sabato 27 maggio 2017
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Invia ad un amico
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

La minaccia arriva dal nord: Hezbollah ai confini d'Israele con le armi dell'Iran (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Parla Bassem Eid, attivista palestinese per i diritti umani, quelli veri (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello - per chi ha difficoltà di lettura dei sottotitoli, cliccare su Youtube in basso a destra)
Per consultare l'archivio Video
CLICCA QUI


Clicca qui





Hai già visitato il sito SILICON WADI?


Clicca qui



La Stampa Rassegna Stampa
19.03.2017 Dietro ai massacri inter-islamici la regia dell'Iran, il vero centro del terrorismo mondiale
Editoriale di Maurizio Molinari

Testata: La Stampa
Data: 19 marzo 2017
Pagina: 1
Autore: Maurizio Molinari
Titolo: «La tribù sciita minaccia gli sceicchi»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 19/03/2017, a pag.1/23, con il titolo "La tribù sciita minaccia gli sceicchi" l'editoriale del direttore Maurizio Molinari.

Risultati immagini per yemen iran

Il testo dice molto di più della titolazione, l'Iran ne esce come il vero centro del terrorismo, responsabile dei milioni di morti nelle guerre civili dei paesi mediorientali. Questa semplice verità è venuta finalmente a galla dopo l'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca. Adesso tocca all'Europa riconoscere la follia dell'accordo voluto da Obama e dall'Unione Europea. L'Iran è il massimo fattore di destabilizzazione mondiale.

Risultati immagini per maurizio molinari
Maurizio Molinari

A due anni dal suo inizio la guerra civile in Yemen minaccia di sconfinare in Arabia Saudita, avvicinando il conflitto fra sciiti e sunniti alla città santa di Mecca, luogo di nascita del Profeta Maometto. Con la battaglia dell'aeroporto di Aden fra le forze del presidente Abdu Rabu Mansour Hadi e i ribelli Houthi, sostenuti dall'Iran, iniziò il 19 marzo 2015 lo scontro militare che vede oggi lo Yemen diviso in tre: 9 dei 21 governatorati, inclusa la capitale Sana'a, in mano agli insorti, 6 controllati dalle truppe lealiste ed altri 6 contesi creando delle enclaves dove Al Qaeda riesce a insediarsi, costruendo basi e campi di addestramento.
Devastazioni e sofferenze della popolazione civile sono imponenti: su poco più di 25 milioni di abitanti l'Onu stima che 18,8 milioni abbiano bisogno di assistenza umanitaria e 10 milioni siano minacciati dalla carestia oltre al fatto che 10 mila sono stati uccisi, 40 mila feriti e 3,2 milioni hanno lasciato le proprie case.
II feroce conflitto è uno specchio delle lacerazioni interne all'Islam perché il presidente Hadi è sostenuto da un contingente pansunnita guidato da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti mentre gli Houthi, di origine sciita, ricevono aiuti finanziari e militari dall'Iran degli ayatollah.
Se questa guerra civile è stata al centro del recente colloquio nello Studio Ovale fra il presidente americano Donald Trump e il vice principe ereditario saudita, nonché ministro della Difesa di Riad, Mohammed bin Sultan, è perché rischia di uscire dai confini yemeniti coinvolgendo Paesi vicini. L'escalation è iniziata alla fine del 2016 quando gli Houthi, davanti all'intervento pansunnita, si sono arroccati nelle regioni del Nord - da cui in gran parte provengono - iniziando a bersagliare il territorio dell'Arabia Saudita.
Sono tre le tipologie di attacchi dei ribelli sciiti yemeniti condotti oltre-confine.
Primo: incursioni terrestri nelle province di Jizan, Asir e Najran con uso di mortai contro centri civili e basi militari causando un totale stimato di almeno 200 vittime.
Secondo: lanci di razzi a corto raggio contro le città più vicine come ad esempio Najran, colpita negli ultimi 24 mesi da migliaia di esplosioni.
Terzo: attacchi con missili di medio e lungo raggio di produzione iraniana come i «Burkan-1» - gittata 800 km - che sono stati lanciati in direzione delle grandi citta di Taif, Gedda ed anche Mecca. In ogni occasione sono state le batterie anti-missile americane ad abbattere i «Burkan- 1», ma l'impatto strategico è stato significativo perché la monarchia di Riad si sente adesso aggredita sul proprio territorio.
Se a ciò aggiungiamo gli attacchi portati dagli Houthi con missili anti-nave e barchini kamikaze contro unità saudite, emiratine e statunitensi poco a largo della costa sull'Oceano Arabico, non è difficile dedurre la preoccupazione di Washington e delle capitali arabo-sunnite per quanto sta avvenendo.
Il governo di Teheran smentisce ogni coinvolgimento diretto e nega anche le forniture di armi agli Houthi, ma Riad, con il vice capo di Stato Maggiore Nasser Al-Tahri, ritiene che senza il sostegno dei Guardiani della rivoluzione iraniana gli Houthi sarebbero incapaci di usare armi come i missili «Zelzal 2» e «Zelzal 3».
Tanto più che la tattica adoperata dagli Houthi contro le province saudite oltre frontiera ricorda da vicino quella degli Hezbollah libanesi, anch'essi formati ed addestrati dall'Iran, contro il Nord di Israele: incursioni di terra, pioggia di razzi e lanci di missili.
La decisione del Pakistan di inviare propri battaglioni di truppe sul lato saudita della frontiera per contrastare gli attacchi sciiti yemeniti ben descrive le difficoltà di Riad nel fronteggiare un'escalation militare accompagnata da una raffica di accordi di tregua e negoziati puntualmente falliti. Ecco perché la guerra d'attrito nel deserto d'Arabia, dove l'Islam ebbe origine, ripropone la violenza tribale del conflitto sunnita-sciita che insanguina la Siria.

Per inviare la propria opinione alla Stampa, telefonare: 011/65681, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


direttore@lastampa.it
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT