Un bel repertorio di disinformazione
fra Bologna e Napoli
Testata:
Data: 18/04/2004
Pagina: 1
Autore: Vincent Milani-Francesco Romanetti-Michele Giorgio
Titolo: L'eliminazione di Rantisi
A pagina 29 del Resto del Carlino Quotidiano Nazionale nella sezione esteri è pubblicato un articolo di Vincent Milani intitolato "Guerra ad Hamas, dopo Yassin, Israele elimina Rantisi.

Chi era Aabdel Aziz Rantisi? Un leader politico? Un capo terrorista?

Il giornalista non ha dubbi e in maniera del tutto fuorviante ne fa il ritratto per i lettori del Resto del Carlino.

" Doppio colpo mortale di Israele ad Hamas in meno di un mese. Ieri con un attacco aereo è stato eliminato Abdel Aziz Rantisi, l’attuale numero uno di Hamas. Era divenuto leader del movimento integralista islamico palestinese dopo l’uccisione, il 22 marzo scorso, del capo spirituale e fondatore di Hamas, lo sceicco Ahmed Yassin.
I due capi terroristi più pericolosi che hanno inflitto tante perdite in Israele per essere stati i mandanti di stragi sanguinose si trasformano l’uno in un capo politico e l’altro in un leader religioso.


L’auto del leader di Hamas


Il vocabolo "terrorista" non esce dalla penna del giornalista!

è stata centrata dai missili israeliani in pieno centro di Gaza. Uno dei figli di Rantisi, Mohamed, sarebbe morto sul colpo insieme ad altre due persone.
Il leader di Hamas invece è morto poco dopo all’ospedale di Gaza dove lo avevano trasportato in condizioni disperate. La notizia della sua morte ha incendiato i palestinesi e, in pochi minuti, una grande folla si è radunata davanti al nosocomio. Da quello stesso luogo centinaia e poi decine di migliaia di persone hanno preso a percorrere i vicoli di Gaza al grido di vendetta. Manifestazioni spontanee ci sono state anche in altri paesi arabi.
……….Gli israeliani avevano già cercato di eliminare fisicamente Rantisi il 10 giugno dell’anno scorso a Gaza. L’allora vice di Yassin era rimasto ferito, ma quattro persone erano morte nell’attacco. Era diventato il leader dell’ala dura di Hamas
ancora una volta la parola "terrorista" è tabù


quella che addestra i kamikaze e vuole l’eliminazione di Israele.


Non solo dello "Stato" di Israele ma di ogni suo abitante ebreo!!
Alcuni mesi fa lo aveva persino dichiarato:
"Non lasceremo un solo ebreo in Palestina, combatteremo con tutta la nostra forza: questa è la nostra terra e non è degli ebrei".

Eppure Rantisi era un medico, un pediatra di 55 anni. In teoria


in teoria e in pratica

avrebbe dovuto essere un uomo dedito a salvare vite piuttosto che ad uccidere.

Ma la sua è la storia tipica di un palestinese cresciuto nell’inferno di disperazione e violenza dei campi profughi.


"Disperati" e vittime di violenze esistono in molti paesi del mondo, Africa, India ecc. ma non diventano pericolosi capi terroristi o kamikaze; senza contare che se ci sono ancora i campi profughi, usati di volta in volta come arma contro Israele, i palestinesi possono ringraziare i loro "fratelli arabi".


Nato nel 47 nel villaggio di Yubna, vicino a Jaffa, solo un anno dopo – all’epoca della nascita dello Stato di Israele e della prima guerra arabo-israeliana del 1948,


scatenata da cinque paesi arabi che volevano la distruzione di Israele buttando a mare tutti gli ebrei (un piccolo dettaglio che sfugge al giornalista)


la sua famiglia fu costretta a trasferirsi nella Striscia di Gaza, dove Rantisi crebbe nel campo profughi di Khan Yunis prima di andare a studiare medicina in Egitto. Per dieci anni fa il medico a Gaza nell’ospedale governativo Nasser di Khan Yunis. Si lega allo sceicco Yassin e con lui partecipa nel 1987 alla fondazione di Hamas".


