Giustizia alla palestinese
uccisi senza processo alcuni «collaborazionisti» di Israele
Testata: Avvenire
Data: 28/04/2004
Pagina: 17
Autore: Graziano Motta
Titolo: Nei Territori è caccia ai «collaborazionisti»
In un corto ma efficace articolo su Avvenire, Graziano Motta mette in risalto il fenomeno dell'esecuzione di diversi "collaborazionisti" di Israele all'interno dei territori da parte dei terroristi palestinesi. La notizia non trova riscontro su nessun altro giornale: probabilmente è troppo scomoda per chi vuole sostenere l'immagine del buon palestinese. Ecco il pezzo.La festa dell’indipendenza ieri in Israele, oltre a essere stata segnata da numerosi episodi di violenza nei Territori palestinesi, non poteva non caricarsi di motivazioni politiche essendo vicino il referendum dei 200mila iscritti al Likud, fissato per il 2 maggio, sul piano di ritiro unilaterale di soldati e coloni da Gaza, proposto dal leader e primo ministro Ariel Sharon.
A testimoniare le laceranti divisioni interne, da una parte si è sentito Sharon accreditare il suo progetto a Gerusalemme dinanzi al capo dello Stato (che riceveva i più alti ufficiali delle forze armate) definendolo una «eccezionale occasione» di procedere verso la pace e impegnandosi a «veri sforzi per instaurarla». E, d’altra parte si sono visti affluire nella Striscia di Gaza, per testimoniare solidarietà ai coloni del Gush Qativ, migliaia di oppositori al progetto guidati da parecchi ministri e deputati: oratore principale il ministro Nathan Sharansky.
A Gaza ha fatto invece sensazione quanto accaduto l’altra sera vicino al confine: un kamikaze di Hamas si è fatto saltare uccidendo altri due palestinesi che cercavano di dissuaderlo a passare in Israele per compiervi un attentato. Un comunicato del movimento estremista ha subito definito i due che si sono opposti come «collaborazionisti», mentre l’attentatore, che si chiamava Aghmed al Bata e aveva 23 anni è stato dichiarato «eroe». Domenica un altro «collaborazionista» era stato ucciso in maniera selvaggia a Ramallah da esponenti delle Brigate di al-Aqsa, il gruppo fedele ad Arafat: rapito e trascinato in una moschea era stato costretto ad autoaccusarsi dinanzi agli altoparlanti collegati con l’esterno; poi trasferito in un campo era stato crivellato di proiettili.
Sempre domenica a Jenin e sabato a Tulkarem ancora esponenti di al-Aqsa avevano proceduto all’esecuzione di due altri palestinesi «collaborazionisti». Il tutto si inserirebbe nel contesto di una campagna di vendette promossa per reagire alle informazioni date da gran numero di palestinesi ai servizi segreti israeliani per eliminare i capi della rivolta. C’è chi sostiene che sarebbero duemila, stipendiati ogni mese, soltanto nella Striscia di Gaza ove appunto sono stati uccisi i leader di Hamas Yassin e Rantisi.
Sempre a Gaza ieri soldati israeliani hanno ucciso in conflitto due guerriglieri palestinesi e ne hanno ferito tre che si apprestavano a lanciare missili contro il territorio nazionale. A Tulkarem altri soldati, appoggiati da carri armati, hanno ucciso due esponenti di Hamas, Amzet Datem 25 annui, e Amzet Amara di 21.
Un loro compagno rimasto ferito è stato catturato nel locale ospedale e trasferito in Israele, Nell’ospedale di Ramallah è morto invece un ragazzo di 14 anni ferito dieci giorni fa in un’operazione israeliana in un vicino villaggio.
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