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Giovanni Quer
Israele: diritto e società
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La legalizzazione degli outpost in Giudea e Samaria e la legge sui muezzin: una politica pericolosa 12/12/2016
La legalizzazione degli outpost in Giudea e Samaria e la legge sui muezzin: una politica pericolosa
Analisi di Giovanni Quer

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L'insediamento di Amona

La legge regolatrice che condonerebbe le costruzioni illegali negli insediamenti (hoq hahasdara) ha passato la prima votazione alla Knesset. A un mese dalla fine del mandato Obama, la cui politica sui territori contesi è nettamente contro Israele, un simile passo potrebbe provocare l'astensione degli Stati Uniti nella prossima votazione al Consiglio di Sicurezza sugli insediamenti. In una rincorsa alle leggi dalla politica controversa, Netanyahu intende avanzare la legge contro i muezzin per riprendere potere sulla coalizione dopo che era finito in minoranza sulla crisi degli insediamenti, iniziata con l'evacuazione di Amona.

L'outpost illegale Amona è stato costruito nel 1995 da un gruppo di abitanti del vicino insediamento di Ofra. La Corte Suprema lo ha definito illegale perché costruito su terre di proprietà palestinese e ne ha ordinato l'evacuazione nel 2014, dando al governo due anni per organizzarne lo smantellamento. Mentre le forze di sicurezza si stanno preparando per l'evacuazione e molti attivisti sono confluiti su Amona per renderne più difficile lo smantellamento, un gruppo di ministri di Jewish Home (Habayt Hayehudi) e del Likud hanno presentato una proposta di legge che funzionerebbe da mega condono per gli insediamenti illegali in Giudea e Samaria - ossia quegli outpost costituitisi prevalentemente dopo gli Accordi di Oslo e su terreni di proprietà palestinese. Lo stesso varrebbe per quelle abitazioni che pur in insediamenti riconosciuti legali dallo Stato sono state costruite su terreni di proprietà palestinese.

La Corte Suprema regola costantemente dispute riguardanti la proprietà dei terreni, non sempre semplici e facilmente politicizzate perché i titoli di proprietà sono spesso incerti, e si rifanno a regolamentazioni ottomane quando ancora vigeva un sistema feudale, o giordane, senza reale certezza della proprietà. La legalizzazione degli insediamenti prevede una sorta di maxi-condono: le terre di proprietà palestinese su cui sono stati costruiti outpost o abitazioni in insediamenti verrebbero dichiarate di proprietà israeliane con un risarcimento del 125% del valore o altri terreni in cambio - secondo la scelta del confiscato. L'Attorney General (Procuratore Generale e Avvocato di Stato) ha espresso dubbi sul contenuto della legge, che potrebbe non essere in grado di difendere una volta impugnata per incostituzionalità di fronte alla Corte Suprema.

La pressione politica su Obama perché si astenga da imporre il consueto veto americano sulle risoluzioni anti-israeliane proposte al Consiglio di Sicurezza fa leva non solo su questa proposta, ma anche sulla legge sui muezzin. Già nel 2014 il partito Israel Beitenu (dal prevalente elettorato russo) aveva tentato senza successo di avanzare una legislazione contro i muezzin. Questa volta Netanyahu ha appoggiato la legislazione anche per rifarsi della crisi tra i membri della coalizione su Amona. Il testo finale della legge prevede il divieto di usare gli altoparlanti per chiamare alla preghiera dalla 23 alle 7 e la diminuzione del volume in certe occasioni. La legge è stata condannata dal leader della coalizione araba Eyman Odeh, che ha sottolineato come il problema si possa risolvere con la legge sull'inquinamento acustico senza dover fare delle moschee un problema specifico. Il governo sostiene che molti cittadini dalla Galilea a Gerusalemme si siano in passato lamentati dei muezzin, rifacendosi anche alla legislazione di molti stati europei che vietano i minareti o ne regolano l'altezza (come anche l'Egitto e in alcune aree l'Arabia Saudita).

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La Corte Suprema israeliana

Il Presidente Rivlin ha invitato alla fine di novembre rappresentanti della comunità musulmana per discutere della questione. Il presidente delle corti sharitiche (tribunali islamici), Abd al-Hakim Samara, ha invitato a regolare la questione con accordi tra il governo e la comunità islamica, senza ricorrere alla legge. Alcuni commentatori hanno osservato che la recente legislazione ha un potenziale effetto boomerang su Israele, nel clima generale di ostilità verso lo Stato ebraico.

La questione dei minareti sarebbe secondo certi un chiaro attacco contro la comunità islamica - finora non si è parlato di ridurre il suono delle campane delle chiese. Inoltre, l'iniziativa di legalizzare gli outpost potrebbe dare il via a una serie di atti internazionali contro Israele. Considerati illegali dalla comunità internazionale, gli insediamenti sono divenuti nella comune visione del conflitto, il principale ostacolo per la pace. Da territori contesi tra le parti in attesa di un accordo, sono divenuti l'essenza del presunto espansionismo israeliano. La convinzione che il loro smantellamento sia l'unica via per la pace si è ormai consolidata. Una simile legislazione porterebbe a intensificare la guerra diplomatica contro Israele, mentre per il ministro Naftali Bennett è il preludio a una nuova era, che sotto il favore politico di Trump darebbe più forza a Israele per azioni politiche ora percepite come impossibili.

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Giovanni Quer


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