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Informazione Corretta Rassegna Stampa
13.08.2017 Il rischio di un regime giudiziario
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Testata: Informazione Corretta
Data: 13 agosto 2017
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Il rischio di un regime giudiziario»

Il rischio di un regime giudiziario
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: la separazione dei poteri

Cari amici,

vorrei concludere oggi – provvisoriamente come sempre, è chiaro - il mio ragionamento sui rapporti fra giustizia e politica. Vi ho informati, nei miei ultimi due articoli (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=&sez=280&id=67218, http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=&sez=280&id=67232), dell’attacco giudiziario a Netanyahu che mi appare – fino a prova contraria, naturalmente – ingiustificato e pretestuoso, fondato su fatti che non sono penalmente rilevanti. Ma il problema non è solo Netanyahu o Trump, o Berlusconi, o altri leader che si sono trovati negli ultimi anni nella stessa trappola, stretti fra inquisizione giudiziaria e condanna preventiva dei media. Il brevissimo elenco che vi ho appena fatto e che potrebbe molto essere allungato mostra che la questione è davvero assai più generale. Si tratta del problema del rapporto fra apparato della giustizia e democrazia, che si è profondamente modificato negli ultimi decenni.

Perché la magistratura non opera solo per incriminare per corruzione o altro dei leader invisi alla sinistra (e lo ripeto, se sono colpevoli di reati gravi, ben vengano le loro condanne), ma pretende di decidere questioni che sono evidentemente di competenza della politica. In Italia andremo probabilmente a votare con una legge elettorale proporzionale decisa dalla corte costituzionale amputando una legge elettorale regolarmente approvata dal parlamento, perché a suo modo di vedere era “troppo” maggioritaria, sulla base di un’interpretazione cervellotica perché non vi è nessun articolo della costituzione che proibisca il maggioritario. Negli Stati Uniti un paio di giudici locali, fra cui si è distinto uno delle Hawaii, hanno annullato una decisione del governo che limitava per ragioni di sicurezza l’immigrazione da un certo numero di paesi ad alto tasso di terrorismo; e anche una decisione della Corte Suprema che annullava queste sentenze è stata svuotata dallo stesso giudice, che ha annullato di nuovo una parte del provvedimento preso dal Governo in seguito alla sentenza della Corte Suprema. In Israele la Corte Suprema decide di tutto, non solo è padrona di decidere sulla possibilità di edificare negli insediamenti in Giudea e Samaria, ma ha recentemente annullato una legge che tassava le proprietà immobiliari oltre la terza, perché ha stabilito che i parlamentari che pure l’avevano approvata erano stati informati in ritardo sulla versione definitiva della legge (http://www.jpost.com/Israel-News/Kahlon-determined-to-re-legislate-third-apartment-tax-after-High-Court-blow-501810). Potrei andare avanti a lungo con questi esempi, ma mi limito.

In Israele non vi è una costituzione chiusa, ma leggi costituzionali o “fondamentali” che non definiscono bene il ruolo della Corte Suprema, la quale si è dunque presa una serie di poteri che in altri stati non ha. Non solo funge (nei termini europei) sia da corte di cassazione e da corte costituzionale ma può accogliere ricorsi da chiunque, senza il filtro preliminare dei giudici di merito come accade in tutto il mondo,. E in assenza di costituzione chiusa, decide spesso sulla base di principi di giustizia che in sostanza si stabilisce lei, senza che siano scritti in alcuna norma (per un'analisi che condivido solo in parte: https://mosaicmagazine.com/response/2016/12/israels-supreme-court-is-unusual-but-not-that-unusual/). Il che è puntualmente utilizzato da organizzazioni di sinistra e perfino terroristi (http://www.jewishpress.com/news/eye-on-palestine/hamas/precious-hamas-prisoners-suing-israels-security-minister-in-high-court-of-justice/2017/08/09/, http://www.jewishpress.com/news/israel/israeli-arabs/leftwing-ngos-to-challenge-courts-revocation-of-terrorists-israeli-citizenship/2017/08/07/).

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In Italia la magistratura ha preso il suo potere conducendo la lotta al terrorismo negli anni Settanta, lo ha ribadito guidando la repressione della mafia nei decenni successivi e soprattutto con Mani Pulite, quando ha sostanzialmente rovesciato la maggioranza politica scelta dagli elettori stabilendo che essa era essenzialmente e irrimediabilmente corrotta. Nei decenni successivi ha condotto la “lotta” contro Berlusconi, sgradito politicamente anch’esso a una classe giudiziaria (quella italiana, come quella israeliana e quella americana) fortemente ideologizzata a sinistra. Per quanto riguarda Israele, vedete qui una denuncia del funzionamento ideologizzato dell’apparato di giustizia: http://www.israelhayom.com/site/newsletter_article.php?id=44521.

