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Deborah Fait
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La primavera israeliana 24/01/2013

La primavera israeliana
di Deborah Fait


Deborah Fait

Vedete amici, cosi’ si fanno le primavera politiche nei paesi democratici.

Si esce di casa, tutta la famiglia, con i bambini per mano e ogni famiglia israeliana ne ha almeno tre, si va verso la scuola designata, coperta di bandiere biancoazzurre e delle fotografie dei candidati,  davanti alle scuole banchetti di ragazzi caciaroni che, bevendo aranciate e Coca Cola,  distribuiscono le foto dei loro beniamini,  gli  ultimi inviti:  “Vota Bibi, vota Yair, Vota Shelli...”.

Si lasciano i bambini schiamazzare nei corridoi ( nessuno in Israele dice mai a un bambino di star “buono”...a volte anche...purtroppo ), si entra nel seggio , si vota, si esce, (dopo aver votato mi sono soffermata a guardare e tutti uscivano dai seggi sorridendo  soddisfatti,  chiamando  i figli a raccolta) poi , prima di darsi alla pazza gioia del giorno di festa, un ultimo dovere civico e umano:   chi vuole da la propria adesione a altri  ragazzi, questi piu’ seri,  che  chiedono di firmare per la donazione degli organi.

Infine,  sempre parlando ad altissima voce come e’ d’uso da queste parti, si va per le strade , ci  si siede ai caffe’, ai bar, ci si ferma ad ascoltare le orchestrine Klezmer, fatte anche di soli due musicisti,  agli angoli delle strade, si riempiono  i centri commerciali dove ogni negozio o bar e’ preso d’assalto.

Dopo essersi rifocillati,  tutti in macchina  per raggiungere le spiagge e  i prati dando vita ai famosi, mitici,  pic nic israeliani che finiscono a sera inoltrata.

Alla fine della giornata , satolli e stanchi,  si torna a casa per guardare i risultati  delle votazioni senza perdere, nell’attesa degli exit pol, il famoso e dissacrante programma satirico Israel Nehederet,  letteralmente scatenato a prendere, anche pesantemente,  in giro tutti i politici .

Questa e’ la primavera israeliana, il voto, l’allegria, la gioia di vivere, il senso di responsabilita’ che si vede dall’affluenza alle urne, il desiderio di rinnovarsi e di cambiare, di far posto ai giovani.

Questa e’ la primavera di un paese democratico, giovane che, pieno di speranza,  anela alla felicita’ e a vivere in pace.

Non le piazze Tahrir, non l’oscurita’ della morte violenta, non gli assassinii, non gli stupri di donne,  non le impalate di ambasciatori o lo squoiamento del dittatore di turno.

Quelle che i media di tutto il mondo , da due anni,  nel modo piu’ bovinamente  idiota , si ostinano ai chiamare “primavere arabe” non sono altro che barbarie, violenza,  incivilta’. 

Detto questo veniamo al risultato delle elezioni. Google in questi giorni e’ letteralmente  intasato da migliaia di ricerche “Yair Lapid, Who?”, nessuno sa chi sia questo giovane sconosciuto che, appena apparso all’orizzonte politico, ha fatto man bassa di voti. Tutti, fuori da Israele,  si chiedono “ma chi e’ sto Yair Lapid?”.

Innazitutto vi invito a pronunciare bene il suo nome, si dice Yair, come si legge, I-A-I-R,  lo sottolineo perche’ in questi giorni l’ho sentito chiamare in tutti i modi dai giornalisti televisivi italiani: Aiaer, Giair ecc.

Imparate a dirlo e a conoscerlo perche’, se non si fa fregare da se stesso o da altri, potrebbe diventare il prossimo Primo Ministro di Israele.

Bibi Netanyahu, grazie al rinnovamento voluto dagli israeliani,  ha perso molti seggi ma restera’ premier e si parla molto concretamente di  una coalizione con Yair (Lapid) e con Naftali (Bennet), quindi una vecchia volpe  alleata a due giovani rampanti intelligenti, attivi e combattivi e, almeno uno dei due, decisamente  bello e affascinante, cosa che non guasta.

Questa coalizione potrebbe avere 62 seggi , quindi piccola ma forte, decisa,  nuova , piena di giovani attivi, di donne attivissime, una coalizione che potrebbe lavorare molto bene per il Paese.

Certamente queste sono tutte speculazioni, aspettiamo ancora il voto dei soldati che arrivera’ giovedi e poi proseguiranno le consultazioni. 

Questa e’ Israele, amici, un paese dove, al di la’ dei risultati,  si va a votare in festa, quasi fosse la Giornata  dell’Indipendenza, e con coscienza, consapevoli dell’importanza del voto.

Forse e’ simbolico che la giornata delle votazioni sia caduta pochi giorni prima del 26 gennaio, Tu Bi Shvat, la Festa degli Alberi quando milioni di persone, bambini in testa, si  sguinzaglieranno per il paese per  piantare migliaia di alberi.

Rinnovamento e vita. Rinnovamento della vita e della natura.

E’ un simbolo anche Il giorno successivo, il 27 gennaio, quando  piangeremo i nostri Sei Milioni con la certezza e il rimpianto  che il genocidio non sarebbe avvenuto  se fosse esistito Israele.

Come sempre nella storia del popolo ebraico si mescolano gioia e disperazione,  felicita’ e tragedia,  tenebra e luce, paura e SPERANZA.

Buona primavera, Israele, unica luce in questo mare di oscurita’mediorientale.


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