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Michelle Mazel
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Gli opportunisti 26/06/2017
Gli opportunisti
Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)

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La Porta di Damasco, a Gerusalemme

Venerdì 16 giugno a Gerusalemme, alla Porta di Damasco, dopo alcune settimane di calma, tre palestinesi venuti da fuori, attaccano con armi da fuoco e coltelli una pattuglia dell’IDF. La risposta è rapida e vengono uccisi tutti e tre; ma uno di loro è comunque riuscito a pugnalare a morte Hadas Malka, una poliziotta di 23 anni. Un’operazione terroristica a cui purtroppo Gerusalemme è abituata. Ma chi avrebbe mai potuto immaginare che ci sarebbe stata una tale calca per attribuirsi la responsabilità dell’assassinio della giovane agente? Dimenticando per un istante i loro insuccessi a Mosul in Iraq e a Raqqa in Siria, i terroristi dell’autoproclamato Stato Islamico pubblicano un comunicato in cui con toni trionfalistici inneggiano alla gloria del “leone del califfato” per questo gesto grandioso e ne promettono altri. Queste dichiarazioni suscitano l’ira di Hamas a Gaza che dichiara apertamente che è stato uno dei suoi uomini a realizzare quest’impresa con l’aiuto di due membri del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Non è così, insorge questa organizzazione, accusata di terrorismo da Stati Uniti, Canada, Australia e Unione Europea: sono nostri i martiri che hanno perpetrato quest’azione con un coraggio senza pari.

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Abu Mazen

Colto di sorpresa, il Movimento di Fatah guidato da Abu Mazen, che è anche il Presidente dell’Autorità palestinese, respinge con altrettanta fermezza le versioni. Lui condanna l’omicidio a sangue freddo dei tre “adolescenti” da parte delle forze d’occupazione e richiede per l’ennesima volta una protezione internazionale “per l’innocente popolo palestinese”. Un’affermazione a cui sembrava fare eco la BBC che titolava “Tre palestinesi uccisi dopo un attacco mortale con coltello” prima di essere stata costretta a postare una rettifica e a scusarsi. La maggior parte dei media occidentali si sono accontentati di riportare i fatti senza commentarli. Ma sarebbe questo l’effetto Trump? Nikolay Mladenov, il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per il Medio Oriente, ha condannato con fermezza non solo l’attentato ma addirittura la rivendicazione di Hamas, dichiarandosi sconvolto nel vedere che un tale atto potesse essere definito eroico. La Francia, tramite il Ministero degli Esteri, ha pubblicato un comunicato in cui ogni parola è soppesata: “La Francia condanna con la massima fermezza l’odioso attentato perpetrato venerdì sera a Gerusalemme, che è costato la vita ad una persona. Noi presentiamo le nostre più sincere condoglianze ai famigliari della vittima.”

Chi è il responsabile dell’attentato? Chi è la vittima? Top secret. Ma per sentire le condanne più sincere, senza dubbio le più eloquenti, bisogna andare nella Città Vecchia di Gerusalemme e ascoltare le lamentele dei commercianti. Per la maggior parte sono appena sussurrate, è ovvio, ma alcuni non hanno esitato a rilasciare commenti davanti alle telecamere della TV israeliana. Durante il mese di Ramadan fino ad allora c’era stato un afflusso straordinario e pure la settimana successiva prometteva bene. L’attentato ha interrotto questo gioioso pullulare di gente, e ora il suk è deserto.

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Michelle Mazel è una scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron”. Le sue recensioni sono pubblicate sull’edizione settimanale in lingua francese del Jerusalem Post


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