Il risultato di questa lunga deriva è che la magistratura italiana ha condotto una lotta frontale contro la politica (per esempio pretendendo di giudicare, sotto il nome “accordo stato-mafia” se vi siano stati in passato dei tentativi politici da parte delle più alte autorità di governo di riduzione dell’attività della criminalità organizzata con leggi apposite – il che probabilmente non è successo, ma che avrebbe fatto parte dell’autonomia della politica). La conclusione, riconosciuta ormai anche da opinionisti di sinistra, è che le scelte fondamentali e anche di dettaglio della vita collettiva sono nelle mani dei giudici (http://www.linkiesta.it/it/article/2017/05/20/perche-abbiamo-lasciato-la-nostra-vita-nelle-mani-dei-giudici/34324/), i quali, lasciatemelo dire, spesso giudicano malissimo (per un esempio: http://www.lastampa.it/2017/05/24/edizioni/vercelli/assolti-gli-autori-dello-striscione-sulla-sinagoga-di-via-foa-3yccUbHVDSFkQfIHs2LMJJ/pagina.html). E solo per evitare di di essere accusato di un reato non commento questa sentenza appena uscita, che a partire dal paragone di un qualunque centro di raccolta per migranti ad Auschwitz, condanna il governo italiano a risarcire la città di Bari per "danni all'immagine", non parlo dell'ideologia politica che la motiva, né della sua competenza storica, insomma non ne dico proprio niente, perché quel che ci sarebbe da dire è troppo grave: http://www.ilgiornale.it/news/politica/cie-auschwitz-danni-allimmagine-bari-palazzo-chigi-1430245.html.

Questa situazione porta a due conseguenze pericolose: la prima è la giuridificazione della lotta politica, che comporta la criminalizzazione delle divergenze politiche (vi consiglio di leggere questo bell’articolo di Alan Dershowitz, un grande avvocato di sinistra che si batte sempre per Israele e di recente anche contro l’imbarbarimento della vita politica http://www.israelhayom.com/site/newsletter_article.php?id=44315). Questo comporta una demonizzazione del dissenso rispetto all'opinione delle élites, che è sempre più chiaro e sta somigliando sempre di più a tratti caratteristici dei sistemi totalitari di destra e di sinistra.

La seconda è un sostanziale trasferimento di potere dalla rappresentanza democratica eletta a un sistema giudiziario che nella stragrande maggioranza dei casi non è eletto, ma nominato o selezionato per concorso. Per dirla con la politologia contemporanea, sono i giudici che decidono in ultima istanza (perfino nel caso di emergenza) e dunque la sovranità è loro, non più dei parlamenti. La separazione dei poteri è sovvertita, nel momento in cui i giudici possono rovesciare le decisioni parlamentari e annullare le leggi. Soprattutto se lo fanno interpretando in maniera molto estensiva la Costituzione, come fa la corte italiana, o addirittura seguendo criteri di "equità e giustizia" non normati, come fa quella israeliana. Perché equità e giustizia sono criteri molto vaghi e discutibili, che in realtà sono precisati in maniera diversa dalle ideologie. E quel che sembra giusto ai giudici oggi corrisponde in sostanza alla loro ideologia di sinistra. Per non parlare del fatto che altri valori, come la libertà, sono in gioco nelle scelte politiche fondamentali. Ed è ben stabilito nella letteratura filosofica e di scienze politiche, che libertà e giustizia sono valori in tensione fra loro, che non è mai facile conciliare.

Questo è il tema politico fondamentale del nostro tempo: come conservare la libertà in una situazione in cui il dominio dei giudici (che si proclamano portatori della giustizia) appare sempre più largo e privo di limiti efficaci. E' un problema che si presenta in Israele, ma anche negli Usa, in Italia, nel resto d'Europa. Se non riusciremo a risolverlo la nostra democrazia si troverà davanti una sfida sovversiva, di gravità pari a comunismo, nazifascismo e islamismo: un regime giudiziario irresponsabile davanti agli elettori, ancora più pericoloso perché si pretende "non politico".

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