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Deborah Fait
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Lettera aperta a Papa Bergoglio 16/01/2017
Lettera aperta a Papa Bergoglio
Di Deborah Fait

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Papa Bergoglio

Illustre Papa Francesco,

Le scrivo perchè sento un gran peso sul cuore a causa delle enormi ingiustizie e delle menzogne di cui è oggetto Israele, il mio Paese, il Paese degli ebrei. C'è chi ha cercato di scoraggarmi dicendo che Lei, occupato com'è, non leggerà mai questa lettera, può essere, ma io ho fiducia perchè, come diceva l'ebreo Gesù (Ieshu in ebraico), le vie del Signore sono infinite.

Papa Francesco, Lei ieri ha ricevuto in Vaticano, con grande cordialità, abbracci e sorrisi di simpatia (e con i corpi dei nostri ragazzi ancora caldi dall'ultima strage a Gerusalemme) il mandante dell'attentato, Abu Mazen. Un uomo che ha iniziato la sua carriera con una tesi di laurea che negava la Shoà, che l'ha continuata come braccio destro di un terrorista seriale quale era Arafat, complice di ogni attentato organizzato dal suo capo contro gli ebrei in Europa, addirittura finanziatore della strage alle Olimpiadi di Monaco nel 1970. Quest'uomo, Mahmud Abbas (Abu Mazen è il nome di battaglia), è presidente dell'ANP dal 2005, doveva indire elezioni nel 2009 ma nel 2017 è sempre lui a capo dell'Autorità palestinese, impedendo con la forza di concedere il voto ai palestinesi. Quest'uomo, Papa Francesco, è un dittatore che sottomette la sua gente usando il pugno di ferro, le condanne e la galera per i giornalisti e la pena di morte per chiunque osi ribellarsi al regime, è un uomo corrotto che affama il popolo costruendo per sè ville principesche. Abu Mazen è l'uomo che dedica piazze e scuole ai terroristi, è l'uomo che mantiene a vita le loro famiglie, è l'uomo che ordina il lavaggio del cervello dei giovani palestinesi insegnando loro ad odiare Israele e gli ebrei, incominciando dalla scuola materna. I bambini palestinesi imparano che Israele non esiste, che gli ebrei sono scimmie e maiali da sgozzare.

Ogni bambino palestinese, se intervistato, ha tra i suoi sogni il voler diventare martire uccidendo gli ebrei. E' quasi sempre questa la risposta alla domanda "cosa farai da grande?" Eppure Lei, Papa Francesco, lo ha definito angelo della pace, uomo di pace, Lei ha celebrato messa a Betlemme sotto una gigantesca immagine di Gesù bambino avvolto in una kefiah ben sapendo che Gesù non poteva indossare nulla del genere perchè all'epoca i cosiddetti palestinesi non esistevano, nè esisteva l'islam e gli arabi erano solamente tribù idolatre disperse nell'immenso deserto arabico. Ieri , durante il vostro amichevole e allegro incontro, Abu Mazen Le ha regalato un quadro rappresentante Gesù e una pietra del Calvario, ancora una volta il dittatore palestinese ha voluto appropriarsi della figura dell'ebreo Gesù. Ha anche detto che mai permetterà che Trump trasferisca l'ambasciata USA a Gerusalemme e che, se lo facesse, arriveremmo sull'orlo del burrone. Minacce di un uomo che illegittimamente si arroga del titolo di presidente. Minacce e intimidazioni di un uomo dalle mani grondanti sangue. Ma Lei, il Papa, ha taciuto.

Mesi fa l'UNESCO ha decretato che tutti i luoghi santi del Popolo ebraico dovranno essere chiamati con nomi arabi, depredando così gli ebrei della loro cultura e della loro tradizione millenaria. Il Monte del Tempio, il Muro del Pianto (Kotel), le Tombe dei patriarchi e Matriarche, la Tomba di Rachele, la Tomba di Giuseppe, tutti i nostri luoghi sacri, luoghi non solo di fede ma di storia, 4000 anni di storia ebraica, sono stati cancellati. Preludio alla cancellazione di Israele. Lei, Papa Francesco, non ha detto una sola parola in difesa delle tradizioni ebraiche e dei diritti degli ebrei di andare a pregare nei luoghi che parlano della loro spiritualità e della loro storia. Se un ebreo riesce a salire sul Monte del Tempio, il sito più sacro in assoluto, non può avere nessun testo sacro nè deve muovere le labbra, pena l'arresto immediato, se non peggio, tiri di pietre e violenza fisica. Sarebbe come impedire la preghiera ai fedeli cristiani in San Pietro.

