Sul Corriere della Sera di oggi Antonio Ferrari firma un editoriale dal titolo"Il nodo delle frontiere" nel quale riprende molta della faziosità filopalestinese del Corriere vecchio stile che tradotto significa: contrarietà a qualsiasi iniziativa del governo israeliano e difesa ad oltranza di Yasser Arafat.
E’ logico ritenere che gli Usa non abbiano dato un consenso preventivo a Ariel Sharon per l’assassinio del neoleader di Hamas, Abdel Aziz Rantisi ,ma il silenzio, nel Medio Oriente devastato dalle guerre e ammorbato dai sospetti, è sempre assenso.
Sul silenzio di Washington punta il premier di Israele, per convincere il suo riluttante partito che il piano di ritiro unilaterale da Gaza non interrompe la strategia delle uccisioni mirate e la lotta a tutto campo contro il terrorismo.
L'amministrazione americana riconosce a Israele il diritto a difendersi e l'eliminazione di Rantisi è una di quelle azioni preventive utili che scandalizzano così tanto i ben pensanti, tra i quali a pieno titolo inseriamo Antonio Ferrari.
La strategia di Sharon consiste nel ritiro da Gaza e nella costruzione della barriera difensiva, le uccisioni mirate e la lotta totale al terrorismo servono a fare sì che una volta ritirati, Gaza non diventi un nuovo Afghanistan con Hamas al posto dei Talebani; un ragionamento che dovrebbe essere abbastanza semplicee condivisibile persino da Ferrari.
Ma ora c’è il rischio che venga alzata la mira, e che uno dei prossimi obiettivi possa essere Yasser Arafat.
Prospettiva infausta, che soddisferebbe soltanto coloro che intendono sostituire la ricerca della pace con una cronica e sanguinosa instabilità.
Quella instabilità di cui Arafat è il primo promotore, in quanto in prima persona: 1) sostiene le Brigate di Al Aqsa autrici di numerosi attentati, 2)impedisce ad Abu Ala di esercitare qualsiasi potere compresa la volontà di negoziare (come fece con Abu Mazen), 3) è stato l'artefice della seconda intifada preparata all'indomani del rifiuto di Camp David. Si può dire tranquillamente che i palestinesi senza Arafat e la sua corrotta dittatura starebbero senz'altro meglio e avrebbero già uno stato.
Il problema è che sia Bush sia Sharon devono affrontare due esami importanti, e ciascuno ha bisogno dell'altro. Il presidente americano, che vuole la rielezione, non può alienarsi le simpatie della comunità ebraica, e il primo ministro israeliano conta di spendere il sostegno della Casa Bianca per vincere il referendum del Likud, previsto per il 2 maggio.
La comunità ebraica americana innanzitutto non è un monolite e al suo interno c'è anche chi è critico verso al politica di Israele; tradizionalmente la maggioranza degli ebrei americani si colloca più che altro nell'area della sinistra liberal quindi con i democratici. Su Informazione Corretta di venerdì 16 aprile viene ben spiegato perchè l'appoggio di Bush a Sharon non è una scelta elettorale.E' chiaro che Sharon, per combattere l'estremismo palestinese, ritiene che il miglior deterrente sia la paura.
Terrorismo, non estremismo, gli estremisti pensano, i terroristi uccidono, Hamas uccide gli israeliani, ma forse questo sfugge a Ferrari.
In meno di un mese ha ordinato di uccidere sia lo sceicco Ahmed Yassin sia il suo successore, appunto Rantisi, e i suoi collaboratori non fanno mistero che anche il capo politico di Hamas, Khaled Mashal, è nel mirino. Però Mashal si trova a Damasco, e la sua uccisione accrescerebbe la tensione, coinvolgendo la Siria proprio nel momento in cui gli Usa e l'Italia chiedono il suo aiuto: i primi ( con il segretario di Stato Colin Powell) per stabilizzare l'Iraq; la seconda, per ottenere i buoni uffici di Bashar el Assad per liberare gli ostaggi.
