Mordechai Vanunu, la spia dell'atomica, esce dal carcere
come danno la notizia i quotidiani italiani
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Data: 22/04/2004
Pagina: 1
Autore: la redazione
Titolo: Mordechai Vanunu esce dal carcere
Quasi tutti i quotidiani di oggi scrivono a proposito della vicenda della spia Mordechai Vanunu, che, dopo aver scontato 18 anni di carcere, ha riacquistato la libertà.
A seconda della impostazione politica, i giornali lo descrivono come eroe, come vittima o come la spia che veramente è stato.

IL MESSAGGERO con un articolo di Eric Salerno racconta la storia di Vanunu e si sofferma sulla "crudeltà" degli agenti di sicurezza israeliani che si sarebbero accaniti su un poveretto che poco sapeva. La tipica impostazione antiisraeliana di questo giornale fa sì che la figura di Vanunu venga esaltata, contrapponendola alle istituzioni militariste israeliane, che negano la libertà di parola. La ciliegina sulla torta viene dalla constatazione che Israele sia l'unica potenza nella regione a detenere un vero e proprio arsenale nucleare e a non volerlo smantellare. Nessuno però si ricorda di dire che Israele è circondato da stati che vogliono la sua distruzione.

EUROPA dedica a Vanunu la foto di prima pagina nella quale alza le mani facendo il segno di vittoria, nient'altro viene poi detto in seguito. Meno male. Almeno il testo ci è stato risparmiato.

Su AVVENIRE Graziano Motta fa un resoconto preciso della vicenda, tuttavia si sofferma in modo credibile sulle dichiarazioni di Vanunu quando sostiene di essere stato maltrattato perchè cristiano.

LA REPUBBLICA dà un taglio decisamente fazioso alla vicenda. Nella cronaca di Alberto Stabile traspare l'idea che Vanunu sia in realtà una persona innocente, nel senso che non avrebbe fatto nulla di male nello svelare segreti militari; è stato l'illiberale Stato di Israele ad accanirsi su questo pover' uomo, colpevole soltanto di non aver rigato diritto. Argomentazioni che lasciano francamente allibiti, ma non stupiti.

Il CORRIERE DELLA SERA dedica alla vicenda un articolo di Elisabetta Rosaspina che si sofferma sul lato umano. Lato umano che però comprende la tesi, senz'altro discutibile, secondo cui Vanunu sia stato maltrattato perché cristiano e non in quanto spia.

L'articolo de Il MATTINO è buona parte dedicata a Mordechai Vanunu dopo che è uscito dal carcere: com'è vestito, qualche riga sulla sua conversione al cristianesimo, sulla sua famiglia adottiva, eccetera. Evitando, però, di addentrarsi sul perchè per Israele il soggetto rappresenta ancora un pericolo.

Nemmeno L'UNITA' vuole capire la pericolosità di Vanunu. Il pezzo di Udg viene criticato a parte.

Su LIBERO Dimitri Buffa dedica un sintetico ma preciso articolo alla vicenda dove Vanunu viene indicato per quello che è: una spia.

Per quanto riguarda IL SOLE 24 ORE, rimandiamo alla nostra critica di oggi fatta sotto la testata.

LA STAMPA offre molto spazio alla vicenda con un articolo di Fiamma Nirenstein dal titolo " Baci e insulti per Vanunu, punito perchè cristiano" che non ne rispecchia in realtà i contenuti.
Lo pubblichiamo:

