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Libero Rassegna Stampa
13.09.2017 Sanzioni contro la Corea del Nord, bloccato il 90% dell'export
Analisi di Carlo Panella

Testata: Libero
Data: 13 settembre 2017
Pagina: 11
Autore: Carlo Panella
Titolo: «Le sanzioni a Kim fanno male ai suoi sudditi»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 13/09/2017, a pag. 11, con il titolo "Le sanzioni a Kim fanno male ai suoi sudditi", l'analisi di Carlo Panella.

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Carlo Panella

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Kim Jong-un

Furibonda - come prevedibile - la reazione nordcoreana alle sanzioni decise all’unanimità lunedì dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu per «punire» Pyongyang per i suoi ripetuti esperimenti nucleari: «Gli Stati Uniti devono aspettarsi reazioni forti, con conseguenze insostenibili; finché avremo il nostro arsenale nucleare potremo garantire la sicurezza e la pace per il nostro paese». In realtà, queste sanzioni non avranno l’unico effetto indispensabile per obbligare Kim Jong-un a desistere dalle sue strategie nucleari: il soffocamento della sua economia che peraltro è totalmente dipendente dalle importazioni dall’estero,e non solo del petrolio, e dalla vendita dei prodotti nordcoreani in Cina e Russia. Sono invece sanzioni che inviano a Pyongyang essenzialmente un messaggio tutto e solo «politico», come peraltro evidenzia il Global Times, il quotidiano del Partito Comunista cinese in lingua inglese: «Sul nucleare la Corea del Nord è isolata». Non di più. Ennesima conferma della tradizionale posizione cinese: non fare nulla «per strozzare» il regime nordcoreano, ma solo danneggiarlo leggermente, con l’obiettivo di impedire qualsiasi crisi di regime, ma solo col fine di obbligare Kim Jong-un a una trattativa «per la denuclearizzazione dell’intera penisola della Corea».

Pechino - e ora anche Mosca - sono in realtà ben contenti che le politiche aggressive di Pyongyang disturbino pesantemente sia la Corea del Sud, che il Giappone, che gli Stati Uniti. Basti guardare ai continui tonfi delle borse di questi paesi (e quindi di tutto l’Occidente) dopo ogni test nucleare o missilistico. Sanno anche bene che una deflagrazione bellica è resa ben difficile per Donald Trump - nonostante faccia sempre di più il viso dell’arme - perché sa bene che una guerra contro Kim Jong-un avrebbe come conseguenza un immenso versamento di sangue - anche se condotta con armi convenzionali - da parte della Corea del Sud. Un prezzo che nessun presidente americano si può sentire di pagare. Per questo,in sede Onu,Cina e Russia hanno imposto agli Usa di abbandonare l’embargo totale delle forniture di petrolio alla Corea del Nord, previsto dalla risoluzione iniziale, a favore di un tetto morbido, limitato a soli 500.000 barili per tre mesi a partire da ottobre, e sino a 2 milioni di barili all’anno a partire dal gennaio 2018, con una riduzione del solo 30% all’import di petrolio, tagliando del 55% i prodotti raffinati forniti al Paese, «a condizione che siano impiegati esclusivamente per il sostentamento della popolazione e che non generino profitti da investire nei programmi nucleari o balistici».

Inoltre è chiaro che queste sono sanzioni che avranno effetto più sulla popolazione nordcoreana che sul regime. Sono infatti combinate con le precedenti restrizioni Onu (su carbone, tessile, ferro e prodotti ittici)emettono complessivamente al bando il 90% dell’export dichiarato nordcoreano, pari 2,7 miliardi di dollari. A Pyongyang sarà impedito l’export di tutti i prodotti tessili, seconda voce delle esportazioni del Paese dopo quelle del carbone, già bloccate dall’Onu. Tutte misure che avranno quindi grandissimo impatto sulla produzione e quindi sulla occupazione della popolazione (più che sul regime). Infatti, l’industria tessile frutta alla Corea del Nord 752milioni di dollari l’anno, per l’80% da acquisti cinesi, ed è facile prevedere la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro degli impiegati nordcoreani sia nel tessile che nella pesca. Le nuove misure vietano poi ai lavoratori nordcoreani impiegati all’estero - che sono più di 60.000 - di effettuare rimesse in patria. È dunque chiara la piena vittoria politica di Cina e Russia in sede Onu e una sostanziale sconfitta degli Stati Uniti di Trump, che peraltro paga il prezzo di un dossier Nord Corea che Barack Obama ha lasciato marcire - al solito - durante il suo mandato. Kim Jong-un continuerà imperterrito le sue provocazioni nucleari e missilistiche e Pechino e Mosca si guarderanno bene da impedirglielo.

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