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29/3/02 GRIDO DI DOLORE PER IL POPOLO PALESTINESE
Riflessione di Barbara Mella
Voglio levare alta la mia voce per uno di popoli più oppressi, vessati, martoriati, della terra in questo momento, un popolo che, sotto gli occhi indifferenti del mondo, da oltre cinquant'anni sta venendo quotidianamente massacrato e oggi sta seriamente rischiando l'estinzione: parlo del popolo palestinese. Non esisteva, per la verità, un popolo palestinese, lo hanno dichiarato ben chiaro i dirigenti chiamati ad esprimersi in materia: "Non esiste nessun paese che si chiami Palestina. 'Palestina' è un termine che si sono inventati i sionisti...Il nostro paese per secoli è stato parte della Siria. 'Palestina' ci è aliena. Sono stati i sionisti che l'hanno introdotta"-- Il leader arabo locale alla commissione Peel, 1937. "Non esiste nessuna Palestina nella storia, assolutamente no"-- Professor Philip Hitti, storico arabo alla commissione di indagini Anglo-Americana, 1946 "È comunemente noto che la Palestina non sia altro che il Sud della Siria." --Ahmed Shukairy, al Consiglio per la Sicurezza delle Nazioni Unite, 1956.



Non esisteva, ma i fratelli arabi lo hanno costretto a venire alla luce per farne un'arma con cui distruggere Israele. Nel 1948 hanno indotto i suoi futuri componenti a lasciare le loro case. Per ospitarli in altre case? No: per metterli in cosiddetti campi-profughi che sarebbe più corretto chiamare campi di concentramento. Campi nei quali non hanno libertà di movimento - anzi, in cui non hanno alcun tipo di libertà, se non quella di soffrire e morire. Campi in cui sono costretti a vivere in condizioni di miseria estrema, in baracche, senza strutture igienico-sanitarie, senza niente. E senza istruzione, cosicché quando si racconta loro che la causa di tutti i loro mali è Israele, loro ci credono, perché non hanno accesso ad altre informazioni che quelle propinate dai loro dirigenti. Hanno costruito, coltivato, nutrito in loro l'odio antiisraeliano per farne carne da cannone contro "l'entità sionista". Hanno invaso le terre destinate a costituire il loro stato. Hanno scatenato una guerra dietro l'altra contro Israele, senza neanche essere poi capaci di vincerle, e dopo la sconfitta hanno sistematicamente rifiutato ogni accordo di pace che avrebbe permesso la nascita dello stato di Palestina e l'avvento, per questo disgraziato popolo, della tanto sospirata pace e di condizioni di vita più umane. Hanno sfruttato le sue miserevoli e inumane condizioni di vita, da loro stessi provocate, per spillare miliardi di dollari a Stati Uniti, Unione Europea, ONU, Paesi Arabi, Israele, e hanno usato questa enorme quantità di denaro per impinguare i loro conti in banca, primo fra tutti l'egiziano Arafat, che sta ancora eseguendo gli ordini del suo defunto padrone Nasser. Da quando, in seguito agli accordi di Oslo, esiste l'Autorità Nazionale Palestinese, una parte di questo denaro è stata usata per approntare libri di testo che incitano gli studenti all'odio antiisraeliano e antiebraico, per produrre programmi televisivi per i più piccoli in cui si fa loro il lavaggio del cervello e li si istiga al martirio, per allestire campi militari in cui bambini di dieci anni o meno vengono addestrati all'uso delle armi, per importare ingenti quantità di armi dai paesi arabi circostanti: affinché la carne da cannone fosse pronta quando il loro padrone lo avesse deciso. E finalmente è arrivato Camp David: un ministro israeliano idealista e un po' cieco ha commesso il tragico errore di offrire all'interlocutore Arafat tutto ciò che chiedeva. E a questo punto al terrorista egiziano Arafat non rimaneva che una possibilità: abbandonare il tavolo delle trattative e tornare a casa a preparare la guerra. Ed è tornato a casa, infatti. Trionfante. Proclamando fieramente: "Sono pronto a sacrificare un milione di martiri bambini per giungere a Gerusalemme!" E subito ha cominciato a sacrificarli, un bambino dietro l'altro mandati a fare da scudo umano ai cecchini armati; un giovane dietro l'altro mandati a farsi saltare in aria con una cintura esplosiva legata intorno alla vita. Prima o poi, se continua così, non resterà più un solo palestinese sulla faccia della terra. E il mondo gira la testa dall'altra parte e tace.



Barabara Mella

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