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Il Giornale Rassegna Stampa
14.02.2017 Amburgo: il terrorismo islamico sceglie i gas velenosi
Cronaca di Gian Micalessin

Testata: Il Giornale
Data: 14 febbraio 2017
Pagina: 13
Autore: Gian Micalessin
Titolo: «Amburgo, sospetti degli 007: una prova di attacco col Sarin»

Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 14/02/2017, a pag. 13, con il titolo "Amburgo, sospetti degli 007: una prova di attacco col Sarin", la cronaca Gian Micalessin.

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Gian Micalessin

Forse è solo uno scherzo di cattivo gusto. Ma la misteriosa fuoriuscita di gas irritante dai condotti di aerazione dell'aeroporto di Amburgo può anche essere la prova generale del primo attacco chimico in Europa. Un attacco che l'Isis, secondo quanto sospettano da tempo i principali servizi d'intelligence europei, è pronto a mettere in atto. Il primo a parlarne pubblicamente è - il 14 ottobre 2015 - il premier francese Manuel Valls. Rivolgendosi all'opinione pubblica all'indomani della strage di Parigi il primo ministro segnala esplicitamente il rischio che in un successivo attentato vengano utilizzate armi di distruzioni di massa. Un avvertimento a cui fa seguito l'immediata distribuzione a ospedali e pompieri dei kit di atropina, indispensabili per fronteggiare una contaminazione da gas nervini. «Non prendere in considerazione questa possibilità sarebbe un grave errore» ammoniscono i portavoce di Valls segnalando d'aver intensificato i controlli anche intorno alle condutture di acqua che riforniscono Parigi.

Solo due mesi più tardi, nel dicembre 2015, il Parlamento europeo rende pubblica la ricerca su «Isis e armi del terrore non convenzionali» - commissionata alla ricercatrice Beatrix Immenkamp - in cui si analizza con altrettanta chiarezza l'eventualità di una simile minaccia. E a rendere ancor più plausibile il rischio di attacchi di quel tipo sul suolo europeo contribuiscono i rapporti del Pentagono dedicati allo studio degli almeno 52 casi in cui l'Isis ha utilizzato armi chimiche in Siria e Irak. Dopo la domenica da incubo di Amburgo l'indice dell'allarme si è ulteriormente innalzato. E questo perché l'anomala contaminazione dei terminal arriva a meno di due settimane dalla pubblicazione sul numero 6 di Rumyiah, la rivista online dello Stato Islamico in rete dai primi di febbraio, di una pagina 22 interamente dedicata al Sarin, un gas nervino, inodore e incolore, capace di penetrare attraverso i pori della pelle vanificando la protezione delle maschere antigas. Una coincidenza inquietante perché già in passato è stata notata la tendenza dell'organizzazione terroristica a preannunciare in modo criptico alcune operazioni in avanzata fase di preparazione.

A preoccupare ancor più analisti ed esperti s'aggiunge il fatto che quella sinistra pagina 22 - oltre a non avere alcuna correlazione con gli articoli precedenti e seguenti - non venga né spiegata, né argomentata. In compenso è realizzata con colori e grafiche sofisticate che rendono impossibile non notarla. In mezzo al paginone, simile ad un inserto pubblicitario, campeggia una maschera antigas sovrastata dalla scritta «Sarin» - con tanto di formula chimica - circondata dalla descrizione dei sintomi e degli effetti prodotti gas nervino.

Ovviamente questo preoccuperebbe poco se avessimo la certezza che l'Isis non è mai riuscito a mettere le mani su una delle più pericolose armi chimiche prodotte dall'uomo. Il sospetto, però, va esattamente nella direzione opposta. Secondo il quotidiano panarabo Asharq al Awsat, pubblicato a Londra, lo Stato Islamico è già da molti anni in possesso di alcune partite di Sarin trafugate nei complessi chimici di Gheddafi in Libia e arrivate da lì fino in Siria. Il primo a raccontarlo in un'intervista pubblicata dal quotidiano il 15 dicembre 2015 è Ahmed Qaddaf Al Dam, un ex funzionario dell'intelligence libica, cugino del defunto colonnello Muhammar Gheddafi. Secondo Qaddaf al Dam il Sarin - razziato nei depositi nel sud del paese da alcune milizie jihadiste - è passato di mano in mano finendo poi in quelle dello Stato Islamico che l'ha trasferito da Sirte in Turchia per farlo arrivare in Siria. Una circostanza confermata in un'interpellanza al parlamento di Ankara dal deputato dell'opposizione laica Eren Erdem che ai primi di dicembre 2015 esibisce gli atti dell'inchiesta numero 2013/120 condotta dal pubblico ministero della città di Adana in cui si documenta l'arresto di numerosi cittadini turchi sospettati di aver collaborato al trasferimento di gas Sarin dalla Turchia alla Siria. Un'inchiesta subito insabbiata dal governo del presidente Erdogan.

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