Le mosse di Sharon, in verità, non sono sorprendenti. Il generale- premier è andato a Washington per spiegare il suo piano di ritiro unilaterale da Gaza, con lo smantellamento degli insediamenti ebraici che vi si trovano.
Ha ottenuto il sostegno di Bush, e ha incassato l'incoraggiamento dell'Ue, dell'Onu e della Russia, anche perché la tanto propagandata road map, proposta come l'unica via per raffreddare il conflitto, non ha mai visto la luce.
Forse perchè la prima prerogativa della Road Map era la cessazione del terrorismo, che per volontà politica palestinese non è mai avvenuta ? Anche questo sfugge a Ferrari,e, conoscendo come la pensa, non ce ne stupiamo.
Quindi, l'iniziativa di Sharon ha colmato un vuoto e alla fine anche i palestinesi l'avevano accettata. Considerando che la decisione del premier infrangeva un tabù, e poteva essere ritenuta un avvio promettente.
Eppure, dopo la conferenza stampa congiunta alla Casa Bianca, le critiche hanno rapidamente soffocato gli applausi.
Il punto, infatti, non è ciò che il primo ministro israeliano ha detto a Bush, ma quel che Sharon ha ascoltato, con evidente soddisfazione, dall'uomo più potente del mondo, che si è spinto laddove nessuno dei suoi predecessori ( compreso suo padre) si era avventurato. Più che il freno al diritto al ritorno dei profughi palestinesi, argomento controverso di tutte le trattative dell'ultimo decennio,
Un argomento su cui in realtà c'è poco da discutere; il ritorno dei profughi palestinesi nello Stato di Israele ne significherebbe la fine come stato ebraico.Non si capisce perchè non possano essere cittadini del futuro stato palestinese.
a far infuriare i vertici dell'Anp, gli arabi, e a provocare l'irritazione dell'Onu, dell' Ue e della Russia sono state le dichiarazioni di Bush sulla necessità di considerare « irrealistiche » le frontiere del ' 49 e del ' 67.
In altre parole, la Casa Bianca riconosce che alcuni grandi insediamenti della Cisgiordania sono ormai una realtà consolidata.
In effetti siamo nel 2004, sarebbe poco praticabile la via di un ritorno alle linee armistiziali di Rodi del 1949, tanto più che si verrebbero a creare aree sotto controllo palestinese a maggioranza ebraica e aree sotto controllo israeliano a maggiornaza araba.
Un passo che ha offerto al primo ministro israeliano qualcosa che forse va oltre le sue aspettative, e che ha inasprito le incomprensioni fra gli Stati Uniti e l'Unione Europea.
Mettere in discussione la legittimità internazionale ( le risoluzioni dell'Onu 242 e 338 che impongono a Israele di ritirarsi dai territori occupati) è stato letto dal governo di Sharon come un segnale incoraggiante.
Le risoluzioni 242 e 338 non impongono ad Israele di ritirarsi dai territori occupati, ma di definire tramite negoziati ( con la Giordania presumubilmente) i propri confini definitivi. Ferrari ripropone qui la classica interpretazione antiisraeliana delle risoluzioni Onu.
Anche a intensificare la campagna delle uccisioni mirate. Con crescita esponenziale della violenza, e con il rischio di saldare l'estremismo palestinese al terrorismo internazionale.
La saldatura c'è già stata poichè essa è strategica. Bin Laden combatte contro i crociati e gli ebrei, quindi contro Israele e l' Occidente. Non se ne è accorto Ferrari.
Ai tempi della direzione Mieli, Ferrari fu invitato ad informarsi meglio della questione mediorientale. E se il direttore Folli lo invitasse di nuovo ? Informazione corretta srebbe più che lieta di ripetere l'esperimento.Invitiamo i lettori di Informazione Corretta ad inviare il proprio parere al Corriere della Sera. Cliccando sul link sottostante si aprirà una e-mail già pronta per essere compilata e spedita.
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