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La Stampa Rassegna Stampa
11.11.2017 Caso Hariri: Perchè sei fuggito a Riad? Stavamo per eliminarti, firmato Hezollah
Analisi di Giordano Stabile

Testata: La Stampa
Data: 11 novembre 2017
Pagina: 15
Autore: Giordano Stabile
Titolo: «Hezbollah attacca: 'il premier libanese è prigioniero di Riad'»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 11/11/2017, a pag.15, con il titolo "Hezbollah attacca: 'il premier libanese è prigioniero di Riad'", l'analisi di Giordano Stabile.
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Giordano Stabile

Il pezzo di Giordano Stabile - tranne il titolo unidirezionale- è il più equilibrato fra quelli usciti oggi, anche se  l'inizio sembrava promettere altro. Leggendolo, invece - soprattutto con i riferimenti alle dichiarazioni di Nasrallah, il capo di Hezbollah-  Stabile fa capire in modo chiaro la situazione che si è creata dopo la fuga dal Libano di Saad Hariri, in particolare l'asse Iran-Hezbollah.

Saad Hariri ancora non torna in Libano e si moltiplicano le pressioni nazionali e internazionali, a cominciare dalla visita del presidente francese Emmanuel Macron a Riad, per disinnescare una situazione esplosiva. Ieri il presidente libanese Michel Aoun ha convocato nella sua residenza a Baabda, sulle colline di Beirut, il chargé d’affaires saudita, che fa le veci dell’ambasciatore, per ribadire che le dimissioni del primo ministro, annunciate dal territorio di uno Stato straniero, sono «inaccettabili». E infatti non le ha ancora accolte. Ma la vera bordata contro l’Arabia Saudita è arrivata dal leader di Hezbollah, il movimento sciita alleato dall’Iran. Hassan Nasrallah ha dedicato gran parte del discorso del venerdì alla crisi. Senza le remore diplomatiche di Aoun, ha denunciato che Hariri «è detenuto a Riad» e che le sue dimissioni sono state «imposte» e quindi sono «incostituzionali» perché pronunciate «sotto pressione». Un «complotto» organizzato dal principe ereditario Mohammed bin Salman per scatenare un altro conflitto settario in Libano. «Diciamocelo chiaramente – ha insistito -: è chiaro che l’Arabia Saudita ha dichiarato guerra al Libano. Ma i sauditi falliranno in Libano come hanno fallito su tutti gli altri fronti». Poi il leader religioso si è rivolto all’altro grande avversario, Israele. Ha accusato Riad di «incoraggiare» lo Stato ebraico ad attaccare il Libano. Un blitz, ha argomentato, non può essere escluso, «ma è improbabile perché Israele sa che pagherebbe un prezzo molto alto. Forse gli israeliani pensano che in questo momento siamo in difficoltà ma li avverto, non fate calcoli sbagliati e non cercate di approfittare della situazione perché ci sentiamo più forti che mai di fronte a ogni minaccia». L’offensiva saudita ha però avuto qualche effetto sullo schieramento militare di Hezbollah, che può contare su circa 40 mila combattenti, da 10 ai 15 mila in Siria. Alcune unità sarebbero state richiamate in Libano, anche se non ci sono conferme ufficiali. Segno che il «Partito di Dio» mette in conto un attacco. Anche perché il Segretario di Stato americano Rex Tillerson ieri si è schierato con gli alleati sauditi e ha ribadito che in Libano «non ci può essere posto per milizie o gruppi armati o forze straniere», cioè lo stesso Hezbollah ed eventuali consiglieri iraniani. La posizione europea sembra più prudente. Il presidente francese Emmanuel Macron, che si trovava già negli Emirati Arabi Uniti, ha fatto una tappa non prevista a Riad per incontrare Mohammed bin Salman. Parigi è storicamente una «protettrice» del Libano, in particolare della comunità cristiana. L’obiettivo della visita era «preservare la stabilità della regione» e ribadire «l’attaccamento francese alla sicurezza e alla sovranità» del Libano. Macron è andato incontro alle preoccupazioni saudite quando ha accusato l’Iran di aver fornito ai ribelli sciiti dello Yemen il missile che sabato scorso ha colpito l’aeroporto di Riad. Ma ha anche ribadito che non vuol vedere stracciato l’accordo fra l’Occidente e Teheran sul nucleare, per non trasformare la Repubblica islamica in «un’altra Corea del Nord». Il leader francese non ha però incontrato Hariri come sembra avesse chiesto. Anche se poi il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian ha precisato che il premier libanese «è libero di muoversi», il giallo non è del tutto risolto.

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