Israele. Anche in questo caso, però, Hamas non rinuncerebbe a trattenere ancora un piccolo numero di ostaggi, che garantirebbero una posizione di ricatto continuo nei confronti di Gerusalemme.

     Israele, in definitiva, è in una situazione di grande incertezza. Si potrebbe dire, ma con immensa difficoltà morale, che l’intero Israele è ostaggio di Hamas. Mentre per i terroristi la morte di uno di loro o di un qualsiasi palestinese non ha alcun valore, perché l’obiettivo finale è la cancellazione di Israele dalla carta geografica del Medio Oriente, per la società israeliana la morte di un solo cittadino di Israele è una perdita incommensurabile. Una realtà orrenda.

Antonio Donno
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takinut3@gmail.com