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Il Sole 24 Ore Rassegna Stampa
16.07.2017 Il libro 'In bilico' di Aldo Zargani
Recensione di Giulio Busi

Testata: Il Sole 24 Ore
Data: 16 luglio 2017
Pagina: 23
Autore: Giulio Busi
Titolo: «Acrobatiche istantanee»

Riprendiamo dal SOLE24ORE-DOMENICA di oggi, 16/07/2017, a pag. 23, con il titolo "Acrobatiche istantanee" la recensione di Giulio Busi.


Immagine correlata
Giulio Busi

Risultati immagini per zargani in bilico
La copertina (Marsilio ed.)

In bilico su cosa? «Tra commedia e tragedia», si legge nell'ultima pagina del libro. Che Zargani ci riesca a star comodo, in una posizione così precaria, è evidente a chi lo conosce, e lo legge, da anni. Da quando l'ho incontrato per la prima volta come narratore, nel 1995, con Per violino solo, mi chiedo come faccia a bilanciare la sua prosa con tanta precisione. Il ritmo si spezza, le frasi s'aprono e si chiudono a mantice, soffiano parole, girano su se stesse. Personaggi esilaranti fanno capolino da chissà dove, tiran fuori la loro mercanzia, intrattengono gli astanti e scompaiono in un batter d'occhi. Poi una pausa, un'osservazione lasciata cadere come per caso, tira le somme, e non sono conti allegri.

Zargani scrive quasi sempre di guerra, esilio, fascismo, razzismo. Ma lo fa con una tale scioltezza di parola, e con tanta ironica leggerezza, che le sue non sembrano nemmeno pagine stampate. Credo che, se un acrobata si portasse carta e penna sul suo trapezio, e buttasse giù quel che vede tra una giravolta e l'altra, ne uscirebbe qualcosa di simile. La sua prosa è sempre un poco fuori luogo, come leggermente spostata, quasi non riuscisse a star tutta nel foglio. Ci sono i suoi pensieri, dietro, carichi di mille risposte a una domanda sola. Cosa sarebbe successo se non? Ed ecco che nella frase s'apre una porticina di servizio, da cui prender la fuga, in caso, per chi vuole, per chi può.

Risultati immagini per zargani in bilico
Aldo Zargani

In bilico, per Marsilio, è uno di quegli album d'una volta, con le foto messe in bella mostra. O perlomeno, così sembrerebbe, pieno com'è d'istantanee imperdibili. I bimbi che, a Lugano, nel 1939, giocano con una prodigiosa macchina a raggi X, vanto d'un negozio di scarpe. L'incontro con Bruno Walter, in una faraonica e tetra villa sul lago. I due partigiani, in dialetto torinese, che sbagliano d'un giorno la data della Liberazione. Sono solo alcuni esempi di virtuosismo descrittivo. Se lo si sfoglia con attenzione, ci si accorge però che nel raccoglitore qualche posto è vuoto. Chi ha portato via le immagini? Chi le ha scompigliate? Non sarà che Lugano vuol dire scappare dalle leggi razziali? Che Bruno Walter ha appena saputo che figlia e genero sono morti nella Berlino nazista? O che nella Torino del '45 i cadaveri giacciono per strada, con gli occhi sbarrati? Chi ha girato le foto sotto in su? A un certo punto, Zargani si descrive «come un cieco che cerca di afferrare i propri abiti in un armadio oscuro». Fate conto che quell'armadio sia la Storia. Ci vestiamo a casaccio di ricordi, non sappiamo cosa prendere, stringiamo a tentoni stoffe ignote. Il risultato di tanto brancolare è comico. O tragico. E perché, poi, l'armadio è oscuro? Il non detto, l'alluso, il trattenuto, ecco cosa ci tiene in bilico. La commedia la vediamo, la tragedia la sappiamo.

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