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La minaccia arriva dal nord: Hezbollah ai confini d'Israele con le armi dell'Iran (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
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Parla Bassem Eid, attivista palestinese per i diritti umani, quelli veri (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello - per chi ha difficoltà di lettura dei sottotitoli, cliccare su Youtube in basso a destra)
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Michelle Mazel
Come la penso
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Il terrorismo è un business redditizio 21/02/2017
Il terrorismo è un business redditizio
Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)

http://www.jpost.com/Edition-Francaise/Moyen-Orient/Le-terrorisme-une-affaire-rentable-481992

 

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Terroristi di Hamas

Gli autori degli attacchi hanno molti benefici finanziari pagati dall’Autorità Palestinese e Il terrorismo palestinese ha vasti consensi sulla stampa. Per una parte dell’opinione pubblica occidentale, i palestinesi che colpiscono in modo indiscriminato i civili israeliani, sono degli eroi. Dopo ogni attacco, i media spesso evidenziano la frustrazione e la disperazione che spingono “giovani” coraggiosi a fare qualcosa. Quindi è ispirandosi ai sentimenti più nobili e rivendicando un Dio Onnipotente che loro attaccano a caso uomini, donne, anziani e bambini. A volte vengono messi a confronto con gli eroi della resistenza francese o di altri Paesi, pronti a morire per combattere l’oppressore.

Un’analogia decisamente scandalosa. Perché un mondo separa i patrioti dai terroristi. I primi non attaccavano donne e bambini; sapevano anche che in caso di cattura, li avrebbero attesi la tortura, la deportazione e la morte. Un destino terribile, a cui talvolta erano esposte anche le loro famiglie. Il terrorista palestinese invece, una volta catturato, se ferito ha diritto alle cure mediche più avanzate; condannato, si troverà con dei compagni in carceri dove potrà seguire la televisione, studiare e aver diritto alle visite dei famigliari. Potrà anche migliorare la sua vita quotidiana attraverso lo spaccio alimentare interno, perché ne ha i mezzi: l’Autorità Palestinese ha approvato una legge speciale per determinare i “benefici” da fornire ai suoi “martiri”. Viene loro pagato uno stipendio mensile a seconda della durata della pena; più questa è lunga, più alta è la paga. Dato che di solito la sentenza è inflitta in funzione della gravità degli atti commessi, ne consegue che i salari crescono di pari passo con la mostruosità del delitto.

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Dato il numero di terroristi in carcere, il loro finanziamenti è una voce che pesa sul bilancio dell’ANP. Per fortuna, l’aiuto fornito dai Paesi occidentali, così generosi, e dal rispettabile numero di organizzazioni non governative, è sempre disponibile per integrare quel bilancio. Ovviamente, in queste condizioni è difficile finanziare anche ospedali o sviluppare le infrastrutture locali, ma per l’Autorità Palestinese c'è una questione prioritaria, vale a dire l’impegno di aiutare direttamente le famiglie dei cindannati. Avere un marito, un figlio o un fratello in carcere, diventa quindi un reddito garantito, senza contare che il prigioniero dà alla sua famiglia una parte del suo stipendio – sapendo poi che un’altra legge impone alle autorità di trovargli un posto di lavoro o garantirgli una pensione al momento della sua liberazione. Se si pensa che nel 2016 il reddito mensile di questi carcerati è stato cinque volte il salario degli operai nell’ANP, ci si potrebbe domandare se , qualche volta, uno o una “giovane”, constatando la miseria in cui vivono i suoi famigliari, non abbia deciso di sacrificarsi per loro e commettere un atto terroristico, non in nome di un ideale, ma semplicemente per migliorare la vita quotidiana dei suoi parenti. Va da sé che, se l’ “eroe” o l’ “eroina” muore sotto le pallottole dei soldati israeliani, i suoi parenti in lutto beneficeranno di una rendita a vita.

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Michelle Mazel


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90
www.jerusalemonline.com
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