sabato 19 agosto 2017
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La Repubblica - Corriere della Sera Rassegna Stampa
21.04.2017 25 aprile: vergogna Anpi a Roma, minacce degli estremisti a Roberto Cenati a Milano
Cronaca di Paolo Griseri, Zita Dazzi intervista Roberto Cenati, Fulvio Fiano intervista Riccardo Pacifici

Testata:La Repubblica - Corriere della Sera
Autore: Paolo Griseri - Zita Dazzi - Fulvio Fiano
Titolo: «Solo 5 mila partigiani su 125 mila iscritti così l’anagrafe ha cambiato l’Anpi - 'Insultato dai centri sociali perché sto con la Brigata' - 'Estrema sinistra in malafede, ma lo strappo si può ricucire'»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 21/04/2017, a pag. 20, conil titolo "Solo 5 mila partigiani su 125 mila iscritti così l’anagrafe ha cambiato l’Anpi", la cronaca di Paolo Griseri; con il titolo 'Insultato dai centri sociali perché sto con la Brigata', l'intervista di Zita Dazzi  a Roberto Cenati; dal CORRIERE DELLA SERA, a pag. 12, con il titolo 'Estrema sinistra in malafede, ma lo strappo si può ricucire', l'intervista di Fulvio Fiano a Riccardo Pacifici.

Ecco gli articoli:

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L'Anpi contro Israele

LA REPUBBLICA - Paolo Griseri: "Solo 5 mila partigiani su 125 mila iscritti così l’anagrafe ha cambiato l’Anpi"

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Paolo Griseri

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Flaminia Sabatello, presidente dell’Associazione romana amici di Israele

La Brigata Ebraica «non parteciperà » alle manifestazioni del 25 aprile di Roma «fino a quando ci saranno organizzazioni palestinesi. A Milano un servizio d’ordine del Pd protegge la Brigata Ebraica, a Roma non è garantita la nostra sicurezza ». Con queste parole Flaminia Sabatello, presidente dell’Associazione romana amici di Israele, ha definitivamente escluso che i rappresentanti della Brigata possano aderire alla celebrazione del 25 Aprile organizzata dall’Anpi nella Capitale. Cade dunque nel vuoto, almeno a Roma, l’appello del Presidente del Senato Pietro Grasso per «un 25 aprile all’insegna dell’unità» in cui «l’assenza della Brigata Ebraica sarebbe inaccettabile». Anche nel 2017, come già lo scorso anno, a Porta San Paolo, luogo simbolo della resistenza nella Capitale, non ci saranno tutte le forze che sconfissero i nazifascisti nel 1944. Nelle altre grandi città italiane invece le manifestazioni dell’anniversario della Liberazione si svolgeranno senza particolari problemi. Ma ancora una volta sullo sfondo della polemica di attualità, si intravede la forte rottura tra la parte renziana del Pd e l’associazione che si propone di raccogliere l’eredità di chi combatté la lotta partigiana. Il commissario romano del Pd, Matteo Orfini, è durissimo: «La manifestazione del 25 aprile a Roma è diventata da festa di tutti, palcoscenico per chi vuole dividere. E gli organizzatori non hanno voluto o saputo fare argine».

L’Anpi ha subito una mutazione genetica? Da organizzazione partigiana è diventata la prosecuzione delle organizzazioni della sinistra radicale con altri mezzi? I dati dicono che la mutazione è stata inevitabilmente anagrafica. Proprio in questi giorni si stanno facendo i conti del tesseramento 2016. Gli iscritti sono 125 mila circa e i partigiani che hanno combattuto i nazifascisti sono ormai ridotti a 5 mila. Hanno dai novant’anni in su, sono importanti testimoni ma non possono ovviamente essere il nerbo dell’associazione. Che ormai da tempo è nelle mani di chi ha tra i 40 e i 65 anni e che ovviamente la Resistenza l’ha studiata sui libri. Fabrizio De Santis, attuale presidente provinciale di Roma al centro della polemica sulla presenza dei palestinesi a Porta San Paolo, è un cinquantenne che, racconta la sua biografia su Internet, «inizia la sua attività politica nel movimento studentesco culminato nella Pantera».

De Santis ha lasciato la politica e l’incarico di segretario del Pdci romano per diventare presidente dell’Anpi? Una parabola emblematica? «Non particolarmente — ribattono i vertici dell’Anpi nazionale — noi non chiediamo l’appartenenza politica dei nostri iscritti e non abbiamo mappe. Ma possiamo dire con certezza che nell’Anpi sono rappresentate tutte le tendenze politiche democratiche, così come accadde nella Resistenza». Questo non impedisce che le iscrizioni abbiano seguito nel corso dei decenni l’impulso dell’attualità politica italiana. Chi ha tra i 40 e i 70 anni oggi, circa 70 mila iscritti, ha aderito sulla spinta degli ideali antifascisti e, in tempi più recenti, anche della polemica contro i governi di centrodestra. Chi lo ha fatto più recentemente, come i 15 mila ragazzi tra i 18 e i 30 anni, è stato mosso spesso dalla necessità di trovare un ancoraggio ideale che i partiti della sinistra non sembrano più garantire. Come ha giocato nella mutazione la battaglia per il “no” al referendum del 4 dicembre scorso? «Dal punto di vista delle iscrizioni ha influito poco», osserva la presidente dell’Anpi di Torino, Maria Grazia Sestero. «Abbiamo avuto persone del Pd che hanno scelto di non rinnovare la tessera, altri che si sono aggiunti. In tutto una differenza di poche decine di tessere su oltre 6 mila in provincia di Torino. Dopo il referendum abbiamo lavorato per ricucire le divisioni, non ci interessano gli schieramenti partitici. Chiediamo un’adesione a ideali non a correnti. E sul territorio, tra i nostri iscritti, c’è molta più unità di quanto non possa apparire all’esterno».

