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Corriere della Sera Rassegna Stampa
16.05.2017 Europa: ecco i quartieri dove la sharia detta legge
Commento di Elisabetta Rosaspina

Testata: Corriere della Sera
Data: 16 maggio 2017
Pagina: 2
Autore: Elisabetta Rosaspina
Titolo: «Le corti islamiche in Gran Bretagna, la laicità francese e la svolta di Berlino»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 16/05/2017, a pag. 14, con il titolo "Le corti islamiche in Gran Bretagna, la laicità francese e la svolta di Berlino" la cronaca di Elisabetta Rosaspina.

In molte città d'Europa - ormai avviata a trasformarsi in Eurabia - esistono quartieri amministrati di fatto non dall'autorità statale centrale ma sottoposte alla sharia, la legge del Corano. In Inghilterra, ma anche in Paesi come il Belgio o la Svezia, le corti islamiche adottano regole incompatibili con quelle della convivenza libera e democratica. Essenziale per evitare il suicidio dell'Europa è il controllo ei margini nell'ombra, in cui radica facilmente il terrorismo islamico.

Ecco l'articolo:

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Elisabetta Rosaspina

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"Sharia per l'Inghilterra"

Se l’Italia esita, negli ultimi anni, tra comprensione, prudenza e rigore, nel Regno Unito, la fede religiosa è inserita tra le poche, legittime ragioni per le quali si può girare con un coltello in pubblico; e il kirpan, il pugnale Sikh, è citato nel sito del governo britannico tra le armi consentite, al pari di quelle storiche, destinate a essere esposte in musei e gallerie d’arte, o usate sul set cinematografico o il palcoscenico. Fermo restando che, in caso di contestazioni, spetta a un giudice stabilire, caso per caso, se le ragioni siano valide o non per portare in giro attrezzi potenzialmente pericolosi. Ma la Gran Bretagna ha compiuto già passi decisivi, e controversi, verso l’omologazione di ordinamenti giuridici d’importazione, come le corti islamiche e i tribunali ebraici, dinnanzi ai quali possono essere discusse e risolte questioni ereditarie, finanziarie, commerciali, di lavoro o inerenti il diritto di famiglia; anche se le parti in causa non sono obbligate ad accettare le loro decisioni e l’ultima parola, nel caso l’arbitrato fallisca, tocca al codice civile. Ma al primo posto nel programma di Ukip, il partito populista di Farage c’è l’abolizione di questa giustizia alternativa, vista come un’abdicazione di quella nazionale. Dietro-front, a Berlino, da parte di Angela Merkel.

Dopo aver affermato un paio d’anni fa che «l’Islam è parte della Germania», la cancelliera ha ribadito alla fine del 2016 che il diritto tedesco è prevalente «rispetto a regole di tribù, di clan e anche della sharia». Il suo intervento era scaturito da vivaci polemiche tra ministri e politici sulla validità della legge islamica, per alcuni aspetti ormai inglobata nel sistema tedesco, per dirimere contenziosi di diritto civile, avallare matrimoni minorili o addirittura maltrattamenti in famiglia, accettando l’interpretazione delle regole coraniche in vigore nei Paesi d’origine. Molto discussa era stata la decisione di un tribunale tedesco di assolvere, in nome della «libertà di parola», alcuni islamisti che avevano formato una «ronda» a Wuppertal, nella Renania settentrionale per esortare gli abitanti a evitare droghe, alcol, gioco d’azzardo, prostituzione, pornografia e perfino la musica, in linea con il Corano, entrato nelle aule di giustizia tedesche anche per riconoscere il matrimonio celebrato in Siria tra un 21enne e una 15enne: «Di fatto si è progressivamente instaurato in Germania un sistema giuridico parallelo» si è allarmato Wolfgang Bosbach, dell’Unione cristiano-democratica. Molto più rigida, al riguardo, la Francia che ha fatto della laicità la sua bandiera. Il burka è vietato ovunque, eccetto nelle moschee e, ovviamente, nelle abitazioni private. La scorsa estate, una ventina di sindaci della costa meridionale avevano bandito i costumi integrali, i famosi «burkini», dalle spiagge, ricordando che dal 1905 la Francia si mantiene neutrale rispetto a qualunque religione, i cui simboli sono vietati per legge ai dipendenti pubblici nell’esercizio delle loro funzioni.

Mentre in Gran Bretagna, per tornare ai Sikh, ci sono ufficiali di polizia o guardie della regina con il tradizionale turbante dei guerrieri del Punjab, un tempo parte dell’impero britannico. In nord Europa, Svezia e Germania in particolare, si moltiplicano corsi di integrazione per gli immigrati musulmani, gli uomini in particolare, per spezzare l’equivoco che l’abbigliamento femminile possa essere un messaggio incoraggiante per approcci o, peggio, violenze.

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