Ed è sempre Rantisi che stilerà la Carta di Hamas, un documento programmatico in 36 articoli pubblicati il 18 agosto 1988 nel quale si teorizza un acceso antisemitismo ("Il Giorno del Giudizio non verrà finchè i mussulmani non combatteranno ed uccideranno gli ebrei" art. 7).
Hamas, illegale dal 1989, è responsabile per il 1994 degli attentati del 18 luglio a Buenos Aires (96 morti); del 26 luglio a Londra, del commando che aprì il fuoco sulla folla di Gerusalemme (3 morti) del 9 ottobre, dell’attentato suicida contro un autobus nel centro di Tel Aviv del 19 ottobre (22 morti) e dell’attentato suicida contro una pattuglia israeliana nella Striscia di Gaza (3morti).
Nel 1995 Hamas ha rivendicato le stragi del 9 aprile a Gaza, del 24 luglio a Ramat Gan vicino Tel Aviv, del 21 agosto a Gerusalemme. ecc.
E la spirale di sangue non si è ancora fermata.
Rantisi che si era autodichiarato capo di Hamas dopo la morte di Yassin, aveva giurato morte e vendetta a tutti gli ebrei.
Proprio in questi giorni stava cercando di mettere a punto un attentato di enormi proporzioni e sempre questo "leader" , questo pediatra che dovrebbe amare i bambini aveva permesso che ragazzini di 14 anni si facessero esplodere per sterminare quanti più ebrei possibile, aveva consentito che donne che per definizione dovrebbero dare la vita decidessero di toglierla a bambini innocenti.
Questo era Rantisi capo di Hamas.
Israele ha deciso di eliminare un individuo pericoloso per difendere la vita dei propri cittadini.

Ce ne dobbiamo dolere?

Ma il Resto del Carlino non è l'unico quotidiano regionale a dolersi della morte di un feroce terrorista. Poteva mancare il Mattino di Napoli ?
Pubblichiamo di seguito due articoli usciti oggi, il primo di Francesco Romanetti, il secondo di Michele Giorgio. Dopo i due pezzi segue il nostro commento.

