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Sovvenzioni alle scuole cristiane in Israele 23/12/2016

Gentilissima Redazione,
grazie per la pubblicazione della mia lettera di ieri sui finanziamenti pubblici alle scuole cristiane in Israele. Rilevo, tuttavia, che non è esatto che il contenzioso sia “a guida unica cattolico/vaticana” e che sia solo la Santa Sede (o, in questo caso, un Vescovo cattolico) a protestare. Anche se sui giornali italiani è molto più frequente che vengano intervistati ecclesiastici cattolici, specialmente del Patriarcato Latino di Gerusalemme, le scuole cristiane in Israele sono coordinate e rappresentate, nei rapporti con il Ministero dell’Istruzione israeliano, da una Commissione o Comitato (non ne ricordo il nome esatto) di cui fanno parte rappresentanti di tutte le confessioni cristiane ed è stato quest’organismo che ha partecipato alle trattative con il Ministero stesso nel corso dell’ultimo anno o due. In quel periodo, sui siti giornalistici israeliani in inglese ho letto interventi di cristiani di diverse confessioni, non solo cattolici, tutti molto preoccupati per il taglio dei finanziamenti pubblici e molto amareggiati per il confronto con le scuole religiose (non statali) ebraiche che hanno, invece, continuato a beneficiare di fondi molto più sostanziosi, tali da coprire pressoché interamente i loro costi. Non credo che si possano trasferire automaticamente ad Israele le considerazioni che valgono per la situazione italiana, perché la legge israeliana prevede consistenti finanziamenti pubblici non solo per le scuole statali, ma anche per quelle (di vario orientamento, non solo confessionale) che hanno uno status analogo (e denominazione simile) a quello delle nostre scuole ‘legalmente riconosciute’. Perciò, se, ad un certo punto, i finanziamenti alle scuole cristiane vengono più che sensibilmente ridotti mentre quelli alle scuole ebraiche della medesima categoria giuridica restano intatti, il problema si pone. Se, poi, alle medesime scuole cristiane, proprio in virtù del loro status di riconoscimento legale, sono imposti limiti alle rette che possono essere chieste agli allievi, cosicché esse sono costrette ad indebitarsi ogni anno di più per continuare a svolgere la loro funzione, il problema diventa grave. Con i più cordiali saluti ed auguri, a Voi ed a tutti i lettori di IC, di lietissime Feste di Hanukkà e di Natale, quest’anno felicemente contemporanee,

Annalisa Ferramosca

Gentile Annalisa Ferramosca,
Se il governo d'Israele decide una riduzione e una sospensione dei finanziamenti alle scuole cristiane (o altre fedi) riteniamo che l'abbia deciso in base a valutazioni di ordine economico. E' vero che in Italia c'è un sistema diverso, ma eguali sono i pareri se sia ammissibile in uno stato laico finanziare scuole private religiose
.

IC redazione

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