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Angelo Pezzana
Israele/Analisi
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La risoluzione Unesco non è antisemita 11/07/2017
La risoluzione Unesco non è antisemita
Lettera da Gerusalemme, di Angelo Pezzana

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Una delle unità di misura per valutare il grado di democrazia di un paese è la libertà in cui può esprimersi la libertà di stampa, tutta, in modo particolare quella di opposizione. Purtroppo sono in pochi a considerare Israele da questo punto di vista, altrimenti gran parte delle accuse che le vengono rivolte crollerebbe. Uno di questi esempi è il quotidiano Haaretz, che non è soltanto una voce dell’opposizione, ma un vero fronte politico paragonabile a un partito. Non è contro questo o quel governo in base a una politica che non condivide, questo non farebbe nemmeno notizia.

Haartez è contro questa Israele, l’Israele di sempre, ‘appesantita dal carico di responsabilità nei confronti dei palestinesi che non ha mai voluto riconoscere’. Ne vorrebbe un’altra, in grado di trasformare la realtà interna e circostante, capovolgendola. La guerra diventa pace, il terrorismo un dialogo civile, l’Autorità palestinese un vicino casa amabile, Hamas un Cantone svizzero. Secondo Haaretz, se questa non è la realtà, il responsabile è uno solo: Israele. Un esempio: Hebron e il caso Unesco. Su Haaretz è uscito un editoriale a firma di Odeh Bisharat, un intellettuale musulmano che vive in Galilea, collaboratore abituale del giornale, amico di tutti coloro che di Israele sono nemici, ultimi nella lista Bernie Sanders e Jeremy Corbyn.


Le Tombe dei Patriarchi a Hebron

“La risoluzione Unesco non è antisemita”, il titolo del pezzo. Perché? Perché il nome Hebron è quello datogli dagli ebrei, poco importa se è avvenuto 3000 anni fa, quello vero è Al-Khalil, così come la Tomba dei Patriarchi si deve chiamare Moschea Ibrahimi. Con una sostituzione dei nomi viene cancellata la Storia. In che modo? Ma è semplice, visto che “il mondo” –come scrive Bisharat- “riconosce lo Stato di Palestina” allora Hebron non è più in Israele. Ecco perché il trasferimento dei nomi e della proprietà. Da qui a giungere al rifiuto di riconoscere in Israele lo Stato del popolo ebraico il passo è breve. Il fatto più grave non è il Bisharat-pensiero, ma la condivisione dei suoi deliri di quella parte –molto minoritaria,per fortuna- di chi legge Haaretz, condividendo in toto le analisi politiche. È un vero peccato, perché il quotidiano della famiglia Shocken è professionalmente molto interessante, se venisse scritto in arabo e stampato a Ramallah invece che a Tel Aviv, potrebbe persino essere un segnale positivo di una certa volontà da parte palestinese di passare dal terrorismo alle parole.


Angelo Pezzana


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