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Michelle Mazel
Come la penso
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E’ il momento dei giudici 12/03/2017
 

E’ il momento dei giudici
Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)

 http://www.jpost.com/Edition-Francaise/Politique/Le-temps-des-juges-483958

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Israele, Corte Suprema, con Presidente dello Stato e Premier
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Italia, la Corte Costituzionale

Venti di burrasca soffiano in tutto il mondo. Libera dalla benda e dalla bilancia, la giustizia scende nelle strade. La giustizia, o meglio chi la rappresenta in terra, i giudici. Re e Presidenti, prelati di ogni confessione, vertici dell’esercito e della polizia o semplici cittadini, nessuno è al riparo dal loro braccio vendicatore. Ancor meno i politici. Quanti candidati a funzioni apicali negli ultimi anni, hanno visto minacciate le loro elezioni per questa o quell’inchiesta, già annunciata ma non ancora avviata e che poi, spesso, non è nemmeno mai stata iniziata. Se il portare la candidata democratica degli Stati Uniti davanti alla giustizia per crimini reali o fittizi non fosse stato di pubblico dominio, avrebbe potuto vincere le elezioni? Non lo sapremo mai. Di certo oggi non c’è alcun processo nei suoi confronti. In Francia, molti si stupiscono del ruolo sempre più ampio che rivestono i giudici durante la campagna presidenziale. In Israele, non molto tempo fa, uno dopo l’altro i candidati alla Presidenza dello Stato hanno dovuto rinunciarvi per l’apertura di un’inchiesta, ma una soltanto si è conclusa con una condanna. Ma c’è dell’altro. Sappiamo benissimo che la separazione dei poteri - legislativo, esecutivo e giudiziario - costituisce la pietra miliare delle democrazie occidentali. Sembra tuttavia che col passare del tempo questa pietra subisca l’effetto dell’erosione. In nome di questa stessa democrazia, da una parte all’altra dell’Atlantico, i giudici oggi invalidano senza scrupolo alcuno, le leggi promulgate da dei parlamenti eletti e delle decisioni prese da governi che hanno ottenuto la fiducia dai loro parlamenti e questo in base al fatto che le une e le altre, sarebbero contrarie alla legge o alla costituzione. E’ uno strano fenomeno, tanto più che la nomina dei giudici varia notevolmente da un Paese all’altro. Designati dal potere, cooptati dai loro pari o provenienti da alcuni settori della magistratura, la loro missione è comunque la stessa dappertutto: sancire il diritto e far applicare la legge. Problema: il mondo cambia più in fretta delle costituzioni e le leggi votate in precedenza talvolta non corrispondono più alla nuova realtà. I giudici dunque spesso sono ridotti a esaminare qual’era stata l’intenzione del legislatore, il che equivale a cercare d’interpretare i testi. E le loro interpretazioni potrebbero essere naturalmente influenzate dalle loro personali convinzioni. E che dire poi delle decisioni che non sono state prese all’unanimità? Negli USA il diritto all’aborto era stato riconosciuto come un diritto fondamentale dal voto di sette giudici della Corte Suprema contro due. Gli uni e gli altri , tutti giudici esperti, avevano sviluppato una solida argomentazione basata su diversi emendamenti alla costituzione. Ci si potrebbe domandare: “Chi giudicherà i giudici?” oppure dovremmo rifarci al vecchio aforisma in passato evocato da Cicerone: “Summum jus, summa injuria” - sommo diritto, somma ingiustizia.

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Michelle Mazel

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