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Michelle Mazel
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Quando la notizia è falsa: istruzioni per l’uso 28/02/2017
 

Quando la notizia è falsa: istruzioni per l’uso
Commento di Michelle Mazel

(Traduzione dal francese di Yehudit Weisz)

http://www.jpost.com/Edition-Francaise/Social-Eco/Fausse-nouvelle-mode-demploi-482631

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E’ un fenomeno di moda da una parte e dall’altra dell’Atlantico, ma di cosa si tratta in realtà? Di un’informazione erronea o di un’inesattezza? Mark Twain, dopo aver “scoperto” di essere morto leggendolo su un giornale, replicò immediatamente che la notizia era prematura. A priori l’informazione si basava su un malinteso.
Succede anche oggi. In seguito ad una bufala discutibile, Avraham Burg, allora Presidente della Knesset, un giorno durante una seduta, non aveva forse annunciato la morte del Ministro Ammon Rubinstein - che era, e lo è tuttora, vivo e vegeto, - e invitato i deputati ad osservare un minuto di silenzio? Una scena che il Ministro, ricoverato per un’affezione benigna, poté vedere in televisione direttamente dal suo letto d’ospedale.

Cosa diversa è la moderna falsa notizia. Spesso è un atto intenzionale e malevolo, e può manifestarsi in due modi. E’ falsa informazione perché costruita apposta per nuocere: nell’era di Internet e dei social network può diffondersi in modo virale. In genere verrà accolta come vera da chi, per motivi ideologici, la condivide. Per coloro che invece hanno dei dubbi, la ricerca della verità non è facile. Si spiega così la comparsa di siti Internet che hanno proprio questo compito.
Tra i siti con maggiore esperienza vanno ricordati urbanlegends.com e snopes.com . In Francia il giornale Le Monde ha raccolto la sfida e ha creato Les décodeurs che offrono “accertamenti dei fatti, le spiegazioni e il contesto legato all’attualità del momento, come viene raccontato in rete.”
Ed è così che qualche giorno fa hanno esaminato la presunta lettera di Jean d’Ormesson alla Ministra dell’Educazione nazionale, Madame Najat Vallaud-Belkacem. Dal titolo “Se tu sapessi, Najat”, un testo decisamente pesante, è stato postato decine di migliaia di volte su Facebook ed ha suscitato commenti vendicativi. I “Décodeurs” sono riusciti a dimostrare che si trattava di un falso e come prova a sostegno, ne hanno rivelato l’origine. Purtroppo non è sicuro che tutti quelli che hanno approvato e condiviso il testo abbiano letto il rapporto del giornale; inoltre, non tutti gli internauti conoscono questi siti specializzati, che non saranno certamente in grado di disvelare tutte le false voci, nonostante facciano tutto il possibile per analizzare quelle più diffuse.
Se ne deduce che più la notizia è sensazionale più diventa importante effettuare un controllo prima che venga condivisa.

Ma esiste un altro genere di falsa notizia, molto più insidiosa. Si tratta di riportare un fatto di per sé esatto, omettendo però il contesto che potrebbe aiutare a chiarirlo. Per esempio riferire di un incontro politico dando eccessiva importanza all’espulsione indelicata di un avversario, senza menzionare che il candidato aveva parlato di fronte ad una sala entusiasta o ricordato quel che aveva detto. Come, tornando alle cronache più vicine a noi, titolare “Palestinese ucciso dall’esercito israeliano” senza precisare che, lui, a colpi di coltello, aveva appena ferito gravemente una persona.

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Michelle Mazel

www.jerusalemonline.com
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