Sharon propone lo smantellamento dei coloni? Sharon boia.
un'incoerenza interminabile
Testata:
Data: 04/05/2004
Pagina: 7
Autore: Umberto De Giovannangeli
Titolo: Sharon sconfitto corregge il suo piano su Gaza
Per Umberto De Giovannangeli è Natale: quest’oggi si può davvero sparare a zero contro Sharon.
Sebbene questa condotta non ci paia anomala (all’Unità sono sempre fermi al capitolo "Sharon boia" da anni), quello che continua a stupirci è che il giornalista, preso dalla foga di sparare a zero su Arik, si dimentichi completamente di ammettere che il piano di disimpegno da Gaza è qualcosa che all’Unità dovrebbe piacere molto, se la coerenza non è un’opinione.
Ma pare che presso la redazione dell’Unità non sia un problema di "buone" o "cattive" proposte, ci sono i personaggi buoni e ci sono i personaggi cattivi, stabiliti per legge: dai buoni verranno giocoforza proposte buone, dai cattivi solo ed esclusivamente proposte cattive.
Non importa dunque che Sharon abbia segnato la storia con l’intento di fare "una concessione dolorosa" ad un nemico che non sa far altro che tirare bombe: paradossalmente Sharon potrebbe anche annunciare che per il popolo ebraico è ora di chiudere bottega: per l’Unità sarebbe sempre e solo "Sharon boia".
Umberto De Giovannangeli è come un bambino-ultrà che a bordocampo urla "Sharon ha perso, Sharon ha perso", ma guai ad andargli vicino e chiedergli "Ma Sharon ha perso che cosa?".
La risposta la troviamo in questo articolo e si traduce in un lungo ed imbarazzato silenzio, a cavallo tra ignoranza e cattiva fede.I 193 mila militanti del partito del premier hanno bocciato domenica con una netta maggioranza del 59,5% il suo piano di disimpegno da Gaza e da parte della Cisgiordania, appoggiato da una netta maggioranza della popolazione israeliana e dal grande alleato americano.
Tanto per cominciare i dati sono proposti in modo ambiguo: 193 mila sono gli iscritti al Likud ma solamente il 40% degli aventi diritto ha votato. Un giornalista più obiettivo avrebbe riflettutto su questo aspetto e sul fatto che gli assenti sono da identificare proprio tra le fila dei più fedeli al Primo Ministro i quali non se la sono sentita di votare contro, ma non se la sono sentita neppure di votare a favore. Un sentimento del resto diffuso tra molti israeliani che in un giornale meno ideologizzato avrebbe potuto dare spunto ad una profonda riflessione.Sharon ha di fronte a sè una scommessa difficile: deve cercare di salvare l’unità del suo partito, la propria credibilità in patria e all’estero, evitando gli attacchi che gli verranno rivolti dai notabili del Likud e dalla lobby dei coloni, grande vincitrice del referendum Likud. Una missione "impossibile" anche per "l’invincibile" Arik.
L’Uomo che ha "conquistato" l’America, "sharonizzando" la politica mediorientale di Bush, è prigioniero di una lobby da lui sottovalutata: quella dei coloni. L’Unilateralismo forzato imposta alla (inaffidabile) controparte palestinese, non ha funzionato nei rapporti interni al suo partito, il Likud.
L’Uomo che ha "conquistato" l’America in nome di quell’unilateralismo forzato attuato nei Territori e riproposto da Bush in Iraq, ha perso progressivamente la cognizione di ciò che era diventato il Likud.
E l’attuazione del piano per Gaza appare indispensabile per salvare la credibilità internazionale di Israele e dello stesso premier.
Il Ritiro da Gaza non è stato proposto per ricompattare partiti e salvare credibilità: se questi erano i reali obiettivi di Sharon avrebbe dovuto piuttosto fondare 30 nuove colonie.
Sharon sta rischiando tutto, invece, con questa proposta; chiede al suo popolo un sacrificio immenso, sottopone il suo popolo ad un pericolo altrettanto immenso e lo fa profondamente convinto che questa sia l’unica via giusta davanti ad un nemico con cui è impossibile patteggiare.
Le dietrologie le lasciamo tutte a Umberto De Giovannangeli.
Felici di sapere che se un tempo "l’antisemitismo" si era rifatto il trucco divenendo "antisionismo", ora alla "lobby ebraica" si sostituisce la più trendy "lobby dei coloni".
E come Mel Gibson ci ha recentemente raccontato gli ebrei che sobillavano l’impero romano per uccidere Gesù, ecco la lobby delle lobby oggi impegnata in più fronti: lobby che fa scuola, sharonizzando il nuovo impero americano e convincendolo a far fuoco in Iraq e la lobby degli uomini neri che in Israele manda in fumo ogni proposta di pace.
Lo spazio concesso da L’Unità a Umberto De Giovannangeli oggi è notevole e segnaliamo con rammarico che egli non ha speso due righe per uscire dal suo solito schema per analizzare gli angosciosi dubbi che possono aver pervaso un israeliano davanti alla proposta di Sharon: E’ veramente possibile portare via dalle loro case 8000 persone? Sarà veramente possibile sostenere i violenti attacchi che i terroristi palestinesi sferreranno una volta lasciati liberi di delinquere a Gaza?
I dubbi, le angosce, il peso immane delle decisioni da prendere continuano a pesare sul popolo israeliano che non ha ancora finito di piangere la sua giovane madre massacrata (ed era una della "lobby dei coloni", eh).
In tutto questo la solita domanda che vorremmo fare a De Giovannageli: e i Palestinesi cosa stanno facendo per la Pace?
Non importa, secondo l’Unità.
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