Francesco Romanetti
In molti, a Gaza, lo chiamavano ancora «il dottore». Per anni il suo ambulatorio di pediatra, a pochi passi da casa, era stato un punto di riferimento per la gente di Shekh Radwana, un rione popolare affollato di bambini e assediato dalla miseria. Poi l’attività di medico, per Abdelaziz Rantisi, aveva finito con l’essere offuscata dalla militanza politica. Una scelta di vita: da posizioni dure, radicali, che avevano trovato spazio nella componente islamista del movimento palestinese. Quando nel 1976 era tornato a Gaza con in tasca la laurea in medicina, conseguita con pieni voti in Egitto, Rantisi aveva già avuto contatti con gli ambienti integralisti ed era un esponente emergente della «Fratellanza Musulmana».
Decisivo sarebbe poi stato per Rantisi l’incontro con lo «sceicco» Ahmed Yassin, un leader religioso carismatico, inchiodato su una sedia a rotelle dall’età di 13 anni. Con Yassin, Mahamud Zahar e un gruppo di intellettuali di Gaza, Abdelaziz Rantisi avrebbe fondato «Hamas» (che in arabo vuol dire «impegno», «zelo entusiasta») nel 1987.
E con gli anni «Hamas» sarebbe diventata la più importante e dirompente novità nel movimento di resistenza palestinese, la cui parabola ascensionale è parallela al graduale appannarsi delle sigle «storiche» dell’oltranzismo di matrice laica e marxista. Cambiano i tempi, cambiano le prospettive, cambiano i metodi di lotta: alla strategia dei dirottamenti aerei, delle imprese clamorose per attirare l’attenzione della comunità internazionale sulla causa palestinese (dalla strage alle Olimpiadi di Monaco del ’72, al dirottamento dell’Achille Lauro) subentrano azioni più sanguinose e indiscriminate che intendono colpire al cuore lo Stato di Israele. Ai «feddayn» col kalashnikov si sostuiscono i «kamikaze». Grande regista degli attentati suicidi è Hamas. L’organizzazione prende piede. Insidia la leadership di Arafat. Può contare sulla disperazione del popolo palestinese - divenuta sempre più acuta con la delusione che segue il processo di pace culminato nella stretta di mano tra lo stesso Arafat e Rabin nel ’93 a Camp David - unita al fanatismo religioso.
Rantisi è stato uno dei principali protagonisti di questa storia, parallela e concorrente alla via del compromesso, abbracciata dall’Olp e poi dall’Anp, figlia istituzionale della strategia della convivenza basata sulla formula «due Stati per due popoli».
Finito una prima volta nel mirino degli israeliani già nel giugno dell’anno scorso, Rantisi era rimasto ferito, ma aveva scelto di non darsi alla clandestinità. Con i suoi sei figli, viveva ancora nel modesto appartamento di Shekh Radwana. Dicono che avesse una sola guardia del corpo. Anche nella sua data di nascita era scritta una parte del suo destino: il 1947. Dal villaggio di Yubna, vicino Jaffa, la sua famiglia era dovuta fuggire l’anno dopo, all'epoca della nascita dello Stato d'Israele. Per i palestinesi il ’48 è l’anno della «nakba» (catastrofe), quando centinaia di migliaia di profughi sono costretti ad abbandonare le loro case e la loro terra. La famiglia di Rantisi si trasferisce nella Striscia di Gaza, dove Abdelaziz cresce nel campo profughi di Khan Yunis.
Nemico spietato degli israeliani. Spina nel fianco di Arafat. Un intransigente, ma un pragmatico. Rantisi aveva conosciuto anche le carceri dell’Autorità Nazionale Palestinese, nel 1994. Ma è nel 1992, quando 116 militanti di Hamas vengono espulsi nella cosiddetta «terra di nessuno», in Libano, che il pediatra di Gaza diventa un volto conosciuto a livello internazionale. Un anno dopo, durante uno scambio di prigionieri, può tornare a Gaza.
Il medico venuto dal campo profughi di Khan Yunis era stato tra i più decisi e convinti oppositori della cosiddetta «road map» (il «tracciato di pace» delineato per la ripresa dei negoziati tra israeliani e palestinesi). Paradossalmente, anche la sua uccisione sembra seppellire definitivamente quel tentativo già da tempo naufragato nel sangue.



