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Giorgia Greco
Libri & Recensioni
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Assaf Gavron, Idromania 09/09/2013

Idromania                                        Assaf Gavron
Traduzione di Shulim Vogelman
Giuntina                                              Euro 15


La fantascienza è un genere letterario affascinante ma non tutti ne sono estimatori.
Annoverandomi fra questi ultimi è con un pizzico di scetticismo che ho preso fra le mani l’ultimo romanzo di Assaf Gavron, scrittore israeliano già conosciuto in Italia per un’opera pubblicata da Mondadori con il titolo “La mia storia, la tua storia” e selezionata nella terna finalista al Premio Adei Wizo 2010.
Tuttavia sono bastate poche pagine per ricredermi: Idromania è un romanzo vertiginoso che cattura con una prosa incalzante e una trama avvincente - a mezza strada fra fantascienza e horror - e raccontando l’ossessione di un futuro ipertecnologico, non troppo lontano, riesce come pochi altri a tenere avvinto il lettore sino all’ultima pagina.
Appassionato di calcio e capitano della squadra degli scrittori israeliani, cantante in un gruppo rock, Assaf Gavron appartiene insieme a Etgar Keret, Dror Mishani, Nir Baram e altri a quella generazione di autori che utilizzando una lingua più libera, asciutta, contemporanea, “meno perfetta” rispetto a quella impegnata della triade Grossman, Oz e Yehoshua, vogliono affrancarsi dalla tradizione, dalla diaspora, dalla Shoah per raccontare la realtà in modo nuovo, narrando una storia piuttosto che la Storia.
Le vicende dell’ultimo romanzo di Gavron ci portano nell’anno 2067 in un mondo inquietante. Le persone sono dotate di microchip grandi come chicchi di riso inseriti sottopelle che racchiudono la loro identità e consentono operazioni finanziarie e contatti sociali. Un mondo tetro che si osserva tramite occhiali interfacciali che accorciano o allungano le distanze e nel quale tutti sono sotto controllo grazie all’utilizzo di bot e di altri strumenti futuristici che seguono passo passo la vita delle persone.
In questo panorama lugubre nel quale le potenze che dominano il mondo sono la Cina, il Giappone e l’Ucraina, Israele è ridotto ad un piccolo stato assediato dai palestinesi che, dopo aver conquistato Gerusalemme e Tel Aviv, con un’ultima offensiva hanno distrutto Tiberiade: uno scenario critico dal punto di vista politico, aggravato da una forte siccità che induce le persone a scrutare il cielo in attesa delle piogge e nel quale tre grandi industrie idriche (Gobogobo, Vizi, Ohiya) si contendono le risorse d’acqua disponibili.
E’ in questo contesto, solo in parte surreale, che si innesta la vicenda di Maya, una donna vicina ai quarant’anni in attesa del primo figlio e di Ido, ingegnere idraulico che ha ideato un sistema innovativo per sfruttare l’acqua piovana attraverso filtri e congegni meccanici, consentendo alla gente di liberarsi dal potere delle industrie che detengono il monopolio della sua distribuzione.
Le difficoltà organizzative ed economiche non mancano: Maya esperta di questioni finanziarie affianca il marito nello sviluppo del progetto ma un giorno Ido non torna da un appuntamento che aveva con una persona che “avrebbe dovuto risolvere tutte le sue preoccupazioni”.
Da qui prende avvio una storia di intrighi internazionali, di delitti, di incontri con personaggi malavitosi che per lucro cercano di entrare in possesso del metodo Ji Ji inventato da Ido.
Maya, una donna in gamba e determinata, pur continuando a chiedersi che fine abbia fatto il marito, mette a disposizione del villaggio di Charod dove vive il fratello con la famiglia le conoscenze apprese da Ido e dà vita ad un sistema di filtraggio e raccolta delle acque piovane che rende la comunità indipendente dalle grandi industrie idriche.
Nel frattempo Maya - che aveva accettato la sostituzione del suo microchip con quello di un avvocato morto probabilmente implicato nella scomparsa di Ido - alla morte di Daghi, personaggio equivoco coinvolto nel mercato nero dei microchip e amico del marito, viene sospettata di omicidio.
E’ solo un piccolo assaggio di una storia incalzante, dal ritmo serrato che non concede tregua al lettore facendogli rimpiangere di essere arrivato all’ultima pagina.
Lasciamo dunque avvolto nel mistero la sorte di Ido per non rovinare il piacere di una lettura avvincente che, sullo sfondo di una trama fantascientifica, induce a riflettere con attenzione sul mondo che stiamo preparando ai nostri figli, sulla necessità imprescindibile di un’educazione al risparmio idrico, sui rischi di un mondo ipertecnologico che, se da un lato ci affranca dalle fatiche fisiche, dall’altro annulla la creatività e la libertà delle persone.
Attraverso l’affresco di un mondo impietoso Assaf Gavron affronta temi di grande attualità per prepararci ad un futuro prossimo che forse è meno fantascientifico di quanto crediamo e più vicino di quanto vorremmo.


Giorgia Greco


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