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Il Foglio Rassegna Stampa
14.02.2017 Francia: l'islamismo e la parabola di Emmanuel Macron
Analisi di Mauro Zanon

Testata: Il Foglio
Data: 14 febbraio 2017
Pagina: 4
Autore: Mauro Zanon
Titolo: «'Isma', il ragazzo cresciuto alla scuola di DSK che orchestra la retorica di Macron»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 14/02/2017, a pag. 4, con il titolo " 'Isma', il ragazzo cresciuto alla scuola di DSK che orchestra la retorica di Macron", l'analisi di Mauro Zanon.

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Mauro Zanon

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Parigi. “Ismaël è il miglior stratega di Parigi”. Parola di Laurent Bigorgne, direttore del think tank liberale Institut Montaigne, amico di lunga data di Emmanuel Macron, e con molta discrezione fucina di idee per il suo movimento, En Marche!. La sua opinione è lungi dall’essere isolata. A Parigi sono in molti ad affermare che Ismaël Emelien, 29 anni, sia il miglior stratega e consigliere per la comunicazione attualmente in circolazione, e che Macron, tenendoselo ben stretto sia a Bercy, quando era al ministro dell’Economia, sia ora per la campagna di En Marche!, abbia fatto una delle migliori scelte del suo percorso politico. “Isma”, come lo chiamano i suoi colleghi, è la “plume” del presidente di En Marche!, colui che gli scrive i discorsi, ed è oggi il principale orchestratore della macchina comunicativa del movimento.

Fin dall’inizio della sua avventura accanto a Emmanuel Macron, Emelien è rimasto nell’ombra, discreto dietro i suoi occhiali neri da nerd e i suoi maglioni poco vistosi. Non va su Bfm.tv o su I-télé per difendere il suo assistito dalle accuse dei suoi avversari, non si mostra durante i meeting di campagna, e non si fa mai intervistare: lavora dietro le quinte, manovra e tesse le fila silenziosamente, ma è il pilastro di En Marche!. A Bercy, Isma è stato consigliere per la comunicazione e gli affari strategici fino alla primavera 2016, quando, quattro mesi prima del suo patron, ha deciso di abbandonare i corridoi del ministero per dedicarsi interamente alla creazione e allo sviluppo di En Marche!. Per la messa a punto del movimento, Emelien, uscito dalla società di comunicazione Havas, si è avvalso dell’aiuto della startup di strategia elettorale Liegey Muller Pons, e di Proxem, startup di analisi semantica.

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Viene da loro l’idea dei questionari e dei “marcheurs” che lo scorso anno hanno percorso la Francia per raccogliere le attese dei francesi e produrre una “diagnosi del paese”, che ha fatto da base per la preparazione del programma. Il sistema En Marche!, ora, è ben oliato, e nemmeno i suoi avversari riescono più a negare che l’operazione macronista, o meglio emeliana, di avvicinamento alla società francese sia riuscita. Le ossa, Isma, se le è fatte accanto a Dominique StraussKahn. Ha soltanto 19 anni quando decide di abbandonare Sciences Po per partecipare alla campagna per le primarie socialiste di uno dei suoi prof, Dsk appunto. Entra subito nelle grazie di Gilles Finchelstein, pilastro della strauss-kahnia, direttore della Fondation Jean-Jaurès, pensatoio riformista del Partito socialista, che intravede in lui un grande talento. Il giovanissimo Ismael gli dà una mano a scrivere i discorsi per Dsk, poi quando l’affaire Sofitel guasta tutti i piani, decide di seguire Finchelstein a Havas, dove impara il mestiere che oggi sa fare meglio: studi di opinione, comunicazione di crisi, strategia politica.

Le traiettorie di Emelien e Macron si incrociano nel 2009, quando l’attuale candidato alle presidenziali francesi lavorava per la banca d’affari Rothschild, dopo essere stato uno dei relatori della Commisione Attali. Entrambi figli della provincia francese, uno nato ad Amiens, Macron, l’altro a Grenoble, Emelien, ed entrambi sbarcati nella capitale per formarsi nelle grandi scuole della République, si trovano subito a loro agio, diventano amici e decidono di continuare a collaborare assieme. Nell’estate del 2014, quando Macron non sapeva ancora di essere stato scelto da Hollande per sostituire Montebourg a Bercy, aveva anche pensato di creare una società con Emelien. Ma a fine agosto arrivò la telefonata che cambiò tutto, e ora Isma è la sua pregiata “plume”. C’è afflato lirico nei suoi discorsi. C’è la capacità di far vibrare i cuori richiamando i grandi momenti della storia, c’è il tentativo di scrivere un nuovo romanzo nazionale, in cui la Francia, come Macron ripete a ogni comizio, sia “un progetto di emancipazione degli individui”.

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