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Giancarlo Germani - Il segreto di Villa Littoria. Una Schindler’s list italiana - 22/04/2017

Il segreto di Villa Littoria. Una Schindler’s list italiana
Giancarlo Germani
Viola editrice euro 14

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La copertina (Viola ed.)

Custodire la memoria e salvare dall’oblio storie di ordinario coraggio è un compito di valore incalcolabile. Negli anni drammatici della Seconda Guerra Mondiale ci furono uomini semplici, contadini, preti antifascisti che sentendo quel dovere universale di giustizia che chiama le persone a compiere azioni volte a salvare vite umane furono Uomini in un mondo in cui esserlo poteva costare la vita. Giancarlo Germani, giornalista pubblicista e Avvocato Patrocinante in Cassazione, pubblicando il libro “Il segreto di Villa Littoria” porta alla luce una storia familiare che altrimenti sarebbe finita nell’oblio e ci restituisce, con garbo e commovente partecipazione, le atmosfere e le figure di una comunità, quella di Fiuggi, “un po’ campagnola e un po’ alberghiera” che non c’è più come pure gli uomini che con le loro azioni meritorie, senza pregiudizio alcuno, hanno protetto donne, uomini e bambini ebrei in fuga, rendendo in tal modo onore all’Italia di quegli anni bui e terribili.

Sullo sfondo storico di fatti accaduti realmente nella cittadina di Fiuggi e dintorni tra il dicembre 1943 e il giugno 1944, Germani ha scritto un libro che è una via di mezzo fra racconto storico e romanzo: del primo ha il rigore e l’accuratezza delle fonti, del secondo spicca la prosa avvincente, i personaggi delineati con maestria, l’eleganza stilistica e la capacità di avvicinare il lettore, anche il più giovane, a un’epoca storica ormai lontana. E’ a Villa Littoria, oggi chiamata Villa Gaia e gestita da sempre dalla famiglia Ambrosi, dove la grande Storia si mescola con le storie di vita quotidiana, che si muove una comunità variegata, i Germani, gli Ambrosi e i Sabene, nonni, zii, fratelli, cugini e nipoti ma anche viandanti e ospiti clandestini. “Fiuggi era diventata, suo malgrado, una cittadina cosmopolita, dove italiani, tedeschi, maltesi, slavi, ebrei ….costituivano una eterogenea umanità che cercava di sopravvivere agli stenti e alle brutture della guerra”. Proprio a Fiuggi scende dal treno Peppino Germani, uno dei numerosi figli dell’Avvocato Angelo Germani di Trevi, di ritorno dal fronte albanese con il grado di tenente degli alpini “la divisa lisa, strappata e più volte rattoppata che lui portava ancora con orgoglio come fosse una bandiera”.

Peppino ha un unico desiderio: riabbracciare la famigliola, la moglie Clara, il piccolo Ginetto di dieci anni, padre dell’autore, e Delia di pochi mesi. Lungo la strada, fiancheggiata da prati e campi, Peppino incontra lo zio Costantino Ambrosi, Nino, capo dei fascisti di Fiuggi, seguito da uno sparuto gruppo di giovani camice nere, “ora che tutta la milizia fascista era stata richiamata al nord per rimpolpare i ranghi dell’asfittica Guardia nazionale della Repubblica di Salò” che vigilano e controllano sulla “pace fascista nella Ciociaria”. A piccoli passi, con una cifra linguistica semplice ma efficace, l’autore ci presenta i protagonisti che hanno lasciato un’impronta significativa per la loro generosità e senso civico nelle cittadine di Fiuggi, Trevi e dintorni fra il dicembre 1943 e il giugno 1944.