Le sembra giusto Papa Francesco? Eppure Lei non ha mai proferito verbo, Lei non ha mai sprecato una sola parola in difesa del diritto degli ebrei. Lei, capo della Cristianità, una delle personalità più importanti, se non la più importante del mondo, ha permesso che la prepotenza, la dittatura, l'intolleranza e la prevaricazione palestinese avessero la meglio su giustizia, democrazia e libertà di culto. Lei ha permesso che la storia del popolo più perseguitato della terra venisse letteralmente stuprata togliendo volutamente ad ogni ebreo le proprie radici. Senza radici non esiste popolo, questo è l'obiettivo di chi vuole eliminarci.

E' mai possibile, Papa Francesco, che il male della Chiesa che poi è il male del mondo, l'antisemitismo, sia ancora così vivo al punto da voler distruggere Israele a 75 anni dal tentativo quasi riuscito con la Shoah di eliminare il popolo ebraico dalla faccia della terra. Come Lei saprà, il Vaticano si è sempre rifiutato di riconoscere l'esistenza di Israele, per 45 anni, a partire dal 1948. Il riconoscimento è arrivato, grazie a Giovanni Paolo II, solamente dopo gli accordi di Oslo.

Israele è, dal giorno della sua sua fondazione, uno stato sovrano, una democrazia, una nazione eletta con i voti delle Nazioni Unite, quando erano ancora un'istituzione democratica, più legittimo di così, eppure niente da fare, il Vaticano aveva Nunzi apostolici nelle teocrazie più terribili, nelle dittature più feroci mentre Israele non ne aveva il diritto. Una vergogna, ne conviene Papa Francesco? Eppure a fronte di tanta difficoltà ad accettare l'esistenza di un Paese democraticamente eletto, a fronte di tanta vergognosa ostilità, ecco la sollecitudine di aprire in Vaticano l'ambasciata di un paese che non esiste, di una nazione che mai è esistita nella storia del mondo, di un paese che, se esisterà in futuro, sarà una dittatura feroce e belligerante. Queste sono le ingiustizie che non è possibile accettare anche perchè vanno sommate a una lunga storia di persecuzioni e massacri di un popolo innocente che non chiedeva altro che di vivere tranquillo professando la propria fede, in silenzio, stando ben attenti a non disturbare. Un popolo che non si è mai ribellato ai soprusi. E' mai possibile continuare a perseguitarci senza il pur minimo senso di colpa, senza vergogna?

Ieri, domenica, si è aperta a Parigi la conferenza per "la pace tra Israele e palestinesi". Sappiamo come finirà, i 70 paesi presenti, memori anche degli abbracci del Papa al sedicente presidente palestinese e dell'inaugurazione in Vaticano di un' ambasciata che rappresenta il paese che non c'è e un popolo inventato, metteranno Israele contro il muro, pronto per la fucilazione. E' tragico, la Shoà ha ammazzato 6 milioni di ebrei e, in Israele, dopo 75 anni, ve ne sono altri 6 da eliminare, complice il mondo intero, Vaticano compreso, esattamente come la volta scorsa quando Pio XII di fronte alla deportazione degli ebrei di Roma, si è voltato dall'altra parte. La storia si ripete, Papa Francesco, con tutti i suoi orrori, le sue terribili ingiustizie, la forza diabolica dei cattivi. Il 27 gennaio questo mondo ipocrita piangerà per il Popolo ebraico assassinato dal nazismo, io spero che Lei, Papa Bergoglio, dopo aver abbracciato con tanto affetto colui che auspica un secondo Olocausto, si astenga, come dovrebbero fare molti altri capi di stato, dal commemorare gli ebrei morti dal momento che non fate altro che offendere, minacciare, umiliare, desiderare la morte degli ebrei vivi in Israele. Le ricordo le due parole che noi ripetiamo spesso con molta decisione "MAI PIU'". E mai più sarà, Papa Bergoglio. I miei ossequi.

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Deborah Fait
"Gerusalemme, capitale di Israele, unica e indivisibile"
"Non si chiama Cisgiordania, si chiama Giudea e Samaria"


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