Gli scudi umani nell'ottica del quotidiano di Furio Colombo
se ne parla solo se non sono quelli che difendono l'incolumità dei terroristi
Testata:
Data: 26/04/2004
Pagina: 15
Autore: Umberto De Giovannangeli
Titolo: Sharon e Bush: libero di colpire Arafat
Così come in altri quotidiani italiani anche ne L’Unità di ieri, domenica 25 aprile '04, alla "notizia" dell’intenzione israeliana di risolvere definitivamente la minaccia rappresentata dalla sinistra persona di Arafat viene dato grande spazio, risalto e drammaticità. Anche Arafat in odore di santificazione dopo il povero-anziano-tetraplegico altrimenti detto Yassin.

Ciò che invece distingue il giornale di Furio Colombo è l’accostamento della faccenda Arafat ad una brutta faccenda consumatasi nei Territori.

Nei territori ragazzo palestinese usato come scudo.

Il ragazzo palestinese legato ad una jeep come scudo umano dai soldati israeliani

Vittime come Muhammed Badwan, 13 anni, ripreso da un fotografo mentre sedeva legato sul cofano di una jeep militare israeliana ai margini di incidenti divampati nel villaggio cisgiordano di Biddo, dove si sta costruendo un tratto della "barriera di separazione".
La fotografia, ovviamente, campeggia sulla pagina de L’Unità
A diffondere la foto di Muhammed, in lacrime, seduto sul cofano e legato per il braccio sinistro ala grata di protezione del parabrezza di una jeep militare, è l’organizzazione dei "Rabbini per i diritti umani".
"Lo hanno usato come scudo" denuncia il padre di Muhammed
Il lancio di pietre si è praticamente interrotto mentre Muhammed era legato sul cofano della jeep.
"Ho avuto paura quando mi hanno fermato, pensavo che mi avrebbero messo in prigione. Poi ho avuto paura che una pietra mi colpisse: mi sono messo a piangere quando mi sono ritrovato sul cofano e quando ho visto mio padre". Muhammed afferma di voler continuare a lanciare pietre contro i soldati israeliani, nonostante la brutta avventura appena subita, ma non contro i ragazzi di Israele: "Se vedo un ragazzo israeliano, lo rispetto non lo colpisco"
Un portavoce della polizia israeliana ha indicato che la vicenda è stata segnalata al ministero della Giustizia che ha aperto un’inchiesta per accertare i fatti.
Per prima cosa Udg non ci spiega quali tipi di disordini si stiano consumando in tale villaggio, ci dice solo en passant che nelle prossimità si sta costruendo la barriera di difesa israeliana: elemento che ci fa supporre che, cosa accaduta spesso, alcuni palestinesi abbiano aperto il fuoco contro il personale (civile) addetto alla costruzione della barriera difensiva, rischio oramai quotidiano che giustifica la presenza costante dell’esercito israeliano volta a monitorare le varie fasi della costruzione della barriera.
Tuttavia è solo una nostra supposizione poiché Udg lascia tutto sul vago.
Deduciamo ancora che probabilmente a tutto ciò si è aggiunta una sassaiola da parte di un gruppo di ragazzi palestinesi contro i soldati israeliani.

Tante fotografie (che non vedremo mai sull’Unità) documentano che i sassi che vengono lanciati contro i soldati non sono sassetti ma consistenti pietroni, i quali sono di fatto e a tutti gli effetti, armi che possono uccidere.
Si aggiunga che spesso e volentieri in mezzo ai ragazzini che tirano le pietre si annidano i papà e gli zii armati di armi da fuoco vere e proprie: tutte queste ragioni portano da sempre i soldati israeliani ad essere ben guardinghi di fronte ad una sassiola.

Le dinamiche della vicenda sono da chiarire ma dal momento che l’esercito israeliano ha sempre dato prova di grande etica è assai presumibile che i soldati, davanti a tanti ragazzini che li bersagliavano con pietrazze, abbiamo voluto evitare l’uso di lacrimogeni e simili, preferendo questo espediente: un ragazzino in bella vista sulla jeep in modo da placare gli altri... e salvare la vita a tutti!
La decisione dei soldati ora può aprire qualche dibattito sulla sua opportunità o meno (infatti l’esercito israeliano è famoso per essere un’entità che riflette sempre su se stessa e sul suo operato, mettendo costantemente la propria coscienza alla prova) ma non vi è dubbio sulla buona fede dei soldati che non hanno fatto correre un reale pericolo al ragazzino (Udg stesso afferma che il fatto si è consumato "ai margini" degli scontri), fermando la sassaiola senza che nessuno si facesse male.
Sostenere, come fa Udg, che il ragazzino sia stato usato come scudo umano è semplicemente vergognoso. Ciò che è inquietante è che noi che seguiamo da molto tempo gli articoli di Udg possiamo affermare che praticamente mai il nostro giornalista ha utilizzato questa espressione, "scudi umani", quando si trattava di giustificare la presenza di donne e bambini nel bel mezzo degli scontri tra terroristi palestinesi e soldati.
Raramente (e si vuole essere buoni...) il giornalista ha denunciato la consuetudine dei terroristi palestinesi di mescolarsi tra i civili, con il palese intento non solo di ripararsi dal fuoco israeliano ma anche di usare le eventuali vittime civili come spot pubblicitario da sdoganare all’Europa credulona.
Perchè le cellule terroristiche hanno sede nei cosiddetti campi profughi?
Mai Udg ha usato quell’espressione, "scudi umani", che ora invece utilizza con tanta scioltezza contro quell’esercito che ha dimostrato, con i fatti, di essere il più etico del mondo.

Aggiungiamo qualche riflessione sulla forma mentis dei palestinesi. Il padre del ragazzino è presente al fatto e permette tranquillamente che suo figlio lanci pietre contro i soldati : oltre ad essere un gesto ingiusto moralmente e di fatto un’aggressione, il padre dovrebbe per lo meno preoccuparsi per l’incolumità del figlio (lo sport del lancio di pietre contro esseri umani è assai pericoloso): lo lascia fare salvo poi versare lacrime di coccodrillo davanti ai media, dicendo che suo figlio è stato usato da scudo umano.
Il ragazzino di 11 anni dice di tirare le pietre solo contro i soldati ma non contro i ragazzini israeliani... premesso che i soldati israeliani sono spesso per lo più ragazzi di 20 anni, ci sentiamo di affermare che la situazione è chiara, i ragazzini palestinesi cercano di far fuori a sassate i soldati mentre ai ragazzi israeliani ci pensano i kamikaze: chi dice che i palestinesi non sono un popolo organizzato ha veramente torto.

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