Nonostante il rischio di “essere messi al muro” Nino Ambrosi insieme alla famiglia Sabene non esita a nascondere in soffitta, dove ci sono i cassoni dell’acqua, le famiglie Piperno, Sabatello e Di Veroli (anche se dalla “Nota dell’autore” apprendiamo che altre famiglie ebree furono salvate), utilizzando altresì le informazioni che in qualità di gerarca fascista ottiene dal colonello Reinhz della Wehrmact, il cui comando è di stanza all’Hotel Universo di Fiuggi, per spostare gli ebrei quando ha sentore di rastrellamenti nazisti. La salvezza di quelle famiglie è però il risultato della tenace determinazione e dello spirito d’iniziativa di molte persone che uniscono le forze e scelgono di agire per il “Bene”, a dispetto dei rischi, contrastando di fatto il Male Assoluto di quegli anni. Fra questi l’autore ricorda Padre Enrico, fratello di Peppino, un sacerdote molto amato per le opere buone che dispensa a tutte le famiglie della Valle dell’Aniene.

A Trevi nasconde in una cantina due americani scampati all’arresto dei tedeschi che con l’aiuto del “sor maestro” Raffaele Conti, professore della scuola di Fiuggi, riuscirà a far tornare a Roma nel tentativo di rimpatriarli. Al Monticiglio è con la generosa complicità delle famiglie Fiorini e D’Amico che gli ebrei nascosti a Villa Littoria trovano rifugio per alcuni giorni, giusto in tempo, prima che i soldati tedeschi irrompano nella villa per perquisirla, in cerca di ebrei e fuggiaschi. Perché “zi” Marcello Fiorini, “un contadino dalle simpatie socialiste che aveva in odio sia i fascisti sia i tedeschi e sopportava a stento Costantino Ambrosi, soltanto in virtù dei vecchi ricordi d’infanzia”, non volta le spalle a chi in quel momento è rifiutato da tutti e rischia di essere deportato nei campi nazisti. C’è una rete di persone straordinarie che in quei mesi lavora senza nulla pretendere ma solo per generosità, come Zia Felicetta che si adopra nella cucina di Villa Littoria per offrire un pasto caldo a tutto quel caravanserraglio di uomini e donne in fuga, o come le giovani Pia, Pompilia e Lisetta che guidano nella notte il ritorno delle famiglie ebree da Monticiglio a Villa Littoria, non prima di aver raccolto nei loro cestini un buon quantitativo di lumache per assicurare a tutti un sostanzioso pasto proteico. Senza dimenticare il buon maresciallo Bazzoffi , comandante della locale stazione dei carabinieri di Fiuggi, che mette in campo le sue conoscenze per assicurare un lasciapassare ai capifamiglia ebrei e consentire loro di lavorare come taglialegna.

Non manca nel libro di Germani il racconto dell’attentato di Via Rasella con le tragiche conseguenze che ne sono derivate per la popolazione civile e il rifiuto del colonnello Reinhz della Wehrmach di assecondare la crudele rappresaglia nazista, oltre che l’intenso racconto di Ginetto, di cui resta una testimonianza scritta, dell’arresto da parte dei tedeschi del maresciallo Graziani sugli Altipiani di Arcinazzo a cui il bimbo di soli dieci anni assiste personalmente. Fra le curiosità del libro c’è il racconto della Dama Bianca, un fantasma che passeggia inquieto nei bui corridoi di Villa Littoria, la cui vera storia non sveliamo per lasciare al lettore il piacere di scoprirla.

Nelle ultime intense pagine l’autore, oltre a narrare ciò che accadde a Villa Littoria e ai suoi abitanti dopo la guerra, ci racconta la genesi di questo prezioso libro, gli studi e le ricerche compiute per scriverlo e la scelta di imprescindibile valore - a parere di chi scrive - di non lasciare cadere nell’oblio questa storia familiare di “uomini e donne il cui ordinario eroismo aveva illuminato quegli anni bui...persone che rischiarono la vita per salvare altre vite, ma per loro furono azioni così normali e scontate, che mai rivendicarono la specialità dei loro comportamenti sui quali calò un silenzio assoluto”. Leggere e divulgare questo libro è una mitzvah per non dimenticarli e salvaguardare la memoria delle loro azioni, anche e soprattutto per le generazioni future.

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Giorgia Greco

www.jerusalemonline.com
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