A Israele solo doveri
ai palestinesi solo diritti. E' la gratuita posizione sostenuta dai giornalini gratuiti
Testata:
Data: 17/04/2004
Pagina: 1
Autore: la redazione
Titolo: Arafat attacca Bush e Sharon
Dopo la pausa Pasquale ritorna la disinformazione dei giornali gratuiti:
In genere LEGGO non pubblica quasi mai articoli sul Medio Oriente, per cui stupisce quando appare qualche notizia. Se i lettori si affidassero solo a ciò che scrive Leggo di certo non capirebbero nulla, visto che nelle 4 righe c'è spazio solo per le parole di Arafat, senza spiegare nulla di ciò che è avvenuto.
A pag. 3 Arafat attacca Bush:"La lotta non cesserà". L'esecutivo palestinese si è riuntio d'urgenza in seguito alle dichiarazioniu di Bush dopo l'incontro col premier israeliano Sharon. Al termine della riunione Arafat ha dichiarato che "non cesserà la lotta fino a che la Palestina non sarà uno stato indipendente con capitale Gerusalemme".
A pag. 4 di CITY nella rubrica "fatti": Gaza, sogni da kamikaze per i ragazzi. Il 35% dei ragazzini tra i 12 e i 13 anni di Gaza si dice pronto a diventare un martire della causa della Palestina (nella foto Ap un ragazzo guarda su Al Jazeera le immagini del summit Bush-Sharon). Lo rivela una ricerca del Centro di salute mentale di Gaza pubblicata dal settimanale "Vita"
Peccato che City non dica perhé i ragazzini di Gaza siano arrivati a tanto. Tanto più peccato perché proprio City era stato l'unico giornale in Italia (perfino il Manifesto non aveva avuto una simile faccia tosta) a mettere in dubbio la veridicità dell'episodio del ragazzino porta-bombe del marzo scorso.
Sotto l'articolo dal titolo: Cisgiordania: Onu e Ue contro Bush Arafat: "Continueremo a lottare"
Ramallah (Cisgiordania) - I palestinesi chiedono l'intervento della comunità internazionale per contrastare il via libera dato mercoledì dal presidente Usa George W. Bush al mantenimento israeliano di parte degli insediamenti in Cisgiordania, contestuale al ritiro integrale dalla Striscia di Gaza. E all'appello partito da Ramallah rispondono, in parte Onu e ue, che criticano la svolta Usa.
Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan contesta il non aver tenuto conto del punto di vista dei palestinesi sulla delicatissima e storica questione degli insediamenti ebraici nei Territori occupati. L'Unione europea invece fa sapere che non accetterà cambiamenti di confini, a meno che non siano accettati da entrambe le parti. Un altro punto controverso partorito dal summit tra Bush e il premier israeliano Ariel Sharon riguarda il ritorno dei profughi palestinesi: potranno tornare ma soltanto all'interno dei confini del futuro stato palestinese e non all'interno di quelli governati da Tel Aviv. Durissima la reazione del presidente dell'Anp Yasser Arafat: "I palestinesi non fermeranno la loro lotta, i nostri profughi hanno diritto a rientrare in quella che era la loro patria". Sulla stessa linea il premier Abu Ala, che potrebbe dimettersi dopo il summit di Washington: "Bush è il primo presidente americano a dare legittimità agli insediamenti israeliani in territorio palestinese. Non lo accetteremo". I palestinesi chiedono ora una riunione urgente del "Quartetto" (Usa, Ue, Russia e Onu) che aveva sponsorizzato la Road Map verso la pace, e un summit urgente dei Apesi arabi. Sharon da parte sua torna in patria con quella che considera la carta vincente per far accettare da suo partito, il Likud, il ritiro da Gaza: la presa su parte della "Samaria" e della "Giudea" che gli Usa non avevano mai avallato prima (Reuters)
Riassumendo secondo quanto riporta e sembra avallare City, i palestinesi avrebbero il diritto di andare ad abitare dove vogliono, indifferentemente se Israele o "Palestina", mentre gli ebrei (un tempo chiamati anche in italiano "giudei") non possono andare ad abitare nella loro terra cioè la Giudea e la Samaria. Inoltre City ha già "aggiudicato" Gerusalemme ai palestinesi, poiché secondo l'articolo il governo e/o la capitale di Israele è Tel Aviv. Per concludere, è da sottolineare l'uso delle virgolette: assenti quando si parla di Palestina, Cisgiordania, miliziani, resistenti palestinesi, ecc. ma immancabili quando invece si tratta di Giudea e Samaria.
Ancora più sotto:
"Gli Usa tolgono ai palestinesi ogni carta negoziale"
Ariel Sharon ha vinto su tutta la linea. Gli analisti politici concordano tutti sul "cappotto" realizzto a Washington dal premier israeliano. "Non poteva ottenere di più", sostiene l'esperto inglese Daniel Neep. A perdere non sembrano però solo i palestinesi, ma anche le ipotesi di negoziato. Perché l'Anp non avrà più niente da scambiare con Tel Aviv. La questione del ritorno dei profughi in Israele e le colonie ebraiche in Cisgiordania potevano essere ottime carte da giocare. Come "concessioni" palestinesi, però, e non come problemi dati per risolti da Washington (Reuters)
Se gli Usa intervengono non va bene, se se ne stanno in disparte non va bene lo stesso. Sarebbe interessante sapere cosa secondo City dovrebbero fare gli Usa. Forse assecondare le pretese di Arafat volte ad annientare lo Stato di Israele? La "carta negoziale" dell'ANP non doveva essere la cessazione del terrorismo? Non è già il massimo se Israele, nonostante i 50 anni di guerre e distruzione, sia ancora disponibile a dare uno stato ai palestinesi, che, ricordiamo, è un popolo che si definisce tale solo dagli anni '60 del secolo scorso? Perché ad Israele si riconoscono solo i doveri mentre ai palestinesi solo i diritti?
Invitiamo i lettori di Informazione Corretta ad inviare le loro proteste alle redazioni di Leggo e City. Cliccando sul link sottostante si aprirà una e-mail già pronta per essere compilata e spedita. leggonline@caltanet.it,cityroma@rcs.it