La storia che si è solo in parte conclusa ieri con grande clamore alle 11 di mattina nel cortile del carcere di Shikma, comincia 19 anni fa a Londra, quando Mordechai Vanunu, un giovane tecnico del reattore nucleare di Dimona, vende (forse per ideologia, certo anche per denaro) i segreti del suo lavoro, insieme a 60 foto, al giornale Sunday Times di Londra. Vanunu ieri ha finito di pagare la sua pena di 18 anni per spionaggio e tradimento, ma la faccenda non è conclusa e insinua in ogni piega nuovi dilemmi per una democrazia come Israele quando il suo diritto alla autodifesa viene messo in discussione. Ieri davanti al carcere la confusione era terribile, e tuttavia era una dimostrazione di democrazia, di idee diverse, di possibilità di esprimere qualsiasi posizione e il suo contrario su un tema decisivo come il nucleare.
Già da tempo il Mossad, quando Vanunu venne catturato, era sulle sue tracce: Vanunu, che aveva cercato di diventare un agente dello Shin Bet nel 1976, lavora a Dimona, e dall’ 82 lo si considera un tipo sospetto ma si decide di non licenziarlo. Dall’85 Vanunu viaggia per il mondo; nell’85 in Thailandia medita una conversione al buddismo, nell’86 in Australia si converte al cristianesimo. Nell’86 confida a un amico giornalista che ha una intera pellicola di scatti su Dimona: le foto dopo vari rifiuti vengono vedute al Sunday Times. Là una bella fanciulla, Cindy, agente del Mossad (ma secondo Vanunu agente della Cia) lo scova. I suoi capi decidono di rapirlo a Roma e di portarlo in patria per essere processato. Il rapimento avviene nell’ottobre dell’86 a Roma, dove Cindy lo conduce con l’ipotesi di andare a vivere insieme, mentre il Sunday Times pubblica le foto dell’arma segreta israeliana.
Vanunu viene condannato a 18 anni, dopo un drammatico rapimento nella capitale (fa il giro del mondo la foto scattata attraverso il finestrino dell’auto, che mostra una mano su cui il sequestrato ha scritto «mi ha rapito il Mossad»). Durante questo periodo Vanunu ha vissuto quasi sempre in isolamento («sono barbari ma non sono riusciti a spezzarmi» ha detto), e intorno a lui si è costruito un movimento che ne ha fatto un leader pacifista e un oggetto di amore e ammirazione. Ha anche una coppia di genitori adottivi , Nick e Mary Eolof, di St Paul, Minnesota. Nessuno di loro probabilmente si ricorda che quando Israele distrusse il reattore nucleare di Ozirak in Iraq, l’antinucleare Vanunu protestò contro l’azione del suo Paese, che non gli è mai stato molto simpatico. «La cosa che più desidererei è andarmene subito» ha detto.
Ieri fuori del cancello a aspettarlo, alcune decine di pacifisti israeliani, di attivisti e parlamentari arabi, di anglicani. E una valanga di televisioni. Le tv hanno mostrato tutto in diretta, in spagnolo è stato definito «il Mandela israeliano». Come alla fine di una partita di calcio, Mordechai Vanunu, ha fatto un paio di giri del campo con le dita a V, si è arrampicato sul cancello per essere vicino alla folla con i fiori e i cartelli di benvenuto. I microfoni lo inseguivano, qualche israeliano lo accusava a gran voce, il prete anglicano che a suo tempo l’ha convertito era felice, l’attrice Susanna York seguitava a ripetere ai giornalisti «I like that man» mi piace quell’uomo.
Quell’uomo è oggi un 49enne dall’espressione scura, che appare in gran forma: è uscito in camicia e cravatta, pronto al suo nuovo ruolo di «simbolo pacifista», come si è autodichiarato, e non traditore e spia, come dice la sentenza che l’ha condannato dopo che ha rivelato i più decisivi e pericolosi fra i segreti di stato. «A tutti quelli che mi chiamano traditore, dico che sono fiero e felice di aver fatto quel che ho fatto. Adesso sono pronto a cominciare la mia nuova vita». Per ora la sua vita prevede una residenza di lusso a Jaffa, dal nome «Andromeda», con vista sul mare, piscina, palestra, gran raffinatezza dell’arredo, forse pagata (ma l’interessata nega) dalla BBC in cambio di una futura prima intervista. Ma prevede anche una serie di limitazioni per i prossimi sei mesi, legati alla preoccupazione che la spia possa avere ancora segreti da rivelare, oltre alla decisa intenzione politica di farlo: questo timore è molto contestato, c’è chi dice che le sue infomazioni ormai sono vecchie, altri ribattono che Vanunu preopara qualche sorpresa, prova ne siano gli schizzi fatti in carcere nel ‘91. Vanunu ha la proibizione per sei mesi di parlare del suo lavoro e di tutto ciò che gli era connesso, nè potrà incontrare stranieri, neppure con telefonini o con internet e non potrà lasciare il Paese.
La conferenza stampa tenuta dentro il perimetro del carcere, è stata un comizio: «Sono stato maltrattato barbaramente in carcere solo perchè sono cristiano», «Israele deve smantellare l’arma atomica, non ha ragioni di tenerla». Vanunu ha fatto un po’ di tattica marcia indietro su certe dichiarazioni dei giorni scorsi in cui si esprimeva per uno stato palestinese al posto di quello d’Israele (gli ebrei possono vivere ovunque, aveva dichiarato, mentre i palestinesi devono avere il loro stato). Molti si chiedono se non sarebbe stato meglo lasciare Vanunu, partire subito per gli Usa. «Si tratta di un uomo molto cattivo, traditore dei suoi e di stesso» ha detto il ministro della giustizia Tommy Lapid «che è diventato un catalizzatore della sinistra radicale mondiale, dell’odio contro Israele». Intanto Vanunu ha festeggiato l’ingresso nella Chiesa Anglicana di Gerusalemme, sotto gli occhi del Servizio segreto : se verrà di nuovo sorpreso a rivelare segreti le sanzioni, si dice qua, potrebbero essere rinnovate. I suoi avvocati, sostengono che l’uomo ha pagato, lo si lasci in pace. Si rivolgerà alla corte suprema. Ha detto ieri: «Non ho più segreti da raccontare».
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