MICHELE GIORGIO
Gerusalemme. Gaza appariva sull'orlo del baratro la scorsa notte dopo l'uccisione da parte di elicotteri da combattimento israeliani del leader di Hamas Abdel Aziz Rantisi, nominato meno di un mese fa al posto della guida spirituale del movimento islamico, lo sceicco Ahmed Yassin, eliminato allo stesso modo lo scorso 22 marzo. L'accaduto getta altra benzina sul fuoco del conflitto israelo-palestinese e le sue conseguenze potrebbero essere molto gravi, anche per la sicurezza dei civili israeliani già bersaglio di decine di attentati. Migliaia di palestinesi, gente comune e attivisti del movimento islamico, ieri sera erano radunati davanti all'ospedale Shifa di Gaza city dove si trovava il corpo di Rantisi. Tutti invocavano la vendetta, tanti erano armati di mitra e sparavano in aria. Molti prevedono che l'uccisione del leader di Hamas moltiplicherà il numero dei giovani palestinesi pronti ad immolarsi. La scorsa notte manifestazioni di protesta erano in corso a Gaza e in Cisgiordania.
Il raid degli Apache è avvenuto intorno alle 20, ora di Gaza. Rantisi, esponente dell'ala dura di Hamas e sostenitore degli attentati suicidi, era già sfuggito il 10 giugno dello scorso anno ad un tentativo di assassinio da parte di Israele. Ieri sera ha lasciato la sua abitazione accompagnato dal figlio Mohammed e una guardia del corpo ed è salito in automobile. Le misure di sicurezza che aveva adottato in questi mesi si sono rivelate inefficaci. I suoi movimenti del leader di Hamas, con ogni probabilità, venivano seguiti da giorni. I razzi sganciati dagli Apache hanno centrato l'automobile con estrema precisione. Per i passeggeri a bordo non c'è stato nulla da fare. Mohammed Rantisi e la guardia del corpo sono morti sul colpo. Il leader di Hamas, rimasto gravemente ustionato, invece è morto cinque minuti dopo l'arrivo in ospedale. La tv araba Al Jazira ha ripreso l’agonia del leader ricoverato in ospedale. Almeno sei passanti sono stati feriti dalle esplosioni. E a Gaza nessuno ha dubbi sulla rappresaglia durissima che attuerà Hamas.
Il premier israeliano Ariel Sharon ha espresso compiacimento per la morte del leader di Hamas, Abdel Aziz Rantisi. «Chi sistematicamente uccide ebrei in quanto tali, merita la morte» ha detto Sharon, secondo la televisione di stato israeliana. Sharon in marzo aveva promesso terra bruciata ai leader delle organizzazioni responsabili del terrorismo dei kamikaze contro i civili: e l'ex-generale, continua determinato sulla sua strada. Un mese fa, in una operazione che si era svolta sotto la supervisione diretta del premier, l'esercito israeliano aveva ucciso il leader e fondatore di Hamas, lo sceicco Ahmed Yassin.
Rantisi era stato nominato sue successore a Gaza pochi giorni dopo. Ma Sharon non gli ha dato il tempo di organizzare l'annunciata vendetta. Il premier israeliano aveva deciso la eliminazione di tutti i leader di Hamas, ritenuta l'avversario più pericoloso per la sicurezza di Israele dopo l'ondata di attentati degli ultimi tre anni, dopo l'attacco dei kamikaze palestinesi contro il porto di Ashdod.
L'uccisione dello sceicco, definito da Israele il Bin Laden palestinese, non era stata condannata dagli Stati Uniti, oggi più che mai alleato primordiale per Israele, che avevano solo sottolineato di non essere stati informati prima da Israele. La minacciata grande vendetta di Hamas per la morte di Yassin non c'è stata, quantomeno per ora, e i servizi di sicurezza israeliani nelle ultime due settimane hanno sventato quasi venti attentati kamikaze che avrebbero potuto provocare stragi fra i civili. Per le organizzazioni del terrorismo palestinese è sempre più difficile colpire Israele, a causa del forte dispiegamento dell'intelligence ma anche della barriera di sicurezza che sta circondando la Cisgiordania.

Il pezzo di Romanetti gronda retorica buonista. L'autore non perde l'occasione per ricordare tutte le qualità dello scomparso (pediatra, medico generoso verso i poveri,scelta di vita, laurea a pieni voti,l'incontro con Yassin definito leader "religioso", Hamas descritta come una "novità", tutte le azioni terroriste descritte come "azioni di lotta",l'appartamento modesto quindi Rantisi era un onest'uomo,pur essendo stato nemico della Road Map Romanetti scrive che è la sua morte ad affossarla, ecc.)

E veniamo a Michele Giorgio, che saltellando tra Manifesto e Mattino, scrive che Rantisi era stato nominato al posto di Yassin "guida spirituale del movimento islamico". Alla faccia dello spirituale, verrebbe da dire. Non certo a Giorgio, al quale evidentemente che i due defunti predicassero l'uccisione degli ebrei in tutto il mondo ha di sicuro una colorazione spirituale. Quando scrive che "Sharon non gli ha dato il tempo di organizzare l'annunciata vendetta" sembra quasi dispiacersi.


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