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Manfred Gerstenfeld
Israele, ebrei & il mondo
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Dall’elenco dell’antisemitismo 2016 sono scomparsi gli ebrei 19/12/2016

Dall’elenco dell’antisemitismo 2016 sono scomparsi gli ebrei
Commento di Manfred Gerstenfeld

(Traduzione di Angelo Pezzana)

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Sono anni che il Simon Wiesenthal Center pubblica un elenco degli atti di antisemitismo più rilevanti. Il primo elenco, di due pagine, uscì nel 2010. L’anno scorso erano diventate sei. Quest’anno ci sono due novità: in maggio è stata accettata la definizione di antisemitismo, voluta da “ International Shoah Remembrance Alliance” (IHRA), approvata da 31 stati democratici.
La seconda è il fatto che gli ebrei non vengono nemmeno nominati, una assenza che definisce antisemita l’elenco, dato che non viene citata la risoluzione dell’Unesco che classifica il Monte del Tempio come Al.Haram Al.Sharif/Moschea Al-Aqsa, cancellandone l’identità ebraica e quindi anche cristiana dalla storia di Gerusalemme.

Quest’anno I compilatori dell’elenco del Simon Wiesenthal Center avrebbero avuto difficoltà, visti tutti gli episodi di antisemitismo tra cui scegliere.
Qualche consiglio può essere utile. Il movimento Black Lives Matter (BLM) dovrebbe essere il primo della lista, dato che afferma che Israele è uno “stato di apartheid” che persegue il genocidio dei palestinesi.
Un altro da inserire nell’elenco è Jeremy Corbin, il leader dell’estrema sinistra del partito laburista inglese. Sotto la sua guida l’antisemitismo è cresciuto nel partito in maniera virulenta. Corbyn ha chiamato suoi amici Hamas e Hezbollah, rifiutando per mesi di prendere le distanze da quanto aveva detto, solo alla fine l’ha fatto ma in modo irrilevante.
Corbyn aveva nominato suo responsabile strategico Seumas Milne, un affiliato di Hamas. Affidò una posizione importante nel partito a Ken Livingstone, noto antisemita e diffusore di menzogne; venne poi sospeso quando sostenne che Hitler era un sostenitore del sionismo.
Quando l’antisemitismo nel partito fu chiaro, ordinò una indagine, che però produsse un rapporto del tutto inattendibile.

Le affermazioni non entrano nella definizione IHRA, ad es. l’antisemitismo contro Israele, è troppo precisa e dovrebbe essere completata una definizione più dettagliata su questo tipo di antisemitismo.
Ci sono altri candidati inglesi. Uno è Malia Bouattia, la presidente dell’Unione Nazionale degli Studenti. Il Comitato degli Affari Interni la condannò per aver definito l’Università di Birmingham un “covo di sionisti”. Lo stesso Comitato disse anche che la National Union of Students (NUS) non aveva seriamente impedito il diffondersi di una cultura antisemita nei campus.
Il Simon Wiesenthal deve poi decidersi se includere nel loro elenco coloro che diffondono con regolarità menzogne antisemite. Una è la baronessa Tonge, quest’anno ha detto che la causa della crescita del jihadismo e dello stato islamico dipende da come Israele considera i palestinesi, ospitando nella Camera dei Lord una manifestazione dove gli ebrei erano da incolpare per la Shoah e il governo inglese avrebbe dovuto scusarsi per La Dichiarazione Balfour del 1917.

Il mondo islamico è il primo produttore di antisemiti recidivi. Uno di questi è il presidente turko Tayyip Recep Erdogan. Una dichiarazione del 2016 lo qualifica
“ Non approvo ciò che fece Hitler, ma non approvo nemmeno ciò che fa Israele”, riportato dalla agenzia AFP. “ Quando ci sono così tante persone a morire è inappropriato chiedersi chi è il più colpevole”.

Per quanto concerne l’antisemitismo ungherese, almeno un nome deve apparire nell’elenco. Quello del governo, che premia il giornalista antisemita Zsolt Bayer di Magyar Hirlap e collaboratore del partito conservatore Fidesz con la “Middle Cross Ungherese”, la terza medaglia in ordine di importanza del governo.
Nessun elenco annuale di diffamazioni antisemite è completo senza l’inclusione del focolaio di ipocrisie di provenienza scandinava, Norvegia e Svezia.
Trondheim, la terza città norvegese, è oggi in gara per essere nominata la capitale della versione anti-Israele dell’antisemitismo, avendo votato il boicottaggio dei prodotti provenienti dai territori contesi.
Mi è stato riferito che la Ministra degli Esteri svedese Margot Wallstrom è risuscita a mala pena a sfuggire dall' essere inclusa nell’elenco dello scorso anno. Quest’anno dovrebbe assolutamente esserci per i suoi commenti che richiedevano una indagine per vedere se Israele è colpevole di omicidi illegali di palestinesi durante le ultime violenze terroristiche.
Yair Lapid, il leader del partito isareliano Yesh Atid, l’ha esplicitamente chiamata antisemita durante una manifestazione a Stoccolma.

Anche il BDS è un fenomeno che ogni anno manifesta il proprio antisemitismo. Settanta ebrei hanno scritto una lettera alla New York Book Review chiedendo il boicottaggio di tutti i prodotti provenienti dai territori e il ritiro degli investimenti in Israele. Starebbero a loro agio nell’elenco dei candidati BDS per via del loro ‘doppio standard’, un elemento centrale dell’antisemitismo. Questi esempi posso essere utili a chi compila l’elenco del Simon Wiesenthal Center.
L’unico problema è rappresentato dal fatto che contiene solo una piccola parte di quanti meriterebbero di esserne inclusi.

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Manfred Gerstenfeld è stato presidente per 12 anni del Consiglio di Amministrazione del Jerusalem Center for Public Affairs. Collabora con Informazione Corretta. E' appena uscito il suo nuovo libro "The war of a million cuts" (in inglese). E' una analisi di come ebrei e Israele sono delegittimati e come farvi fronte, recensita alla pagina http://jcpa.org/book/the-war-of-a-million-cuts-the-struggle-against-the-delegitimization-of-israel-and-the-jews-and-the-growth-of-new-anti-semitism/

www.jerusalemonline.com
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