LA REPUBBLICA - Zita Dazzi: 'Insultato dai centri sociali perché sto con la Brigata'

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Zita Dazzi

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Roberto Cenati

Roberto Cenati, presidente dell’Anpi provinciale di Milano, ha detto sì alla protezione dello spezzone della Brigata ebraica durante il corteo milanese del 25 aprile. E per questo è da giorni oggetto di insulti e proteste sui social network, tanto che ha dovuto segnalare il problema alla Digos.

Chi è che contesta la vostra scelta? «Sono associazioni antisioniste e filo palestinesi che organizzano ogni anno, in piazza San Babila le inaccettabili le contestazioni contro la Brigata ebraica, creando tensioni in un corteo che dovrebbe essere pacifico e festoso. Ma il Comitato permanente antifascista, di cui Anpi fa parte, con partiti, sindacati e associazioni sulla Resistenza, è pienamente convinto che gli ebrei e la Brigata debbano a pieno titolo stare nel corteo. Senza subire slogan e fischi».

L’Anpi di Roma la pensa diversamente. Vi siete confrontati? «Non giudico quello che succede a Roma, ma qui a Milano siamo tutti concordi sul fatto che, più dei palestinesi, abbia di sicuro titolo di stare nel corteo la Brigata ebraica, che come tanti ebrei partigiani, ha avuto un ruolo fondamentale nella Liberazione».

Perché ogni anno, invece, c’è una parte del corteo dove si lanciano slogan contro Israele? «Al corteo partecipa chi vuole, noi non possiamo vietare ai filo palestinesi e ai centri sociali di partecipare, anche se mi rimane del tutto oscuro quale sia il nesso fra loro e la Resistenza italiana».

Nesso che invece c’è con gli ebrei? «Ma certo. La Brigata è stata la prima formazione a sfondare la Linea gotica, ha liberato tante località dell’Italia centrale, ha avuto 40 caduti e 5mila combattenti. E ricordiamo che Leo Valiani, Umberto Terracini e Giulio Bolaffi erano ebrei e hanno combattuto per la libertà dell’Italia sotto il fascismo, come tanti altri ebrei italiani. Per questo, sarebbe assurdo e sbagliato che non ci fossero gli ebrei nella manifestazione del 25 aprile».

CORRIERE DELLA SERA - Fulvio Fiano: 'Estrema sinistra in malafede, ma lo strappo si può ricucire'

Riccardo Pacifici, storico presidente della comunità ebraica di Roma e oggi membro dell’ Israeli Jewish Board , parte da un chiarimento: «Non c’è nessuna spaccatura con l’Anpi ma solo con quella frangia revisionista che si è impossessata del simbolo della Resistenza. Gente in malafede e ignorante».

L’Anpi conta oggi 125 mila iscritti (2.500 a Roma) di cui circa 6 mila ex partigiani, oltre ai loro parenti e agli amici della causa, sulla cui fedeltà ai valori della Resistenza l’associazione mette la mano sul fuoco. «Eppure equiparare la bandiera della Brigata ebraica a quella del popolo palestinese significa non conoscere la storia. Ho avuto l’onore di conoscere Massimo Rendina ( il vicepresidente Anpi morto nel 2015, ndr ) e so che oggi si rivolterebbe nella tomba».

I partigiani rilanciano l’invito all’unità. Perché a Milano è possibile marciare assieme e a Roma no? «Perché lì ci sono numeri da manifestazione nazionale, un servizio d’ordine che tutela i simboli della Brigata ebraica e le provocazioni sono state in tono assai minore rispetto a Roma, dove si è arrivati a contestare Renata Polverini quando guidava la Regione e Nicola Zingaretti quando era alla Provincia. Anche Ignazio Marino prese le distanze».

Influiscono di più questi fatti, il dato storico o il conflitto israeliano-palestinese? «Tutti e tre. La Brigata combatteva con i partigiani, il Gran Muftì era alleato dei nazisti. La comunità ebraica ha radici decennali a Roma e non può finire nella lista degli “ospiti stranieri”. E se si voleva invitare un popolo oppresso, ma qui non entro nel merito, perché non chiamare i siriani o i cubani? Questa è una provocazione politica. La bandiera palestinese non può esserci, i palestinesi sono i benvenuti. Direi lo stesso per i giapponesi».

Lo strappo è ricucibile? «Sì, ci sono cinque giorni per farlo. È paradossale che mentre anche il centrodestra comincia a vivere questa festa in senso unitario, la sinistra estrema se ne allontani».

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