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Jacob Glatstein - Il viaggio di Yash - 11/07/2017

Il viaggio di Yash
Jacob Glatstein
Edizione italiana a cura di Marisa Ines Romano
Giuntina euro 20

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La copertina

Poeta modernista yiddish, giornalista e critico letterario, Jacob Glatstein nasce in Polonia nel 1896 e muore a New York nel 1971, la metropoli dove era emigrato adolescente nel 1914. Nel giugno del 1934, Jacob Glatstein decide di tornare a Lublino, sua città natale, per correre al capezzale della madre morente in un momento storico in cui, dopo l’avvento di Hitler in Germania, gli ebrei cercano disperatamente di fuggire dall’Europa.

Il viaggio sulla nave Olympic è raccontato in modo magistrale nel libro “Il viaggio di Jash” che la casa editrice Giuntina manda in libreria in questi giorni. Avvincente racconto personale che diventa finzione letteraria è concepito come trilogia e vede la luce nella sua prima parte nel 1937, mentre il secondo volume appare a puntate nel settimanale di New York “Yidisher Kemfer” e in forma di libro nel 1940. Al posto del terzo libro, che non fu mai pubblicato, Glatstein scrive alcune poesie che si confrontano con la tragedia della Shoah. “Quando il padre, il fratello, i familiari di Glatstein furono uccisi insieme al resto della comunità ebraica polacca, evidentemente egli non potè più seguire il suo schema letterario così come l’aveva concepito”. Il primo volume (Quando Yash partì) si apre con la partenza del poeta per Lublino, “…L’Olympic si distaccò da terra e subito diventò un piccolo pianeta a sé, con una propria popolazione, una propria vita e persino una propria invisibile ritualità….”, e si chiude con l’avviso del controllore della fermata “Lublino!”.

Figura centrale dei due libri, Yash, che porta il nomignolo dell’autore svela, senza addentrarsi troppo nel privato, episodi della sua infanzia, i viaggi con il nonno a Varsavia, l’educazione ricevuta dallo zio a capo del cheder e dall’altro zio, un sarto, che lo ha introdotto alla letteratura secolare, le difficoltà di adattamento nel nuovo paese con la lingua e i lavori che gli hanno permesso di sopravvivere mentre scriveva poesie, offrendo al lettore curiosità e informazioni preziose sulla biografia dell’autore. Non manca uno sguardo acuto e penetrante sugli ospiti che affollano la nave con i quali si intrattiene in piacevoli conversazioni in yiddish, russo, tedesco e polacco, facendosi altresì apprezzare per le sue particolari doti d’ascolto. Uno dei passeggeri lo gratifica con: “Lei è un formidabile ascoltatore, lei ha proprio orecchie d’oro….”. Ecco allora apparire fra le pagine personaggi originali, dalle mille sfaccettature: un ebreo olandese assimilato che lo dissuade dall’idea di visitare l’Olanda (“Per carità chissà quanti danni poteva fare un altro ebreo polacco..”), un ebreo proveniente da Bogotà che non appena sente il nome di Hitler gli sanguina il cuore e si ribella alle esternazioni dell’ebreo olandese che “parla come se dell’ebraismo non gliene importasse un fico secco”, russi che inneggiano ai valori del comunismo, una seducente professoressa del Wisconsin, un pianista alto e fiero oggetto d’ammirazione delle giovani fanciulle presenti sulla nave che assistono incantate ai suoi concerti e che interloquisce sulla guerra con Jash.

Se il primo libro ci trasporta nelle atmosfere raccontate da De Amicis nel romanzo autobiografico “Sull’oceano” con il secondo volume (“Quando Jash arrivò”) assaporiamo la magia de “La montagna incantata di Thomas Mann. Ambientato in un albergo i cui ospiti necessitano di cure mediche, in un piacevole luogo di villeggiatura posto fra Lublino e Kazimierz, in questa seconda parte del “Viaggio di Jash” l’autore indugia a riflessioni sulla vita, sulla comunità degli ebrei europei raccontata nella sua “irreprimibile vitalità”, regalando al lettore una visuale storica più ampia.

In queste pagine, dove immaginazione e realtà spesso si intersecano, spiccano due figure indimenticabili che introducono Jash nella cronaca polacca, simili a profeti dell’ebraismo moderno: Steinman, custode del mondo chassidico, educato in Germania, capace come pochi di incantare noi lettori, oltre che gli ascoltatori, con episodi della sua vita che ricordano la storia degli ebrei dell’Europa orientale e un giovane di sedici anni, uno fra i personaggi più sorprendenti incontrati dal narratore, appartenente a una famiglia chassidica che invita Jash a casa per fargli conoscere la sua famiglia e “per mostrargli i frutti letterari della sua esuberante immaginazione”. Una volta tornato negli Stati Uniti Glatstein si fa carico della responsabilità degli ebrei intrappolati in Europa e a partire dagli anni Trenta svolge un’intensa attività di denuncia dalle colonne di un quotidiano dei crimini che si stanno perpetrando contro gli ebrei in Europa, mettendo sotto accusa l’indifferenza degli stati europei e dell’America oltre che degli ebrei americani, incuranti del dramma che si sta compiendo in Europa.

Cantore impareggiabile del mondo yiddish, Glatstein che si differenzia per la struttura e per il ritmo narrativo che imprime al racconto dal premio Nobel Isaac Bashevis Singer, ci regala un’epopea indimenticabile di un mondo scomparso che rivive nei dialoghi intensi, nelle riflessioni sapienti e nelle sfumature racchiuse nelle parole di pagine di altissimo valore letterario.

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Giorgia Greco

www.jerusalemonline.com
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